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L’incanto dell’arte al Buonconsiglio

In mostra 300 opere acquisite negli ultimi dieci anni: sigilli, cassoni nuziali, maschere, medaglie, sculture e soprattutto dipinti, da Dürer a G.B. Lampi.

Il Castello del Buonconsiglio è, assieme al Mart, la realtà museale più attiva del territorio trentino. Pur non eccedendo in campagne di marketing autopromozionale e senza cedere alle tentazioni delle "mostre facili" dal grande e ovvio richiamo turistico (il famigerato modello Treviso), è riuscita a conquistarsi un numero di visitatori di tutto rispetto, per di più proponendo temi niente affatto scontati, come l’appena conclusa esposizione di pianoforti antichi, 35.000 visitatori che confermano l’affezione del pubblico per gli eventi allestiti in questo scrigno di storia ed arte.

Albrecht Dürer, Erasmo da Rotterdam.

Il Museo del Buonconsiglio compirà nel 2004 i suoi ottant’anni di vita, ed ha deciso di festeggiarli in anticipo esponendo nelle proprie sale e in quelle di Castel Stenico e Castel Thun le oltre trecento opere pervenute nelle proprie collezioni per acquisizione (ma anche per donazione e deposito) nel corso degli ultimi dieci anni. Opere assai diverse tra loro sia per tipologia che per qualità, accomunate però dalla volontà di arricchire il patrimonio storico-artistico del Museo, e, con esso, la pubblica cultura.

Numerose le testimonianze legate alla territorialità, dai diplomi recanti corposi e dettagliati sigilli in cera (una rara occasione espositiva per questi oggetti poco conosciuti ai più) ai cassoni nuziali finemente intarsiati ove le giovani spose erano solite tenere i corredi di dote, dalle raffinate serrature rinascimentali alle armi, dal vestiario ottocentesco all’arredo liturgico, dalle faceres, maschere dell’antico carnevale della Val di Fassa, alle numerose carrozze dal gusto retrò provenienti da Castel Thun.

Menzione particolare meritano poi le medaglie, emblematici oggetti a carattere per lo più celebrativo: se sul recto hanno solitamente il ritratto (a mezzo busto, secondo la tipologia di derivazione classica) della persona celebrata, al verso presentano di norma gli emblemi (o situazioni allegoriche) riferibili al personaggio, spesso accompagnati da motti o imprese. Tra le opere in mostra, ricordiamo i lavori di Pisanello, artefice delle prime medaglie rinascimentali, ma anche di Matteo de’ Pasti, imitatore della maniera di Pisanello e conosciuto soprattutto come valente miniatore presso la corte estense.

Passando alla pittura, le sorprese non mancano nemmeno nei piccoli lavori su carta, come un ritratto a sanguigna di G. B. Lampi, una serie di delicate vedute trentine di Basilio Armani e le pregevoli acqueforti di maestri dell’incisione come Dürer (suo il ritratto di Erasmo da Rotterdam) e Marcantonio Raimondi (che riprende dallo stesso Dürer le 17 incisioni della serie Vita della Vergine), anche se è nelle opere di maggior respiro, datate dal XV al XVIII secolo, che la mostra si fa maggiormente apprezzare. Tra queste, opere della cerchia di Marcello Fogolino, freschista allo stesso Castello del Buonconsiglio; una bella Maddalena penitente di Donato Mascagni; un Miracolo di S. Agnese dell’Orbetto; alcune opere di Pietro Ricchi, detto il Lucchese, sulle quali spicca la Lascivia che sottrae alla Fama i suoi attributi, dalla curiosa iconografia mitologica e dall’acceso colorismo d’influenza veneta. Dal Duomo di Trento provengono tre frammenti d’affresco di Louis Dorigny, che testimoniano l’aggiornamento barocco, poi andato irrimediabilmente perso (se si escludono sparuti frammenti) negli anni ‘80 dell’Ottocento, quando, su progetto di Enrico Nordico, venne dato il via alla costruzione in stile neoromanico che cancellò le pitture murali barocche, in linea con quanto stava succedendo in numerosi luoghi d’Italia.

Tra gli altri pezzi notevoli, una tela di Michelangelo Unterpergher contenuta nelle dimensioni (probabilmente funse da modello per una pala d’altare) ma assai ricca nell’affollata composizione, e una di Ignazio Unterpergher (Risurrezione di Cristo, anni ‘60 del XVIII secolo), senza dimenticare due tele di Francesco Fontebasso, che pur nello stato di bozzetto preparatorio rivelano la natura tersa e coloristica del grande interprete del rococò veneziano, e la caratteristica ritrattistica dei Lampi (Giovanni Battista e il figlio Giovanni Battista junior), apprezzata dalle corti europee del secondo Settecento.

Infine, ma non certo per qualità, la scultura lignea raffigurante l’Annunciazione, detta comunemente Madonna del Canton, opera di un ignoto scultore nordico della seconda metà del Seicento, un tempo presente sull’edificio-crocevia tra via Manci e via S. Pietro, ora sostituito da una copia.