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Affascinante “Bonporti”

Il concorso internazionale di musica antica, quest'anno si è concentrato su uno strumento, il violino barocco. Il risultato, di assoluto prestigio, è stato una meritoria ed emozionante rivalutazione di un repertorio antico altrimenti desueto.

Si è concluso lo scorso 2 novembre a Rovereto l’ottava edizione del Premio Bonporti, concorso internazionale di musica antica eseguita su strumenti originali, che si è proposto quest’anno in una nuova veste, concentrando la sua attenzione su di un solo strumento: il violino. La nuova formula della competizione prevede infatti per le prossime edizioni lo svolgimento del consueto concorso cameristico negli anni pari, lasciando gli anni dispari al violino barocco.

Leila Schayegh, seconda ex-aequo.

Ci siamo avvicinati al Bonporti solo in questi ultimi due anni, perché musicisti poco avvezzi alla musica antica, anzi volentieri distanti da questo repertorio considerato per lo più polveroso e dalle sonorità poco accattivanti. Ed ecco che questo concorso roveretano, assai prestigioso a livello internazionale, ci ha fatto cambiare idea, offrendoci in un vero e proprio festival di musica antica meravigliose interpretazioni di un repertorio tutt’altro che morto e noioso. L’anno scorso il giovane quartetto Opera Quarta, recentemente ospitato nella stagione cameristica di Rovereto, ci aveva sorpreso per la verve e la passionalità della sua interpretazione barocca e quest’anno violiniste dalle grandi doti musicali come Swantje Hoffmann e Leila Schayegh ci hanno fatto conoscere numerose pagine emozionanti scritte per questo strumento da autori quali Corelli, Vivaldi, Couperin e lo stesso Bonporti, compositore trentino cui è intitolato il concorso. Come ci spiega lo stesso Mario Martinoli, direttore artistico assieme a Romano Vettori della competizione roveretana, la scelta di riservare ogni due anni un’edizione al violino barocco nasce appunto dal desiserio di "aprire un importante momento di riflessione interpretativa sulla musica di Bonporti, autore tra i massimi esponenti del Barocco italiano, che purtroppo fatica ancora ad affermarsi definitivamente nell’olimpo dei grandi autori, accanto ad esempi come Vivaldi, Marcello ed Albinoni". E dopo aver ascoltato nelle varie prove dei concorrenti composizioni quali l’Aria Cromatica e Variata in la minore per violino e basso continuo ed il Concerto op. XI n.4 in si bemolle maggiore per violino ed orchestra, non sono in pochi gli emozionati estimatori del nostro illustre conterraneo.

Veniamo in particolare al concorso appena conclusosi. I talenti erano molti ed il livello particolarmente alto, ma, come ha spiegato alle premiazioni la stessa Chiara Banchini, presidente della giuria internazionale, le difficili questioni dei limiti di un’interpretazione barocca, dei limiti dello stesso strumento originale in uso e del particolare fraseggio, hanno indotto la giuria a non assegnare il primo premio. Verdetto quasi penalizzante per la svizzera Schayegh e la tedesca Hoffmann, giovani talentuose che hanno ricevuto il secondo premio ex-aequo. Queste due giovani violiniste, formatesi presso scuole rinomate nel settore quali quella di Basilea e di Friburgo, hanno emozionato il numeroso pubblico che le ha seguite nelle varie prove della competizione, incantando i presenti durante la finale nella loro intensa quanto personale interpretazione della famosa Ciaccona di Bach e nell’appassionante esecuzione dei due concerti per violino ed orchestra (Concerto RV 273 in mi minore di Vivaldi e Concerto op. XI n.4 in si bemolle maggiore di Bonporti) eseguiti per l’occasione con la bravissima Orchestra della Mitteleuropa.

Swantje Hoffmann; seconda ex-aequo.

Per niente soddisfatti del verdetto della giuria, solo in un secondo momento abbiamo compreso le profonde e sagge motivazioni che hanno portato a questo risultato. Punto discriminante per la scelta finale non è stata infatti l’indiscussa musicalità dimostrata dalle finaliste (straordinaria quella della Hoffmann, che per questo ha anche ricevuto il premio speciale del pubblico), bensì il carattere barocco della loro interpretazione. Questione spinosa è stata pure la scelta dello strumento adottato dalle concorrenti. Il regolamento del concorso che - lo ricordiamo - si presenta come concorso di musica antica su strumenti originali, prevedeva l’uso di un violino "montato barocco", ovvero con il requisito minimo di usare un arco barocco e di montare corde di budello sullo strumento. Non si faceva menzione invece della mentoniera e della spalliera, elementi integranti del violino moderno ma assenti nello strumento antico, e dunque non veniva vietato il loro uso. Ora, il fatto che la tedesca Hoffmann avesse scelto di utilizzare nella prova finale al contrario delle altre concorrenti la mentoniera, elemento che ha decisamente facilitato la tecnica ed il fraseggio in pagine impegnative come il concerto di Vivaldi, ha sollevato non poche discussioni stilistiche e di prassi all’interno della giuria e della direzione artistica. Si è dunque deciso di non assegnare il Premio Bonporti, riconoscimento di prestigio a livello internazionale, in questa prima edizione violinistica, ed inoltre di modificare alcuni passi del regolamento per le edizioni future.

Ricorderemo a lungo i nomi di Swantje Hoffmann e di Leila Schayegh, le due violiniste che si sono aggiudicate il secondo premio, e non dimenticheremo presto l’emozione che ci hanno regalato, sperando di poterle ascoltare nuovamente in attesa della prossima edizione del Bonporti.

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