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Riviste d’artista

Tra grafica, collage ed assemblaggio, ai margini dell’editoria dominante.

Esiste una forma d’arte poco conosciuta che privilegia l’editoria come mezzo di espressione. Non parliamo di libri o riviste sull’arte, ma di libri e riviste che sono di per sé opera d’arte, presentandosi insomma non come rappresentazione, ma come essenza del fare artistico. Ciò che le caratterizza è una reale o presunta artisticità del tutto, ovviamente in un numero di esemplari che va dall’unico (in maniera analoga con ciò che avviene con la pittura) al limitato (e qui l’analogia si sposta al campo della grafica). In questo poco spazio abbiamo privilegiato le riviste rispetto ai libri per il semplice fatto che queste - almeno nelle intenzioni - presentano un’idea di continuità, e quindi un progetto teoricamente più complesso.

Stabiliti i presupposti, v’è da dire che estremamente varia è la casistica delle forme e delle intenzioni di queste riviste; per semplificare, parleremo quindi per casi tipo, due italiani e due stranieri.

èchne, rivista diretta da Eugenio Miccini, esordì nel 1969 nel campo delle ricerche verbo-visuali tra arte e poesia. Anche se l’omonima casa editrice fu assai più attiva nel campo della produzione libraria (21 testi contro i 9 numeri della rivista) fino all’anno della chiusura, avvenuta nel 1976, Tèchne ospitò nelle proprie pagine tavole grafiche (linoleum, xilografie, litografie, ecc.) di numerosi artisti legati principalmente alle neoavanguardie. Tra i tanti nomi che si possono annoverare, ricordiamo Carrega, Gerz, Vaccari, Accame, Chiari, Cage, Spatola, Bertini... oltre a critici come Bonito Oliva e Dorfles. Esplicita, come in gran parte delle riviste d’artista, è la volontà di opporsi con un carattere artigianale alla serialità e massificazione dell’industria editoriale, di fatto disinteressata alla qualità del prodotto cartaceo.

Il contenuto del n° 4 di "SMS" con opere di Lichtenstein, Arman, Cage.

SMS (Shit Must Stop, visionabile, come Tèchne, nella biblioteca del Mart) rientra in quello straordinario filone delle "riviste assemblaggio", tra le quali vanno annoverate anche Art/Life, ISCA Quartely (con solo lavori eseguiti in fotocopia), senza dimenticare Aspen, rivista-oggetto degli anni ‘60 con originali di Wahrol e McLuhan. Priva di pagine, essa era un pacco che veniva inviato agli abbonati via posta, contenente un insieme di multipli d’artista introdotti da un sommario che ne indicava la disposizione all’interno dell’involucro di cartone. Legata per evidenti ragioni alla mail-art (della quale parleremo prossimamente), SMS fu una stella cadente che, in meno di un anno, bruciò i suoi sei, unici numeri. Fondata a New York nel febbraio del 1968 dal surrealista William Copley, al progetto presero parte artisti del calibro di Lichtenstein, Duchamp, Oppenheim, Man Ray, Arman, Christo, Oldenburg, Cage, Kosuth, Baj. Caratterizzata da un forte senso egualitario, la rivista ospitava indifferentemente lavori di grafica, poesia, fotografia, arti applicate, assemblaggi vari, perfino musica. L’uguaglianza non toccava solamente la tipologia dei lavori, ma perfino il compenso: ogni autore, che fosse l’artista al culmine della carriera o il mailartista sconosciuto, percepiva un compenso di 100 dollari. Forte è poi il senso ironico che caratterizza gran parte dei lavori, come il cappellino da muratore (in plastica) creato da Lichtenstein o la pressa con tubetti di colori offerta da Arman per concedere a tutti la possibilità di eseguire da sé il proprio "Arman".

TPiù vicina al formato rivista ma non meno multimediale è la francese Plage, attualmente diretta da Roberto Gutierrez e giunta oramai al centesimo numero. Pittoresca e anarchica nelle forme, essa viene distribuita su abbonamento oppure all’interno delle fiere d’arte (in Italia ad Artefiera, a Bologna). Sul supporto in cartoncino prendono forma i lavori, soprattutto materici, di vari artisti che interagiscono ora con il testo scritto, ora con l’immagine di sottofondo; ad esempio, all’iperabusato tema della Gioconda viene applicato, al posto del misterioso sorriso, una caramella gommosa a forma di labbra. Ogni numero ha un tema, filosofico, antropologico o sociale su cui gli artisti si confrontano e - curiosità - il prezzo stesso della rivista cambia a seconda dei materiali usati (per quel che abbiamo visto il pezzo più caro è quello dedicato all’erotismo, contenente veri capi di lingerie).

Altro tipo di rivista d’artista è l’italiana Ellin Selae, fondata nel 1991 e giunta oggi al 64° numero. In questo caso l’intervento artistico è ospite di un contesto altro, vale a dire quello letterario. Ciononostante, entra a pieno titolo nel nostro ambito di ricerca, perché presenta nelle carte iniziali un intervento artistico di vario tipo, che non è neppure un multiplo, ma un’opera originale. Abbiamo chiesto alla redazione di raccontarci la loro storia.

Com’è nata l’idea di ospitare dei pezzi unici nelle vostre pagine?

