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Effetto serra: sarà la volta buona?

A Milano governi di tutto il pianeta discutono dell’attuazione del Protocollo di Kyoto.

Da alcuni giorni sono in corso a Milano i lavori della COP9, la IX conferenza mondiale che recepisce gli accordi della Conferenza sull’Ambiente di Rio de Janeiro in tema di clima.

Governi, associazioni non governative, ambientalisti continueranno il serrato confronto iniziato nel lontano 1979 con la Conferenza mondiale sul clima che si era tenuta a Ginevra. In quell’occasione gran parte del mondo scientifico internazionale lanciò l’allarme sulle conseguenze del consumo energetico sul pianeta ed iniziarono i severi confronti che portarono alla Conferenza Mondiale sull’Ambiente di Rio de Janeiro, dove venne firmata la Convenzione sui cambiamenti climatici. Questa, ratificata anche dagli USA ed entrata in vigore con il 1994, è una convenzione che impegna gli stati a ridurre le emissioni di gas serra e prevede la stesura di un Protocollo attuativo vincolante.

Da quel momento si riunirono diverse Conferenze delle Parti (le COP per l’appunto); si cominciò a lavorare sui contenuti del protocollo nel 1995 a Berlino, poi a Ginevra e finalmente alla definizione del documento di Kyoto nel 1997. Le successive COP hanno lavorato per rendere esplicita ed esigibile l’attuazione degli strumenti d’azione previsti nel protocollo, arrivando a Marrakesh nel 2001 a definire i meccanismi flessibili che permettono ai paesi industrializzati di aggirare gli obiettivi di riduzione in casa propria scambiando gli impegni con paesi in via di sviluppo: in quell’occasione gli Stati Uniti si tolsero dal confronto, nonostante da soli producano il 36% dei gas serra emessi nel pianeta.

Anche l’inquinamento è divenuto così oggetto di scambio: si apre il grande mercato dove le unità di riduzione vengono vendute e comprate fra stati in base ad accordi bilaterali. A Londra vi è già un borsino delle unità di riduzione e sono aperte le aste: l’attuale valore di mercato dell’unità di riduzione fluttua tra i 2 ed i 10 euro per tonnellata di CO2 equivalente!

Con l’assise di Milano (ben dieci giorni di lavori) si dovrebbero definire le sanzioni da applicare ai paesi inadempienti ed altre decisioni importanti. Kyoto prevedeva che entro il quinquennio 2008/2012 il livello delle emissioni di gas serra si riducesse del 5,2% rispetto ai livelli del 1990. Obiettivo ormai vanificato, visto che in questi anni abbiamo incrementato la quota delle emissioni dell’8% (22% negli Stati Uniti).

Ma non c’è solo questo aspetto negativo che preoccupa: troppi paesi, tra i quali la Cina, pur non dovendo sottostare ad alcuna riduzione specifica, non si impegnano nemmeno sui progetti di conservazione delle risorse forestali.

Fino ad oggi non esistono vincoli precisi sull’attuazione del protocollo ed i risultati si sono visti: il Consiglio europeo ha recentemente proposto forti restrizioni all’utilizzo dei meccanismi flessibili, e vedremo se a Milano ci sarà la forza e la convinzione per far rispettare l’impegno dell’Unione Europea, peraltro ormai isolata sul piano propositivo e culturale, viste le tattiche ostruzionistiche messe in atto da Russia e Stati Uniti. E’ anche vero che il protocollo è stato firmato da 119 stati responsabili, però questi sommano solo il 45% delle emissioni totali.

Sullo sfondo si impongono le grandi questioni strategiche internazionali che riguardano tutti noi: le più acerrime nemiche del protocollo sono le lobby del petrolio e delle armi, mentre il settore della ricerca avanzata e dell’alta tecnologia sostiene gli obiettivi previsti, definendoli addirittura inadeguati alle reali emergenze climatiche.

Alla COP9 di Milano saranno presenti i rappresentanti governativi di ben 188 stati firmatari della Convenzione di Rio (ministri dell’ambiente, energia, industria, agricoltura). I lavori sono iniziati alla Fiera di Milano il primo dicembre, ma solo dal 9 al 12 i politici prenderanno in esame le misure concrete da adottare. Nei primi giorni gli incontri saranno caratterizzati da confronti anche aspri fra Organizzazioni non governative (ben 330), mondo della scienza e funzionari dei vari governi.

La presenza italiana è particolarmente ricca, fra associazioni ambientaliste, ACLI, CGIL nazionale, ARCI, rete di Lilliput, gruppi studenteschi e pacifisti. Nei diversi padiglioni della Fiera si terranno forum aperti sui temi della povertà del pianeta, approfondimenti sui meccanismi flessibili, sul ruolo della Banca Mondiale a proposito delle politiche di sviluppo che modificano il clima, la ricaduta sociale della riduzione delle emissioni, la situazione delle riforestazioni o della distruzione selvaggia delle grandi distese tropicali e la conseguente irrecuperabile perdita di biodiversità, il ruolo dell’industria chimica negli equilibri climatici del pianeta.

Ma anche argomenti più leggeri, specifici: la bioarchitettura, i trasporti leggeri, la situazione dei ghiacciai nel mondo, il ruolo dei parchi, il ruolo dell’informazione sui temi ambientali. Sono tutti aspetti che saranno coordinati dall’associazionismo italiano, all’interno del quale Lega Ambiente ha un ruolo trainante.

Ma il governo italiano non permette grandi speranze di comportamenti virtuosi, visto che non si investe nelle risorse energetiche pulite (geotermica, solare), si punta ovunque a potenziare il traffico su gomma e il traffico privato nelle città.

Da altri governi ci si aspettano invece decisioni concrete. Specie nel settore della riforestazione, si dovranno definire gli impatti socio-ambientali delle decisioni prese; infatti non si ritiene sufficiente investire in una ricaduta migliorativa del nostro sistema ambientale, ma i processi di sviluppo o riconversione energetica dovrebbero portare anche miglioramenti della qualità della vita. Canada e Giappone sostengono che questa lettura risulti essere un inutile costo aggiuntivo. E poi rimane da definire il capitolo delle sanzioni: oggi solo carta bianca, tutta da riempire.