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Oriente Occidente

Anche Oriente-Occidente, la più ricca e prestigiosa tra le rassegne trentine, cerca le sue strade per rinnovarsi. Già lo scorso anno, oltre il teatro-danza, il festival aveva cercato nuovi sviluppi in due direzioni a prima vista anomale: la gastronomia e la letteratura. Evidentemente, per non cadere nel minestrone o nella sagra paesana (peraltro) pretenziosa, il tutto veniva tenuto assieme dal discorso etno-geografico: alla danza brasiliana e giapponese venivano accostate le rispettive cucine e problematiche culturali.

"Quello che intendiamo indagare sono i linguaggi, che si esprimono in diversi settori, come appunto i cibi - ci dicono i direttori del festival Paolo Manfrini e Franco Cis - Il nostro pubblico ama non solo vedere, ma anche parlare, discutere, mangiare".

Questa linea verrà realizzata quest’anno attraverso una serie di incontri nella biblioteca del Mart con autori, scrittori e artisti, europei come iraniani o pakistani, sull’attuale quadro dei rapporti tra Oriente e Occidente. E a questo si accompagneranno le serate culinarie, nelle quali si cimenterà anche uno chef italiano, Antonello Colonna, "uno sperimentatore potenzialmente futurista" (Martinetti e Balla si dilettavano anche in ricette) attraverso un’attualizzazione (futurista?) di dieci piatti trentini (mangeremo canederli quadrati?), presentata in una cena-spettacolo, "Balla coi cuochi", ovviamente al Mart, con tanto di camerieri-danzatori.

Può essere una ricerca di nuovo senso per linguaggi (il cibo) non considerati tali; come pure potrà essere una trovata pacchiana; di sicuro sarà un successo di pubblico, lo si è già visto nella scorsa edizione.

Forse per non sbandare sugli effetti troppo facili, Oriente-Occidente si allarga anche in un’altra direzione, l’ampliamento dei confini; attraverso un gemellaggio con il Festival della Letteratura di Mantova (che invierà a Rovereto quattro autori per conferenze e incontri) e un decentramento/esportazione degli spettacoli: due appunto a Mantova (Teatro Bibiena e Piazza Sorbello), due a Verona (Teatro Nuovo e Piazza dei Signori) e uno a Trento (Teatro Sociale).

Questo allargamento è una risposta, in avanti, alla mancanza della sede classica del festival, il Teatro Zandonai in ristrutturazione, e quindi il centro della manifestazione sarà il Mart, con tutte le suggestioni della struttura. Però, visti anche gli inopinati problemi (il nuovissimo, costosissimo auditorium, con le poltroncine in pelle umana e aria condizionata individuale, costruito ex-novo all’interno di un edificio ciclopico, ha un’area-palco assolutamente inadeguata), visto tutto questo, Oriente-Occidente si proietta all’esterno: a Trento, Verona e Mantova, come abbiamo visto; ma anche nel centro-storico, teatro di uno spettacolo itinerante con performance di danzatori dentro le vetrine di otto negozi e due bar.

Per finire, la parte potenzialmente più produttiva. Partirà quest’anno, legato al Festival, un Centro Internazionale della Danza, che vuole essere momento di formazione e produzione. Tre artisti italiani inizieranno a lavorare ad agosto attorno a tre nuovi progetti (rispettivamente Michele Di Stefano al Teatro alla Cartiera, Ariella Vidach al Mart e Antonella Sini, con uno spettacolo che mescola danza e nuove tecnologie, in un capannone del Bic); a settembre durante il festival si potrà visitare il loro laboratorio, e alla fine verranno presentati i loro lavori sia pure in forma ancora provvisoria.

Programma ampio, come si vede, che ha potuto godere dei soliti non arcigni contributi pubblici, ma anche, e questa è una novità, di non secondarie sponsorizzazioni private.

Per le caratteristiche salienti degli spettacoli, vedi nel calendario.