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Gli imprenditori

Il Trentino tra sfide ed opportunità - si intitola, con echi vagamente malossiniani, il manifesto che il Coordinamento Imprenditori ha sottoposto alle parti politiche, e pubblicato con un’inserzione di due pagine sui quotidiani locali. Con il dott. Fabio Ramus, direttore dell’Associazione Industriali, ne ripercorriamo alcuni punti (sintetizzandoli al massimo in sede di domanda, qualora già trattati nell’intervista ad Andreotti).

Il direttore dell'Associazione Industriali Fabio Ramus.

Voi date delle indicazioni forti a favore di esternalizzazioni e privatizzazioni: eppure l’esperienza insegna che ci sono controindicazioni.

"Quando si affrontano dei cambiamenti, si va anche incontro a dei problemi, da studiare e risolvere; ma non c’è dubbio che quella è la direzione verso cui andare. In particolare nel caso delle privatizzazioni c’è da ragionare se sono opportune comparto per comparto; così come sono da valutarne, caso per caso, le modalità. Comunque privatizzare non significa limitarsi ad aggiungere la denominazione "spa", se poi i proprietari rimangono pubblici; bensì cedere la proprietà a soggetti privati e molteplici, per non creare situazioni di monopolio".

Nel programma delle infrastrutture auspicate il tunnel e la ferrovia del Brennero, ma anche PiRuBi e terza corsia, insomma i Tir a Trento Nord, a creare un maxi-inquinamento all’interporto. E’ questo il ‘Trentino della qualità’?

"In provincia abbiamo i centri logistici dell’autotrasporto di mezza Italia. E’ quindi logica una soluzione interportuale, che poi non so se sia inquinante come lei paventa".

Continuo a non vedere la qualità, in un’attività inquinante, e un’occupazione fatta di camionisti e operai generici.

"Noi perseguiamo la linea di tendenza verso un Trentino più soft, ma facciamo fatica a cancellare quello che già c’è".

Ma con la PiRuBi e il continuo ampliamento dell’interporto si aumenteranno queste attività e si assumerà nuova mano d’opera dequalificata, ovviamente importata...

"Noi spingiamo anche per il quadruplicamento della ferrovia. Il fatto è che bisogna offrire mobilità; e la sfida è offrire contemporaneamente qualità della vita".

Voi ponete enfasi sulla sicurezza nei cantieri e sui luoghi di lavoro. Forse anche perché così riuscite meglio a competere con le imprese venute da fuori, e che spesso non badano a certe cose.

"Non è questo il motivo principale: le aziende sono consapevoli del fatto che la risorsa più preziosa è quella umana. Non ci sono più i padroni delle ferriere. Per questo gli investimenti in sicurezza e formazione sono ritenuti non solo doverosi, anche utili".

Chiedete nuove aree industriali nel Pup. Siete sicuri che il Trentino debba orientarsi verso attività che mangiano sempre più territorio?

"Rispondo con i dati: oggi l’industria occupa 850 ettari e dà lavoro a 32.000 persone. L’agricoltura occupa 147.000 ettari. Noi non occupiamo tanto territorio. Poi, è vero, un vigneto è più gradevole di un capannone: qui allora interviene la qualità delle costruzioni, sulla quale stiamo intervenendo".