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Ex Michelin. Su Piano si pasticcia

Un conchiuso della Giunta provinciale disfa il progetto di Renzo Piano sul lungo Adige: togliendo il buono e aggravando il meno buono. Ora si cerca di rimediare...

Ha incontrato impreviste difficoltà il progetto di Renzo Piano sull’area Michelin; difficoltà che hanno innescato un dibattito - su urbanistica, architettura, strutture culturali - secondo noi decisamente confuso e talora arretrato. Cerchiamo qui di fare il punto, e di ipotizzare delle soluzioni.

Il progetto di Renzo Piano del Centro della Scienza a ferro di cavallo attorno alle Albere; e - in rosso - gli edifici stralciati dalla Pat.

Il progetto di Piano prevedeva per l’area attorno alle Albere, (vedi cartina) la costruzione di un edificio a ferro di cavallo che avrebbe dovuto architettonicamente dialogare con il palazzo rinascimentale, sulla falsariga di quanto a Parigi fa la moderna (e affascinante) piramide di Pei con il quattrocentesco (e, diciamolo, greve) palazzo del Louvre. Una soluzione, sede del Centro della Scienza, in grado di valorizzare al massimo sia le Albere, sia la presenza a Trento del più celebrato architetto mondiale.

Su questo progetto però, poco prima delle elezioni, si è abbattuto il niet della passata Giunta provinciale: su proposta dell’assessore competente, Claudio Molinari, è stata stralciata (gli edifici colorati in rosso sulla cartina) la porzione nord del ferro di cavallo (perché adesso c’è lo stadio e lo spostamento chissà quando avverrà) e analogamente la porzione est lungo la ferrovia (per l’opposizione dell’ufficio Beni Culturali); si è invece deciso di ingrandire la porzione sud, portandola a 30.000 mq. (per inglobarvi anche il nuovo Museo Archeologico) sui terreni di Iniziative Urbane. Quest’ultima società (una cordata di istituzioni private trentine, che sull’area, a suo tempo graziosamente concessa da Dellai, intende fare il business) ha richiesto come contropartita l’aumento della volumetria negli altri edifici, quelli a residenza e terziario. E allora Renzo Piano, visto che il suo progetto veniva stravolto, ha annunciato l’intenzione di gettare la spugna.

Non possiamo che dargli ragione. La decisone (conchiuso, in termine tecnico) della giunta secondo noi è stata una fesseria. Dal punto di vista culturale e da quello urbanistico.

Il progetto di Piano, come abbiamo a suo tempo scritto, presentava un limite: non collegare la nuova area lungo il fiume, vocata a cultura, natura e tempo libero, con la parte più viva e affine della città, vale a dire la zona universitaria, da via Verdi al Mulino Vittoria alla nuova biblioteca in Sanseverino.

Orbene, il conchiuso di Giunta, invece di ricucire scava un fossato, relegando la nuova cittadella a sud di un Palazzo delle Albere tenuto nell’attuale sterile isolamento, e trasforma la mancanza di connessione urbana in frattura.

E particolarmente arretrata ci sembra la valutazione dell’Ufficio Beni Culturali, per il quale le Albere si preservano lasciandogli davanti la massicciata ferroviaria: una visione immobilista del patrimonio storico, che pensa di valorizzare lasciando tutto fermo, anche quando si tratta di procrastinare scempi (oggi il palazzo è racchiuso tra il muro di una fabbrica, una strada trafficata, uno stadio, una ferrovia e al di là un cimitero: come si può pensare che stare fermi sia una soluzione?).

Qui ci sembra si scontino delle difficoltà culturali: difficoltà a pensare all’antico come a qualcosa da far vivere, invece che mummificare; e a pensare al contemporaneo come a qualcosa che possa essere pregevole, invece che ingombrante.

E ancora: perché allocare lì il Museo Archeologico? Che c’entra con il Centro della Scienza, con la cultura contemporanea? Eppure già si era pensato di collocarlo in piazza Mostra, nell’attuale edificio della Questura, a contatto col Castello del Buonconsiglio e il Museo Storico, in modo da formare un coerente polo culturale e recuperare la zona antistante il Castello, oggi uno squallido parcheggio.

Insomma, una serie sconsolante di errori. Perché Molinari ha partorito una cosa siffatta (i maligni dicono per mettere in difficoltà Dellai nei suoi rapporti con Iniziative Urbane; e per affondare l’idea di nuovi investimenti museali nel capoluogo, essendo l’ex assessore un sostenitore di un riequilibrio della spesa a favore delle valli) e perché Dellai, in clima elettorale, l’ha avallata?

Di sicuro era un siluro al progetto di Piano e dell’area fluviale. E quindi era indispensabile riprendere in mano la questione.

A farsi parte attiva di un superamento di quelle decisioni è stato il Museo di Scienze Naturali, che vedeva compromesso il progetto di Centro della Scienza. Ed ha trovato pronto ascolto nel nuovo assessore provinciale alla Cultura, Margherita Cogo. Ci sono state riunioni, incontri con Iniziative Urbane, trasferte a Genova da Renzo Piano. Si è riusciti a rimettere in carreggiata il progetto. Con quali compromessi?

