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Chi si ricorda di Mossadeq?

Le radici dell’integralismo islamico, della contrapposizione all’Occidente e infine dell’attuale terrorismo fondamentalista, sono molteplici, antiche e recenti. Dopo l’ 1l settembre 2001 le analisi alla ricerca delle cause sono state numerose, alcune prespicaci, ma da quanto so è sempre mancato un tassello: il complotto organizzato dalla CIA ai tempi di Eisenhower per rovesciare Mossadeq e stroncare il primo tentativo laico e riformista nel vicino Oriente. La conseguenza fu che la caduta del leader riformista Mossadeq aprì la porta al fondamentalismo di Khomeini.

Il primo ministro iraniano Mossadeq

I fatti si svolgono nella Persia dello Scià Reza Pahlavi e risalgono a cinquant’anni fa. Nell’ottobre del 1951 il primo ministro persiano Mossadeq nazionalizza la "Anglo Iranian Oil Company". Lo sfruttamento del petrolio da parte del monopolio inglese aveva dissanguato l’economia persiana, lasciando la popolazione a un livello di povertà generalizzata. Solo un esempio: nel 1947 la compagnia inglese realizzò un profitto di 112 milioni di dollari (somma enorme a quei tempi), lasciando alla Persia solo una briciola di 7 milioni. Inoltre violò l’impegno di pagare gli operai almeno 50 centesimi al giorno, e di costruire per le maestranze case, ospedali e scuole.

La nazionalizzazione crea un’onda di entusiasmo, che si propaga ai vicini paesi arabi. Mossadeq rompe i rapporti diplomatici con l’Inghilterra e prosegue la sua politica nazionalista e riformatrice. A questo punto entrano in scena gli Stati Uniti, preoccupati che la Persia varchi la cortina di ferro ed entri nell’orbita della Unione Sovietica. Le sorti di Teheran rimangono in bilico fino alla elezione alla presidenza di Eisenhower, che dà il via al piano elaborato dalla CIA per estromettere Mossadeq dal potere.

Lo Shah Mohammad Reza Pahlavi.

Si tratta del primo intervento americano nel vicino oriente. Entrano in scena gli 007 e reparti specializzati nel suscitare sommosse. Il 15 agosto 1953 (appunto 50 anni fa) avviene il primo tentativo di colpo di stato, che fallisce. Tutto sembra perduto. La CIA ricorre allora a Norman Schwarzkopf senior (padre del vincitore della guerra del Golfo nel 1991), che per 6 anni aveva organizzato e guidato la gendarmeria imperiale persiana. Schwarzkopf parla con lo Scià, "gli consegna 2 sacchi di dollari", come egli stesso racconta, e ottiene la deposizione di Mossadeq. Il gioco è fatto. Quattro giorni dopo, il 19 agosto 1953, dopo tumulti popolari organizzati dagli agenti della CIA, Mossadeq perde il potere e fugge. Lo Scià nomina primo ministro il generale Zahedi, conservatore ben visto dagli americani.

La Persia ha nuovamente la museruola e si accresce nel popolo iraniano e in tutto il mondo mussulmano l’avversione antiamencana. La Persia inizia un nuovo cammino che la porterà a diventare l’Iran di Khomeini.

Solo nel 2000 il presidente Bill Clinton ammetterà la responsabilità degli Stati Uniti nel golpe del 1953 che aprì la porta in Iran al fondamentalismo dei mullah e poi alla piaga del terrorismo islamico. Non c’è da stupire: chi semina vento, dice il proverbio, raccoglie tempesta.

E’ uscito in America in questi giorni in libro di Stephen Kinzer "Tutti gli uomini dello Scià", col significativo sottotitolo "Un golpe statunitense e le radici del terrorismo mussulmano". Speriamo che venga presto tradotto in italiano. Vale la pena leggerlo.

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