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“Situazioni Trentino Arte”: l’arte offerta ai passanti

Cinque opere per altrettanti luoghi dello spazio urbano.

La porzione del progetto Situazioni Trentino Arte 2003 che investe la città di Trento è basata sull’idea di rinunciare alla mostra nelle sedi canoniche, e di chiamare invece cinque artisti trentini a realizzare opere pensate per determinati luoghi dello spazio urbano. Qualcosa che va allo spettatore, anziché il contrario. Non si tratta di una novità assoluta, ma dello sviluppo coerente di una linea che caratterizza dall’inizio la direzione Cavallucci della Civica di Trento, e soprattutto l’ultimo anno di attività. Anzi, i cinque artisti vengono ad affiancarsi ad alcuni loro colleghi di rilievo internazionale, quali Mario Merz, Nicola De Maria, Kendell Geers, Katarzyna Kozyra, Sislej Xhafa, le cui opere, più o meno consapevolmente, abbiamo incontrato nelle strade e in altri posti della città, e ancora si possono vedere.

Roberto Conz, "Una cocciuta speranza di epifania" (sala grande della Biblioteca Comunale).

Questi interventi - sia dei trentini che degli altri - hanno poco o nulla a che fare con l’opera di abbellimento e decoro - mosaico, pittura, monumento - così come veniva e viene tradizionalmente commissionata all’artista visivo. Sia perché si tratta per lo più di interventi a termine, almeno allo stato dei fatti. Sia perché sono pensati più per interrogare l’osservatore, che per appagarlo.

I cinque artisti "locali" (virgolette d’obbligo) - Roberto Conz, Giuliano Orsingher, Fasoli m&m, Anna de Manincor, Maria Salvati - sono del tutto in questo orizzonte, usano mezzi e assumono punti di vista e obiettivi di comunicazione radicalmente contemporanei. Le opere sono accomunate dal fatto di presentarsi a un osservatore non preavvertito, e talvolta nemmeno interessato in modo specifico all’arte; un passante, insomma, che potrà o meno interrogarsi sul senso di quello che gli si para davanti. Anche in relazione al fatto che, nella gran parte dei casi, non si tratta di realizzazioni clamorose, piuttosto di dosi quasi omeopatiche di dubbio, a cominciare dalla domanda se quella che vedi intende o no essere un’opera d’arte, tanto è sfumato talvolta il confine fra testo e contesto, e prive di ricercatezza formale le caratteristiche dell’opera.

Una cocciuta speranza di epifania", di Roberto Conz, è una tavola ortottica (di quelle in uso dagli oculisti) che pende dal soffitto della sala grande della Bibioteca Comunale. Ci vuole un po’ per capire e svelare l’enigma, per avere cioè esattamente quell’epifania di cui si parla. Qualcosa, a ben guardare, di non troppo distante dall’operazione proposta dal sudafricano Geers con l’orologio digitale rovesciato in piazza Battisti.

"Pietre quadrupedi", di Giuliano Orsingher, è un intervento di notevole impegno realizzativo, apprezzabile anche sul piano dell’impego dei materiali, ma non è senza peso il fatto che questa moltitudine di grandi insetti si addensi sotto i porticati di un palazzo del potere, anzi di un potere istituzionale a rischio, qual è oggi quello della Regione.

Fasoli m&m, "Any idea?" (Galleria Garbari).

"Any idea", di Fasoli m&m, potrebbe ad uno sguardo superficiale passare per un intervento di alleggerimento decorativo dello sbarramento in vetrocemento sullo sbocco della galleria Garbari, mentre invece contiene un modo di citare ironicamente il trompe-l’oeil, e di mescolare le radici e le identità etniche.

"Amore mio", di Anna de Manincor (artista trentunenne che vive e lavora a Bologna ed è tra i cinque giovani presenti al padiglione Italia della Biennale di Venezia) è una posizione di ascolto (una poltrona disegnata da Le Corbusier) dove il "paziente" è destinatario di frasi passionali: l’opera visiva praticamente non esiste, esiste una provocazione per altre vie, nello spirito delle operazioni condotte con varie modalità (video, audio, sceneggiature live) con la compagnia ZimmerFrei.

Con "Troppe regole fanno male", Maria Salvati decentra ancora di più il luogo e i modi del suo fare, che sarebbe in tutto e per tutto pittorico (si tratta di due figure maschili in bianco e nero) ma lo destina a manifesti, buste da shopping, serigrafie, insomma ai moderni mezzi di promozione pubblicitaria dei negozi, e ai negozi stessi (Vivere Modern Life di via Bolzano e IN.CON.TRO di via Oss Mazzurana).