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L’università a San Michele. Ma c’è un ma…

Il prezzo da pagare, a quanto sembra, è l’ennesima colata di cemento.

La notizia principale è positiva: a San Michele arriva l’università. Dopo oltre un decennio di annunci, questa sembra la volta buona per l’Istituto Agrario, che si appresta ad aprire la facoltà di Enologia e delle Biotecnologie verdi. Un naturale completamento del ciclo di studi che da oltre cent’anni si tengono presso l’antico istituto, rilanciato negli anni Sessanta ad opera della Provincia. Fino a quando non sarà aperta la facoltà universitaria i diplomati dell’Istituto agrario che vorranno continuare nella specializzazione dovranno frequentare gli attuali corsi triennali attivati da qualche anno in collaborazione con l’università di Trento ed un analogo istituto di Wiesbaden, in Germania.

Accanto alla notizia buona, quella cattiva: è in arrivo un’altra colata di cemento di dimensioni imprecisate. A dirlo, questa volta, non sono i soliti ambientalisti con la puzza sotto il naso, ma un consigliere comunale dalle solide convinzioni autonomiste e con la pratica esperienza del geometra. A dar man forte al tecnico-consigliere, anche due architetti, componenti (fino a quando?) della commissione edilizia di San Michele. Tutti gli altri, per ora, si sono dichiarati favorevoli non tanto all’università (sulla quale non c’è ovviamente nessun dissenso), ma sull’annunciato mostro urbanistico. Il geometra Tullio Zeni è stato l’unico a votare contro la deroga urbanistica richiesta per la costruzione dell’edificio destinato a ospitare la futura università: in quella zona è prevista un’altezza massima degli edifici di 14 metri, mentre quelli dell’Istituto hanno deciso di tirar su una costruzione alta 17 metri."Per quel poco che è dato sapere - spiega Tullio Zeni - verrà ristrutturata l’attuale stalla (altra opera inutile, n.d.r.), con il risultato di vedere un mostro di circa 30.000 mq, alto 17 metri e lungo più di ottanta".

E’ chiaro che in una città un volume del genere può anche passare inosservato, ma non è il caso di San Michele, specialmente in una zona come quella di cui si parla, a ridosso della collina vitata. "E poi è anche una questione di metodo - continua Zeni - Nella prima riunione della commissione edilizia di cui fanno parte anche l’assessore comunale e molti altri, tutti i presenti sono stati d’accordo nel sospendere il parere richiesto, rilevando la carenza degli elaborati necessari per esaminare l’argomento; salvo poi, a distanza di qualche tempo, nonostante non fosse cambiato niente, approvare a maggioranza".

Al geometra non va giù nemmeno il fatto che per piccoli interventi edilizi il cittadino sia spesso gravato di richieste da parte degli uffici e delle amministrazioni, mentre per un intervento come quello programmato dall’Istituto, che per dimensioni ed impatto andrebbe particolarmente vagliato, non vengono fatte rispettare nemmeno le procedure minime della correttezza tecnica. "E poi -conclude Zeni - come non pretendere per un’opera del genere un concorso di idee tra diversi architetti e ingegneri anziché calare dall’alto un progetto qualsiasi (si parla di circa un miliardo delle vecchie lire di parcella)?"

Dicevamo dei due architetti della commissione edilizia comunale che hanno, anch’essi, cercato di richiamare l’attenzione del Comune sull’iniziativa edilizia dell’Istituto. Dopo un incontro, evidentemente infruttuoso con i tecnici ed dirigenti dell’Istituto Agrario per reclamare anche la messa a disposizione dei minimi strumenti di conoscenza tecnica per esprimere una valutazione completa, i due, Silvana Dallago e Francesco Franchini, si sono rassegnati ad esprimere un lungo e motivato parere negativo. E’ difficile riassumere in una breve cronaca le mancanze rilevate dai due tecnici ma anche l’amarezza che sembra scaturire dalla relazione. Basti un passaggio, a nostro avviso molto significativo, tratto dal parere della Commissione urbanistica provinciale, che a denti stretti aveva concesso per quella zona l’edificazione fino a 14 metri di altezza: "L’area è in gran parte ricoperta da vigneti che si estendono sui primi versanti della montagna, creando un tipico paesaggio rurale trentino. Essa si presenta notevolmente sovradimensionata, rispetto alle reali necessità… Anche se la proprietà è pubblica, non è giustificato consentire l’edificazione indiscriminata…".

Ebbene, in quella zona, che prevedeva in origine costruzioni alte fino ad otto metri e mezzo e che la Cup (anche se poi ha concesso di edificarvi) avrebbe voluto "tutelare", sorgerà un edificio di 17 metri. Ma per il sindaco, si tratta di cosucce: "Al massimo verrà nascosto alla vista un po’ di bosco"; e questo che importanza può avere rispetto alla prospettiva dell’università a S. Michele?