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Un PRG molto tormentato

Mezzolombardo fra varianti e varianti delle varianti.

Con l’approvazione della variante generale del Piano regolatore sembrava che a Mezzolombardo una delicata vicenda di aree edificabili avesse trovato la soluzione più condivisa. Invece, torna la polemica e si riparla di speculazione edilizia. Con una novità: anche alcuni cittadini, fra cui alcuni (ex?) sostenitori del sindaco Borga, si sono schierati contro le ultime decisioni del Comune.

Mezzolombardo.

Tutto inizia qualche anno fa, allorché l’area occupata dai fabbricati degradati dalla vecchia distilleria, che da qualche anno si è trasferita a Mezzocorona, viene destinata a zona residenziale. L’area confina con la vecchia casa di riposo e l’ospedale S. Giovanni e risulta centrale rispetto ad una zona in forte espansione edilizia. Per questo, da vent’anni, la zona era stata vincolata a servizi di pubblica utilità con l’intenzione di utilizzarla per potenziare i confinanti edifici pubblici o fornire un polmone verde ai residenti. Sembrava logico aspettarsi dal nuovo Piano regolatore una conferma della destinazione pubblica. Invece, quattro anni fa il commissario ad acta dott. Salizzoni licenziò la nuova proposta di PRG prevedendo una vocazione residenziale per circa due terzi del lotto. Fece scandalo il fatto che uno dei tecnici incaricati dal Comune di preparare il nuovo Piano avesse acquistato (tramite la compartecipazione ad una società immobiliare) l’area che, già destinata ad uso pubblico, stava per diventare in gran parte edificabile. Il responsabile del gruppo di progettazione, l’arch. Fabrizio Merler, escluse però che il tecnico in questione avesse potuto avere una qualche influenza sul lavoro di preparazione del nuovo Piano. A suo dire, l’interessato, già presente nel gruppo tecnico incaricato dal Comune con il ruolo di "responsabile dell’organizzazione Segeco" (lo studio associato titolare della commessa), lasciò il gruppo di lavoro prima della definizione concreta delle scelte. Protestarono in molti all’interno del Consiglio comunale, compreso l’attuale sindaco, allora all’opposizione. Il cambio dell’amministrazione rallentò l’iter per l’approvazione della variante, anche perché bisognava trovare una soluzione al pasticcio ereditato. Dopo molte tensioni e scartata l’idea di ripristinare la destinazione originaria dell’area pena l’aprirsi di un pesante contenzioso con l’immobiliare, si formulò l’ipotesi di uno scambio. Il Comune di Mezzolombardo aveva acquisito da pochi anni l’edificio della vecchia cantina cooperativa con l’intenzione di ristrutturarlo ad usi pubblici: perché non scambiarlo con l’area dell’ex distilleria sulla quale realizzare le nuove scuole medie? La trattativa trova sostanza anche nel fatto che il nuovo piano provinciale del commercio assegna a Mezzolombardo una buona superficie da adibire a negozi, una parte dei quali l’amministrazione comunale intende collocare proprio all’ex cantina, in pieno centro, per aumentarne il valore immobiliare. Nell’operazione viene coinvolta anche la Provincia che trova logico, vista la situazione, trovare un’equa soluzione.

Ecco che allora, finalmente,la Pat può approvare la variante generale i cui lavori preparatori sono iniziati cinque anni fa. Ma il nuovo documento è molto diverso dalla bozza proposta nel ‘99: l’ex distilleria torna ad essere destinata a servizi pubblici (ospiterà la nuova scuola media mentre le superiori troveranno posto nella vecchia segheria); ritorna all’agricoltura la grande area Foradori sulla quale gli amministratori degli anni ‘80 volevano costruire le scuole; viene stralciata la zona residenziale appena prevista e che i dirigenti della cantina vedevano giustamente con preoccupazione in quanto destinata a crescere nei pressi del nuovo stabilimento di vinificazione.

Il PRG appena approvato dalla Provincia prevede solo il recupero degli edifici più nobili della vecchia cantina, ma impone la demolizione dei volumi più recenti (tettoie e ampliamenti di scarso pregio architettonico) con la conseguente valorizzazione della confinante piazza delle Erbe. Il Comune ha però bisogno di soldi e allora approva una "variante della variante" che permetterà ai futuri proprietari della ex cantina non solo di recuperare anche gli edifici più recenti e brutti del complesso immobiliare, ma anche di elevarli all’altezza massima possibile. Nella permuta più favorevole (è il ragionamento del Comune) il privato dovrà sborsare in tal modo una maggior somma a conguaglio. Per una deroga del genere, sostiene l’architetto e consigliera Ds, Maria Pia Gottardi, va riconosciuto l’interesse pubblico e il fatto che il Comune voglia fare cassa non basta per ravvisare tale interesse; ci sono altri modi meno creativi per aumentare le entrate comunali. Uno scambio improponibile secondo le minoranze; una necessità per il sindaco Borga, una ristrutturazione che con gli ampliamenti ora proposti dal Comune toglierà loro il respiro secondo gli abitanti di piazza delle Erbe.

La "variante della variante" deve passare al vaglio della Pat. In quella sede verrà valutata, tra l’altro, alla luce delle normative poste a tutela dei centri storici, e quindi nulla è ancora scontato. L’assessore Pinter ricorda che le condizioni per il finanziamento provinciale si basano sulla qualità urbanistica e sull’utilizzo pubblico, almeno parziale, dell’edificio recuperato.

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