Si è preso atto dell’indisponibilità attuale della zona dello stadio e – accettando i discutibili vincoli dei Beni Culturali – della zona lungo la ferrovia. E si è deciso di concentrare il Museo della Scienza nel lato sud: rimarranno, ma spostati, per aumentare la fascia di rispetto dalle Albere, i due edifici previsti da Piano, cui ne verrà aggiunto un terzo, più a sud; tra gli edifici verrà formato uno spazio aperto attrezzabile anche per finalità espositive. Il Museo Archeologico sparisce dalla zona, per approdare – si spera – in piazza Mostra. Anche il Mart, attuale (distratto) gestore del Palazzo delle Albere, se ne va, ritirandosi nella, peraltro maxi, struttura di Rovereto.

Tutto questo comporta una serie di conseguenze. Il Centro della Scienza ha il via ufficiale, e potrà venire realizzato celermente e unitariamente. La sua collocazione è buona, e diverrà ottima se si riuscirà a collegarlo con il parco fluviale in una progettazione unitaria ("Ci possono essere giochi scientifici, luoghi dove tenere lezioni all’aperto, forse un biotopo, un giardino botanico... a Piano brillavano gli occhi, all’idea di progettare un parco del genere" - ci ha detto il direttore del Museo Michele Lanzingher).

Iniziative Urbane si vede costruiti sul suo territorio (seguendo quali forme giuridiche? a che prezzi? A questi non semplici quesiti stanno lavorando alcuni consulenti) non più i 30.000 metri quadri del vecchio conchiuso, ma 12.000 ("se possiamo avere spazi negli interrati, ci sono sufficienti" ci dice Lanzingher): e la società sembra disposta a cedere l’area relativa senza chiedere contropartite.

L’ipotizzato sfratto del Mart dalle Albere ha suscitato alcune proteste: dei responsabili del Museo, degli artisti locali, di alcuni trento-centrici ("Trento non si faccia scippare il Mart!"). Secondo noi sono ottiche sbagliate: da una parte il Museo di Arte Contemporanea ha il suo bel da fare nel gestire la grande struttura di Rovereto, pensi a quello; dall’altra è ora che il Trentino assuma visioni complessive, e la smetta con le pretese campanilistiche e frazionistiche ("Un pezzo di Mart deve rimanere a Trento, un pezzetto di Scienze Naturali a Rovereto..."). E poi, come giustamente sostenuto dallo stesso Piano, non sarebbe una destinazione confacente per il palazzo cinquecentesco lungo il fiume, essere una dépendance di un altro museo di un’altra città.

In realtà a tutt’oggi non esistono proposte definite di come legare il Palazzo al Museo della Scienza, o meglio all’intera aerea ricreativo-culturale che si sta creando. Si tratterà di lavorarvi.

In effetti la difficoltà a trovare una destinazione confacente alle Albere, è spia del limite sostanziale del nuovo progetto testé illustrato. Le Albere risultano prive di contesto, appendice di quanto si realizzerà a sud. E il tutto, come abbiamo già detto, rimane scollegato dalla città vera e in particolare dalla vicina e affine zona universitaria.

"E’ vero, il Palazzo va fatto dialogare con la città dalla parte giusta – conviene l’assessore Cogo – E lo spazio di tutela deve essere concepito come parte di un utilizzo, una fruizione del bene – aggiunge, in evidente disaccordo con i Beni Culturali.

L’idea è di recuperare in un secondo momento, quando sarà attuale la dismissione dello stadio, il progetto originale di Renzo Piano. Affiancando al Centro della Scienza a sud, un altro edifico di grande pregio a nord. E richiudendo a est il ferro di cavallo con un’alberatura, che copra la massicciata ferroviaria (o il boulevard, se ci sarà l’interramento). "Tra le Albere e i nuovi edifici forse sarebbe meglio interporre un filtro, attraverso delle alberature, per evitare un incongruo effetto urbano attorno alla villa rinascimentale – ci suggerisce l’arch. Sergio Dellanna – E occorrerà che il nuovo edificio a nord presenti soluzioni architettoniche coordinate, anche se distinte, con quello a sud di Piano; l’importante è che la regia sia di alta qualità, e possibilmente unica". Cioè affidata allo stesso Piano.

Ma quali funzioni nell’edificio a nord delle Albere? Si parla di uno spostamento del Museo Caproni, oggi un gioiellino praticamente inutile. E in ogni caso di funzioni legate alla cultura, alla scienza, all’alta tecnologia. E in questo contesto anche le Albere facilmente avrebbero una loro centralità, sottolineata dalla stessa posizione topografica.

Rimarrebbe il problema (a nostro avviso sorto da che l’allora sindaco Dellai concesse l’intero comparto ai privati) di come ricucire l’area al centro città e alla zona universitaria. Ma a questo punto sarebbe più facile affrontarlo.