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In nome del turismo

Come finanziare una compagnia aerea privata a dispetto della normativa europea.

Apparentemente, c’è chi crede che sia possibile ignorare le regole fondamentali dell’Unione Europea (e stia tranquillo il cav. Berlusconi, non sto alludendo agli articoli 6 e 7 del Trattato sull’Unione Europea.)

Recita l’articolo 87 (par. 1) del Trattato che istituisce la Comunità Europea: "Sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza".

Chiaro, no? E se qualcuno ne abbia bisogno, c’è un sacco di giurisprudenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo (fra le ultime sentenze, quella nettissima del 20 novembre di quest’anno, la causa C-126/01, detta "Gemo", che spiega a chi di dovere, in 3 pagine lucidissime, dal par. 23 al par. 43, i quattro criteri fondamentali contenuti nell’art. 87; oppure, un caso italiano, "Enirisorse", C-34/01 fino a C 38/01, del 27 novembre 2003; per esserne informati, si vada alla pagina http://curia.eu.int/it/content/juris/index.htm.)

Ma per il Capitano del Tirolo e per la Sindaca di Innsbruck, queste pagine di Trattato e di sentenze sono futili sottigliezze (e chi se ne frega dell’art. 88 par. 3 e del Regolamento CE 659/99 sugli Aiuti Statali?!).

Stiamo parlando del Sacro Turismo, fonte di ogni ricchezza possibile (salvo per i lavoratori del settore), checché ne dicano le statistiche sul prodotto lordo regionale, dalle quali si deduce invece che industria e servizi vari producono più ricchezza e benessere (e posti di lavoro), e che il turismo è sì un settore importante, ma in lento degrado.

Ci manca, dunque, un volo diretto da Innsbruck a Londra, l’Inghilterra essendo un’appetitibile fetta del mercato "incoming".

Ma il trasporto aereo è, da anni, un settore completamente liberalizzato, cioè le compagnie aeree volano quando credono che una certa linea sia profittevole o almeno utile (come collegamento) al proprio esercizio. Se no, niente. Non ci sono, a differenza del trasporto pubblico urbano o regionale, servizi di interesse economico generale o obblighi di servizio pubblico per i quali un finanziamento pubblico sarebbe ammissibile (con l’eccezione di alcuni voli "necessari" per garantire l’unità del territorio nazionale, come certi servizi fra la Francia e la Corsica o fra l’Italia continentale e le isole). Ma un volo da Innsbruck a Londra è un servizio puramente commerciale, punto e basta. E quando nemmeno la compagnia di bandiera, l’AUA (Austrian Airlines), si sogna di mettersi in movimento, niente da fare.

Ma pazienza. I nostri furbi governanti uno stratagemma lo trovano sempre, o almeno credono di trovarlo. Se non è possibile finanziare direttamente un volo "di interesse nazional-tirolese", finanziano un pacchetto "marketing".

Cioè: un aeroplano va riverniciato per rappresentare un ghiacciato tirolese, sui voli internazionali dell’AUA si mostrano dei videofilmati che pubblicizzano il paradiso turistico tirolese, la sede londinese dell’AUA si impegna ad acquistare nuovi clienti, tutto al prezzo modico di 1 milione di euro (pagati da Mamma Provincia, anche se indirettamente, usando come tramite l’Unione degli operatori del turismo, finanziata anche lei da un’imposta provinciale, e per un quarto dalla città di Innsbruck, che è abbastanza cretina da iscrivere questa somma nel bilancio preventivo del 2004).

Non paghiamo per il volo, paghiamo per servizi di marketing – e pazienza se l’AUA, che avrebbe potuto, volendo, volare a Londra tre volte al giorno, ma non l’ha fatto nemmeno una volta la settimana senza questo benedetto "pacchetto di marketing".

Siamo senza dubbio alcuno in presenza di "risorse statali" che favoriscono una certa impresa, "falsando" la concorrenza, certo in una misura atta ad "incidere" sugli scambi fra Stati membri (visto che, nel settore dei trasporti, la soglia minima sotto la quale si presume che non ci sia nessuna incidenza, è esattamente zero, come ha ripetutamente sentenziato la Corte).

La Commissione, dunque, avendo stabilito che gli estremi dell’art. 87 ci sono, poiché almeno una parte del finanziamento non serve a comprare dei servizi di marketing, ma a facilitare 4 voli settimanali da Innsbruck a Londra, è obbligata (art. 10 del reg. 659/99) ad aprire un’inchiesta e a decretare l’inammissibilità dell’aiuto statale che poi va ripagato.

Come sta accadendo, ora, con gli aiuti che la regione di Bruxelles sta pagando (anche là, sotto forma di un fantomatico "pacchetto marketing") alla Ryanair per aver scelto lo scalo di Charleroi. E la Ryanair ha perso, per ben due volte, un’analoga causa a Strasburgo.

Tuttavia, a Innsbruck, il Consiglio comunale, discutendo sul bilancio preventivo, ha autorizzato questo aiuto: con 21 contro 15 voti (contrari verdi, socialdemocratici e popolari "tradizionali"); ed anche il Consiglio provinciale, con i soli verdi contrari, ha dato il via al Capitano. Ci vorrà proprio la Commissione a far capire a certa gente che il mercato comune esiste davvero.