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Il Conservatorio diventa Università

Finalmente parte anche a Trento la riforma dei Conservatori. Molte belle novità e qualche dubbio.

Sono già trascorsi quattro anni dall’approvazione della legge di riforma dei Conservatori 508/99 che ha dato il via al rinnovamento della formazione musicale in Italia e finalmente anche a Trento qualcosa è cambiato. In dicembre è infatti arrivata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’autorizzazione a procedere all’attivazione presso il Conservatorio "Bonporti" del triennio sperimentale che porta al raggiungimento di un diploma accademico di primo livello.

Spieghiamo: questa riforma cerca di conformare il percorso didattico della istituzioni statali di musica, ossia dei nostri Conservatori, al modello europeo, quello che già l’Università italiana ha adottato qualche anno fa con il nuovo ordinamento delle lauree di primo e secondo livello. Gli studi universitari prevedono infatti oggi il percorso chiamato comunemente del 3+2, ossia di un primo triennio con cui si ottiene una laurea chiamata di primo livello ed un secondo biennio al termine del quale si consegue una laurea specialistica. Anche nel futuro dei Conservatori italiani si parla quindi di triennio e di biennio.

Ma il futuro ora, a Trento, è finalmente presente.

Lo scorso ottobre un decreto del Ministero dava la possibilità, ai Conservatori che non lo avessero ancora richiesto, di proporre i corsi di sperimentazione di primo livello secondo una griglia di progetti già in atto, considerati probabilmente più in linea con lo spirito della riforma , quali quelli del Conservatorio di Milano e di Trieste. E proprio prendendo come modello la programmazione di Trieste, Trento propose undici corsi riformati, tutti approvati lo scorso dicembre. I corsi, che partiranno a febbraio, sono: Didattica della musica, Composizione, Pianoforte, Flauto, Violino, Clarinetto, Chitarra, Violoncello, Canto, Tromba e Percussioni.

Il triennio si inserisce negli ultimi anni di corso di ciascuna disciplina. Più che di sperimentazione, si può quindi parlare effettivamente di una generale ristrutturazione della programmazione didattica dei corsi superiori che, dove ieri portavano ad un diploma equiparato a quello di un istituto superiore, oggi portano ad una laurea di primo livello. Grande merito di questa riforma è quello di aver svecchiato ed aggiornato programmi che erano fermi per alcuni strumenti addirittura a legislazioni del 1918, come puntualizza Emilio Galante, docente di flauto presso il Conservatorio cittadino, nella conferenza stampa dello scorso 13 gennaio. Ma tutti i docenti che hanno lavorato per la progettazione del triennio a Trento si ritengono soddisfatti per il nuovo taglio dei corsi superiori. Strutturandosi questi come le lauree di primo livello, si parlerà anche qui di crediti formativi (per un totale di 180). In aggiunta alle lezioni di strumento, gli allievi dovranno quindi seguire altre discipline affini obbligatorie e, per un certo numero, a scelta. Così, per esempio, chi segue il corso di Pianoforte, come ci spiega la prof. Antonella Costa, per arrivare al diploma dovrà frequentare, oltre al corso di Storia ed estetica musicale, di Teoria dell’armonia e dell’analisi (le vecchie Storia della musica ed Armonia), Esercitazioni corali e Musica da camera (materie già del precedente ordinamento che però non prevedevano un esame finale), anche un laboratorio di collaborazione al pianoforte per l’accompagnamento, uno di didattica pianistica ed un corso di storia e di analisi specifica degli strumenti a tastiera. Percorsi questi che vanno ad arricchire oltremodo le conoscenze della storia, della letteratura e della pratica dello strumento. In breve, il corso di Composizione vede una sostanziale apertura verso la produzione del ‘900 e l’informatica musicale; i corsi degli strumenti a fiato e di percussioni prevedono lo studio tra l’altro di quei soli orchestrali obbligatori nei concorsi per entrare appunto nelle orchestre (con una particolare attenzione quindi agli sbocchi lavorativi dei diplomati).

Importante novità inoltre è l’avvio del corso di Didattica della musica, che prospetterebbe, come annuncia il prof. Stefano Fogliardi alla conferenza stampa, la collaborazione con docenti del calibro di Mario Piatti e Sebastian Korn (per visionare i programmi degli undici corsi attivati, vedi www. conservatorio.tn.it )

Al nuovo triennio sperimentale possono iscriversi interni e privatisti entro lunedì 26 gennaio.

Ma le novità non finiscono qui. L’8 gennaio il ministro Moratti ha infatti firmato un altro decreto. Ora ciascun Conservatorio ha la possibilità di attivare autonomamente il biennio di specializzazione, corso a cui può iscriversi chi è già in possesso del vecchio diploma per conseguire una laurea di secondo livello. Il maestro Armando Franceschini, direttore del "Bonporti", dichiara di voler subito pensare anche a quest’altra prospettiva per Trento, riunendosi nuovamente con il collegio docenti in questi giorni per progettare la specializzazione che, per indicazione del ministero, dovrà attenersi a due indirizzi precisi: interpretativo-compositivo o tecnologico-multimediale.

E questa è la parte bella della riforma: una programmazione decisamente interessante ed un’offerta didattica interdisciplinare.

Molti rimangono però gli interrogativi sulle modalità di svolgimento dei corsi riformati.

L'attuale sede del Conservatorio "Bonporti".

Innanzitutto il Conservatorio potrà creare un collegamento con l’Università, riconoscendo crediti ottenuti dagli allievi in ateneo o avvalendosi di alcuni corsi già attivati presso di questo (come per esempio Lingua straniera o Psicologia generale), ma non si sa ancora in che misura e come. Le trattative sono ancora in corso e la scadenza delle iscrizioni è ormai qua.

In secondo luogo, il triennio ed il biennio al Conservatorio assurgono a diventare corsi universitari, considerando che si parla di lauree di primo e secondo livello e, si sa, in Italia non è consentito iscriversi a due corsi di laurea contemporaneamente. Tuttavia, come spiega il maestro Franceschini, questo oggi non è un problema poiché la cosa, al Ministero, non è stata ancora presa in considerazione (!).

Il Conservatorio diventa università e le tasse cambiano. Da febbraio, chi si iscrive ai nuovi corsi riformati dovrà pagare all’incirca 300 euro e chi sceglierà invece di proseguire il percorso del vecchio ordinamento dovrà comunque pagare sui 100 euro. Cifre comunque basse se pensiamo ad una normale tassa universitaria italiana, che gravita tra l’uno ed i due milioni di vecchie lire, ma se pensiamo che al Conservatorio si pagavano circa 40.000 lire all’anno....!

Ancora. Sul Giornale della musica di gennaio, stampa di riferimento nel settore, si legge un’intervista a Paola Poggi, responsabile della Snur-Cgil del settore AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale). "Dal Ministero -dice - sembrano esserci resistenze all’approvazione dei corsi sperimentali di II livello per i diplomati secondo il vecchio ordinamento". Dunque, ai diplomati del vecchio ordinamento sarebbe preclusa la possibilità di iscriversi alla specializzazione. Ma dal Conservatorio di Trento ci assicurano che questa è ormai una vecchia notizia già smentita.

Le cose cambiano in fretta, in questi giorni. Le proposte sono molte e variegate, le domande senza risposta pure. Ma di sicuro c’è una ferrea volontà di cambiare in meglio la proposta didattica e la formazione musicale in Italia. Trento ci ha pensato, ha progettato, ha lavorato, ed il prossimo mese comincia.