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Lo spleen e l’energia di Daniel Lanois

Andrea Marchi

Non è certo un artista che soffre di protagonismo. Lanois si trova a suo agio nella penombra degli studi di registrazione (ricordiamo le collaborazioni nelle vesti di produttore al fianco di personaggi quali Brian Eno, U2, Peter Gabriel, Bob Dylan...). Eppure, la serata regalata da Daniel Lanois e dal batterista Brian Blade al caloroso pubblico del Teatro Sociale è stata memorabile.

Un concerto intenso iniziato con tre abrasivi ed energici brani elettrici che han messo a fuoco l’estetica solo apparentemente minimalista che contraddistingue il gusto musicale di Daniel; che ha proposto alcuni canzoni tratte da "Shine", l’ultimo splendido disco, tra le quali spiccano per intensità e qualità la title track e l’ottima "Sometimes", oltre a pezzi tratti dai precedenti, peraltro rari, episodi della sua carriera solistica. Purtroppo sono mancate le parti vocali di Bono (U2) e di Emmylou Harris, ma ciò non ha impedito all’artista canadese di offrire vibranti interpretazioni di alcune gemme contenute nella sua ultima fatica, fra cui spiccano le delicate "I love you" e "Falling at your feet".

I momenti più intensi del concerto sono stati quelli in cui Lanois ha incantato il pubblico con atmosfere desertiche e visionarie grazie al suono della pedal steel guitar , evocando spazi ed ambientazioni cinematografiche di notevole impatto che hanno regalato momenti di rara bellezza. Da sottolineare a questo proposito l’ottima resa acustica del Sociale creata da un tecnico del suono abile e insolitamente discreto. Splendido il pezzo finale che ha chiuso il concerto, la strumentale "Space key", che ha accompagnato, secondo il desiderio espresso sul palco dal suo autore, il pubblico nell’uscita dal teatro.

Da un punto di vista musicale le canzoni di Lanois si inseriscono in quella tradizione di song-writers d’autore tra i quali figurano Elvis Costello, John Cale, Lou Reed, Brian Eno (non ha caso musicista con cui spesso Daniel ha collaborato). Canzoni vere, di matrice squisitamente blues, interpretate con sentimento oltre ad una tecnica chitarristica capace di variare d’umore passando da tonalità melanconiche e soffuse a squarci elettrici di notevole impatto e forza emotiva.

Da sottolineare le straordinarie qualità strumentali del batterista Brian Blade, che non a caso vanta collaborazioni di livello internazionale nel rock e accanto a jazzisti di primissimo piano. Davvero un talento fuori dal comune quello di Blade, capace di donare quella dimensione ritmica attraverso cui le canzoni di Lanois acquistano una grande ricchezza strumentale.

Concerto affascinante, che ha proposto un autore tenebroso e al contempo romantico e sognatore, capace di trasportare l’ascoltatore nel suo universo musicale investendolo di quello "spleen" e di quella energia che solo i grandi sanno trasmettere.

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