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Paul Taylor Dance Company: il sole nella danza

Al Teatro Sociale di Trento, la leggerezza, solarità, gioia di vivere delle coreografie di Paul Taylor.

Il grande successo popolare di Paul Taylor, le cui coreografie continuano ad incantare il pubblico a più di cinquant’anni dalla prima creazione, è da imputare sicuramente alla leggerezza e alla vitalità che si sprigiona dal suo lavoro. Egli stesso ama definire la sua danza con il termine "luminosa" e questa schietta solarità, che si compiace talvolta anche di un pizzico di humour e di qualche sorriso di troppo, è forse la caratteristica che più lo lega alla cultura americana in cui si è formato. Merito indiscusso della sua arte è comunque quello di riuscire a trasmettere con estrema facilità una grande gioia di vivere al pubblico e ai suoi stessi danzatori, i quali ne traggono addirittura un benefico effetto ringiovanente (l’età media dei ballerini della compagnia si aggira infatti intorno alla veneranda età di 32 anni).

Le tre coreografie presentate al Teatro Sociale fanno parte di un repertorio ricco e variegato, dal quale Taylor ama ripescare, in occasione di ogni tournée, brani appositamente molto diversi tra loro, in modo da poter dare agli spettatori un’idea quanto più possibile completa del suo lavoro; è una concezione molto democratica e attenta alle esigenze del pubblico, che risale agli anni della formazione e che si è recentemente concretizzata nella creazione di una seconda compagnia, la Paul Taylor Two, incaricata di diffondere la danza dell’ormai leggendario coreografo letteralmente in ogni luogo, dalle piazze ai centri commerciali, dai ristoranti alle fattorie. Questa stessa idea democratica sta anche alla base dello stile di Taylor, che mescola tra di loro diversi generi di danza e spunti tratti dalla quotidianità - intesa anche nei suoi aspetti più sgradevoli - riuscendo a nobilitarli tramite un’irruzione sulla scena che assomiglia molto a quella degli objets trouvés di duchampiana memoria; l’effetto di queste operazioni è talvolta straniante e risponde all’obbiettivo principale di lasciare lo spettatore in balia della fascino di una pura emozione spaziale.

Nonostante Taylor non ami spiegare le sue coreografie, proprio per lasciare libero sfogo alla fantasia immaginativa dello spettatore, è facile comprendere dalle sue poche ma significative parole come tra le sue fonti d’ispirazione vi sia sempre ed esclusivamente la musica, con la quale istituisce un sottile rapporto di corrispondenze ("la danza è per l’occhio ciò che la musica è per l’orecchio"). La scelta della colonna musicale, che viene analizzata e sviscerata in tutte le sue componenti sonore, precede spesso la creazione artistica che si configura quindi come sua successiva, armonica visualizzazione.

A Trento l’esecuzione musicale ha addirittura anticipato la danza e, a sipario chiuso, il pubblico ha iniziato con l’ascoltare i Concerti Grossi di Händel prima ancora di lasciarsi trasportare dal movimento impetuoso e coinvolgente di Airs. Si è trattato del balletto più "classico" della serata, contraddistinto da una rara ed intensa armonia tra danza e musica, nonché da un’impensabile leggerezza, visti i corpi atletici e possenti dei danzatori, che si spostavano rapidamente sulla scena come nuvole mosse dal vento. Anche le sintetiche annotazioni ambientali (sfondo azzurro e costumi svolazzanti) hanno concorso con semplicità a rendere palpabile l’effetto di circolazione dell’ aria che pervadeva la scena.

Images è invece un pezzo più concettuale, nato dall’incontro di Taylor con le antiche pitture minoiche contemplate nelle grotte di Creta. La coreografia, apertasi con un lento e suggestivo incedere di figure archetipiche sulle note di Debussy, si è poi svolta interamente sul ciglio del palcoscenico nelle forme di un’ordinata processione, costretta nei limiti di una rigida struttura bidimensionale. I personaggi che si susseguivano sulla scena, rigorosamente ritratti di profilo e improvvisamente bloccati in pose statuarie, avevano le sembianze degli atleti, dei satiri e delle vestali che si è soliti ammirare sui vasi attici, impressione confermata anche dallo stagliarsi dei costumi neri sul caldo fondo ocra.

Ultimo ma non meno suggestivo, Piazzolla Caldera è un brano che esprime l’idea che Taylor si è fatto del tango argentino sulla base delle amate musiche di Piazzolla, pur non conoscendo tecnicamente i passi tipici di questo ballo. L’intento, perfettamente riuscito, era quello di ricreare sul palcoscenico l’atmosfera decadente e lasciva di una balera argentina, resa tramite un turbinio energico e appassionato di corpi in lotta.

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