"Ellin Selae" n° 62.

"Ellin Selae, la nostra rivista pittorico-letteraria, è nata fin dal primo numero ricca di illustrazioni. Ricorda volutamente i vecchi almanacchi, quei libri, spesso gli unici a entrare nelle case delle persone, che avevano due livelli di lettura: uno scritto e uno visivo, perché allora non tutti sapevano leggere. Abbiamo rispettato quella antica regola e così Ellin Selae è una rivista che si può anche solo sfogliare senza trovarla noiosa. Per questo motivo abbiamo naturalmente attratto molti grafici e pittori che chiedevano di collaborare, ma noi non avevamo in realtà bisogno di illustrazioni ad hoc da stampare e quindi per i primi anni non abbiamo trovato alcuna via per una reale collaborazione con gli artisti. Noi cercavamo piuttosto una via per andare oltre la semplice riproduzione meccanica di un disegno e acquisire in originalità. Un giorno (era il 1994) un amico pittore belga, Leo W. Drom, ci disse che avrebbe potuto fare 1000 esemplari originali, uno per ogni copia della rivista, da allegare in ogni numero. In questo modo ogni copia di Ellin Selae sarebbe stata unica e irripetibile e avrebbe contenuto un esemplare originale di un artista. Così fu. Ma dato che Leo si impegnò a farlo sulla pagina bianca una volta stampata, la cosa si rivelò complicatissima, perché lui dovette fare su tutte e 1000 le copie stampate in brevissimo tempo un disegno originale. Quella volta la rivista uscì con quasi tre mesi di ritardo! Ora le cose sono molto più semplici: gli artisti ci mandano direttamente le 1000 opere e noi alleghiamo le loro pagine alla rivista autonomamente... Comunque sia, la cosa ci piacque moltissimo e decidemmo di renderla definitiva. Da allora, era il numero 22, ad oggi, che siamo al n° 64, sono diverse decine gli artisti che hanno fatto 1000 esemplari unici e originali per la nostra rivista, e non solo italiani, ma anche dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Le opere sono sempre 1000, perché tale è la tiratura di Ellin Selae. A differenza di quello che avviene per i contenuti dei testi, nell’opera lasciamo carta bianca (in senso letterale) all’artista, così ognuno usa la tecnica che preferisce: c’è chi fa un unico grande foglio e poi lo taglia a strisce e lo divide in mille pezzetti, c’è invece chi fa 1000 disegni proprio tutti diversi uno dall’altro... In realtà a noi non interessa molto l’elevata qualità dell’opera (fare 1000 capolavori è impossibile!) quanto l’unicità: una pennellata policroma, uno schizzo... Comunque ci dicono che già oggi Ellin Selae è diventata oggetto da collezione in certi ambienti artistici. C’è chi è abbonato da anni unicamente al fine di collezionare questi interventi artistici".

Che importanza ha per voi il rapporto tra arte visiva e parola scritta?

"Come detto prima, consideriamo l’immagine un linguaggio compiuto. Si possono raccontare storie bellissime con il segno grafico o il colore. Proviamo a pensare alla profondità e alla ricchezza delle incisioni di Doré: talvolta le sue illustrazioni comunicavano sensazioni ed emozioni assai più del testo per cui erano fatte. In quest’epoca purtroppo l’immagine è diventata anche una dittatura: l’attenzione delle persone, soprattutto delle più giovani, è incapace di trarre dalla lettura quel patrimonio di idee e informazioni che solo la lettura può dare, così come sono incapaci di guardare realmente una immagine, un’opera d’arte. Se vivesse oggi, Leonardo Da Vinci per vivere sarebbe costretto a fare il web designer... Ma l’arte, quella vera, ha per noi a che fare ancora con l’intelligenza dell’artista, le sue mani, il suo sguardo, la sua anima...".

Esiste una selezione dei lavori e degli artisti?

"Non per questo aspetto della rivista. Selezioniamo, e molto duramente, i testi da pubblicare, ma per la "Traccia d’artista" accettiamo ciò che la fantasia dell’artista ci propone, anche se talvolta restiamo perplessi. Penso al caso di un ragazzo che ci propose 1000 etichette di prodotti merceologici "taroccate". Ci immaginammo cose creative, che so, un "Sugo di pelati" trasformato in "Sugo di gelati" o cose del genere. Ci arrivarono invece 1000 etichette scarabocchiate a biro in modo incomprensibile, in alcune neppure si capiva dove fosse l’intervento dell’artista. Le utilizzammo ugualmente. L’abbiamo preso come un segno dei tempi. Un’altra volta un artista ci propose 1000 fogli di carta igienica. Reduci dall’esperienza precedente, gli chiedemmo cosa avesse intenzione di fare; lui ci rassicurò dicendo che non aveva intenzione di proporre una nuova versione della famosa "Merda d’Artista" ma semplicemente dei segni a tempera... In ogni caso agli artisti chiediamo solo di rispettare il formato della pagina di Ellin Selae che è A5 (ossia mezzo A4). Le opere non devono essere più grandi di così... poi ognuno faccia secondo talento! L’invito dunque è aperto a tutti gli artisti: chi volesse saperne di più può contattarci al nostro recapito: Ellin Selae, fz. Cornati 27, 12060 Murazzano (CN) - tel: 0173/791133.