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Il caso Santoro

Un'ordinanza del Tribunale giusta e sacrosanta: ma destinata, purtroppo, a rimanere lettera morta.

Può la RAI distogliere un giornalista televisivo dalla fascia oraria nella quale è solito andare in onda e cancellare il suo programma? No, ha risposto il Tribunale di Roma, sezione lavoro, con ordinanza 3 giugno 2003 recentemente pubblicata da alcune riviste giuridiche.

Si tratta del caso Santoro, che la RAI aveva senza motivo "sfrattato" ed estromesso dalle trasmissioni. Michele Santoro era ricorso al giudice del lavoro, chiedendo che venisse ordinato alla RAI di adibirlo alle mansioni di cui al contratto firmato il 14 aprile 1999, così come effettivamente svolte ed esercitate in concreto.

Il Tribunale ha accolto il ricorso ribadendo un noto principio: "L’atto col quale il datore di lavoro distoglie un giornalista televisivo dalla fascia oraria e dalla tipologia di programma che gli ha conferito notorietà e visibilità per il grande pubblico, in assenza di una valida ragione giustificatrice, costituisce una illegittima lesione della professionalità del lavoratore, e giustifica un provvedimento cautelare ex articolo 700 cpp di restituzione del giornalista alle mansioni precedentemente svolte".

Il Tribunale ha ritenuto che la valenza professionale di un’attività giornalistica, che si estrinseca nella realizzazione di programmi televisivi di approfondimento su temi di stretta attualità, è da individuarsi soprattutto in riferimento ai profili oggettivi che determinano la potenzialità comunicativa: entità dell’utenza abituale, collocazione oraria, durata, frequenza e continuità della trasmissione. Sono questi i fattori che valorizzano la capacità professionale del giornalista di confrontarsi con il compito di dare notizie, di farle capire e di spiegare i diversi punti di vista, e al tempo stesso di sollecitare, mantenere e accrescere l’interesse dei telespettatori.

In base a queste valutazioni il Tribunale ha stabilito che la Rai deve reintegrare Michele Santoro nelle trasmissioni affidandogli la realizzazione e la conduzione di un programma:
- di approfondimento giornalistico sulla informazione di attualità;
- collocato nella fascia oraria in cui veniva trasmesso "Sciuscià", ovvero i programmi di genere analogo come "Porta a Porta", "Excalibur", "Ballarò", e cioè in prima o seconda serata;
- realizzato mediante puntate essenzialmente o tendenzialmente monotematiche;
- che abbia una durata complessiva equivalente a quella, tra 90' e 150' per puntata settimanale per non meno di otto mesi, dei programmi realizzati in passato dallo stesso Santoro.

I lettori devono sapere che l’ordinanza del Tribunale, giusta e sacrosanta, si traduce per la RAI in un obbligo di fare, che è incoercibile, cioè non è suscettibile di esecuzione forzata: resterà cioè lettera morta, almeno con l’attuale Consiglio di amministrazione.

Santoro avrà la soddisfazione di aver vinto, ma continuerà ad essere estromesso dalle trasmissioni. Così vanno le cose nell’Italia governata dalla Casa delle Libertà.

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