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Trenta secondi di tette

Il “Don Giovanni” col nudo non ha scandalizzato nessuno, malgrado gli sforzi dei giornali. Che però non si sono rassegnati.

Correvano gli ultimi anni ’60 quando L’Espresso, nel suo rimpianto formato lenzuolo, cominciò a pubblicare nella sezione spettacoli le prime intriganti foto di nudi teatrali. Intriganti perché il nudo era una novità, a teatro come sui giornali. Trenta e passa anni più tardi, con la crescente alluvione di nudi e di ammiccamenti erotici i più gratuiti, pochi secondi di tette nel corso di uno spettacolo appaiono del tutto irrilevanti; ma i giornali locali, soprattutto il Trentino, hanno ancora fiducia nel perbenismo ipocrita dei trentini e nel richiamo promozionale di un pur modesto nudo. E così, approssimandosi la prima del "Don Giovanni" diretto da Mario Martone (vedi recensione in Rigorosamente Don Giovanni), gettano l’amo sperando che qualche gonzo si scandalizzi e si riapra un bel dibattito. Per dare un’idea: sui due quotidiani compaiono complessivamente 7 foto dello spettacolo, sei delle quali riprendono l’anonima comparsa a seno nudo.

Per due volte il Trentino, partendo addirittura in prima pagina, segnala l’approssimarsi del clamoroso evento, e poi lo recensisce, con titoli e sottotitoli come questi: "Don Giovanni, il nudo ritorna in scena", "Don Giovanni, il nudo torna a teatro", "Domani al Sociale anteprima per studenti con la scena di topless", "Don Giovanni, spogliarello con applausi", "Don Giovanni, applausi per lo strip".

Negli articoli, si badi bene, non si mena scandalo: il tono è però quello, provincialotto, di chi annuncia un qualcosa di eccezionale, o più probabilmente è il tono finto-ingenuo di chi si rivolge ad un pubblico buzzurro sperando di farlo abboccare. Qualche esempio: "In questo allestimento è addirittura prevista una scena di topless"; "Il dissoluto Don Giovanni si avvia verso il pubblico portando in braccio, trionfante, una fanciulla a seno ignudo";"E’ già il Don Giovanni dello streaptease (sic, n.d.r.) … nel gran finale del primo atto una giovinetta si lancia in un vero e proprio spogliarello. Prima si sfila la gonna e rimane in sottana, poi si slaccia il bustino e fa scivolare la camiciola dalle spalle, rimanendo a seno nudo". Costei, si precisa, "ha un corpo adolescenziale, con un seno quasi acerbo, appena accennato, ma il suo sguardo è decisamente stuzzicante".

A rendere ancora più stuzzicante la storia, ad avvicinare lo scandalo, un’altra circostanza: "Doveva esserci il nudo già nella prova generale di ieri", ma "le comparse trentine si sono rifiutate di liberarsi del corsetto". Una circostanza, peraltro, che dall’interno del Santa Chiara smentiscono.

Meno lineare l’atteggiamento dell’Adige. Da un lato cavalca anche lui lo scandalo ("Dato che il Don Giovanni trentino tenta di diventare un caso ancor prima della prima - grazie al seno nudo di una comparsa in scena… - lo spettacolo di inaugurazione della stagione lirica 2003 è atteso con grande impazienza"); dall’altro, grazie a un’intervista di Barbara Goio al cantante Nicola Ulivieri (che interpreta il ruolo del protagonista dell’opera), ci ricorda come si stia parlando di lirica e non di lap dance.

Interviene sull’Adige anche il direttore artistico del teatro S. Carlo di Napoli (dove questo "Don Giovanni" è già stato rappresentato con strip e tutto davanti al sindaco e al presidente della Repubblica), che giustamente si meraviglia: "Ma come, sono vent’anni che si mostrano dei nudi al teatro d’opera: non parliamo poi della prosa!".

Il regista del "Don Giovanni" Mario Martone.

Comunque - e per fortuna! - nonostante i poco meritevoli sforzi dei due quotidiani che sottolineavano la presunta trasgressività di quella scena, nessuno ha protestato con dichiarazioni pubbliche o lettere sui giornali: abbiamo trovato una sola lettera, che anzi se la prendeva contro la comparsa che avrebbe rifiutato di spogliarsi.

Ma all’Adige, scambiando i desideri con la realtà, si sono comportati come se l’evento avesse invece suscitato chissà quale reazione delle forze oscurantiste, ed è partito il contrattacco contro un nemico che non c’era. Passi per lo spiritoso corsivo di Piero Cavagna ("Sono uscito con un’eccitazione che non ho mai provato… Non sono più lo stesso. Ho già comperato i biglietti per tutte le repliche…"); meno comprensibile il serissimo predicozzo di Gigi Zoppello, di cui condividiamo in pieno l’impianto e le motivazioni, ma che ci pare assolutamente fuori tema: "Come nei film horror… qualche volta sotto il bel verde curato del Trentino si agita un qualche mostro gigantesco pronto ad emergere. (…) La superficie fatta di contemporaneità, di produzione, di riflessione e di ricca offerta, viene increspata da questo dimenarsi - arcaico, potente, sordo - di un puritanesimo scandalizzato. Succede quando all’Auditorium S. Chiara va in scena un Genet… Succede di nuovo quando - udite, udite - per il Don Giovanni di Martone ci sono trenta secondi di seno nudo".

O forse abbiamo frainteso, e il "puritanesimo scandalizzato" evocato da Gigi Zoppello è quello dei suoi colleghi giornalisti? In tal caso siamo d’accordo.