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Capire, prima di sparare

La retorica patriottarda sulle vittime (non "eroi"!) di Nassiriya copre il problema vero: che il terrorismo lo si sconfigge non con le guerre e le invasioni, ma con l'azione politica, la giustizia economica, la legalità internazionale.

Lasciate che prima mi scuota di dosso la valanga di detriti che in questi giorni ci è stata riversata a profusione dagli schermi televisivi. Una lacrimevole retorica patriottarda mescolata ad una burbanzosa quanto inane fierezza, il trionfo di una smaccata ipocrisia per esaltare "gli eroi di Nassiriya", per celebrare la loro "missione di pace", per proclamare che "non daremo tregua ai terroristi" e che "non ci faremo intimidire". Fino alla compiaciuta brutalità di Vittorio Feltri che invadeva l’intera prima pagina di Libero di domenica 16 con un solo titolo: "Meno fiori e più cannoni". Anche quegli applausi che hanno salutato le salme giunte a Ciampino hanno stonato. Solo un commosso e contrito silenzio doveva accogliere i resti mortali di questi nostri fratelli che hanno sacrificato le loro giovani vite ad un dovere totalmente privo di senso.

Li chiamano eroi, quasi per risarcirli post mortem, mentre sono soltanto povere vittime della guerriglia irakena, ma anche della cinica ed improvvida decisione di chi li ha mandanti a subirla. Si era detto e si dice che la loro era una "missione di pace": infatti erano dotati soltanto di armi leggere. Ma da che mondo è mondo gli uomini armati fanno la guerra e non la pace. Tanto più quando intervengono in mezzo ad un popolo invaso da un esercito aggressore, su richiesta dell’aggressore e sotto il suo diretto comando. Agli occhi di chi li ha uccisi anche i nostri carabinieri e soldati erano parte delle truppe occupanti, quindi forze armate nemiche.

Non ci faremo intimidire, non daremo tregua ai terroristi? Ma i terroristi che hanno ucciso i nostri giovani sono già morti. E per ora sono i terroristi che non ci danno tregua: pochi giorni dopo, un’altra strage ad Instabul, in Irak altri diciassette soldati americani periti con i loro elicotteri abbattuti da un razzo. Non è sbalorditiva questa efficienza omicida che si sviluppa con metodi di guerriglia o terroristici, a seconda delle circostanze? Che ha un campo d’azione vastissimo, colpisce sempre giovandosi del fattore sorpresa, e può contare sull’arma micidiale e del tutto inconsueta del militante suicida?

Opera in Palestina ed in Irak, ove le motivazioni sono chiare e dirette. Ma l’attacco dell’11 settembre a New York ed al Pentagono fa intravedere motivazioni più oscure e complesse.

L’obiettivo era palesemente il centro del potere economico e militare dell’impero e la strage delle vittime innocenti ha anche assunto un significato simbolico.

Il fenomeno ha dunque una portata planetaria, ha radici profonde, investe popoli interi. Davvero crediamo di poterlo cancellare con i cannoni, come esorta Vittorio Feltri? O di vincerlo catturando Bin Laden e Saddam Hussein?

Non conosciamo nulla di quel mondo. Ci avevano detto che in Irak erano nascoste armi di distruzione di massa ed era una menzogna. Ci raccontano che tutto dipende da Al Qaeda, ma di questa struttura clandestina ignoriamo tutto. L’unica azione di contrasto che abbiamo saputo promuovere sono state due guerre, in Afghanistan ed in Irak, condotte anch’esse con metodi terroristici. Abbiamo trasferito su scala mondiale il modello israelo-palestinese della spirale degli attacchi terroristici seguiti da rappresaglie terroristiche.

Da dove viene tutto ciò? Pura malvagità? O solo fanatismo religioso? Davvero c’è qualcuno che crede a queste spiegazioni che ci vengono esibite? Nessuno è turbato dal dubbio che forse all’origine di questo tumore maligno che è il terrorismo non ci sia qualche maligna influenza alla quale l’Occidente non è del tutto estraneo? E’ vero che a cominciare sono stati loro quando sono venuti a distruggere le due torri di Manhattan, ma prima eravamo stati noi a fondare lo stato di Israele nei territori da loro occupati, a sfruttare per la nostra prosperità l’enorme ricchezza energetica nel loro sottosuolo. Con ottime ragioni certamente, ma che forse non sono condivisibili dal loro punto di vista.

Il terrorismo bisogna sconfiggerlo. E’ un cancro che va estirpato. Ma per farlo davvero bisogna capirne le origini e la struttura più intima e poi isolarlo con l’azione politica e sradicarlo con l’economia e la legalità internazionale. Strategia ardua e di lunga lena, ma l’unica non catastrofica.

Oggi la scelta è fra due alternative egualmente disastrose. L’angoscia che ci turba deriva dal timore che il mostro sia stato così nutrito dai nostri errori da aver raggiunto una dimensione ipertrofica assolutamente incontrollabile.

Riusciranno l’Europa e l’ONU a far tacere gli spiriti animali che hanno guidato il presidente Bush?