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Letteratura e distillati Nonino

La poesia rigenera la realtà umile delle cose così come la grappa gli scarti della vigna.

Bella esperienza andare a curiosare in casa dei cugini friulani, e che cugini! Dal Trentino a Percoto in provincia di Udine, in casa dei produttori di grappa più famosi del mondo, in casa della famiglia Nonino, in occasione del premio internazionale letterario che porta il loro nome, prestigioso quanto la giuria che lo assegna (da Olmi a Le Roy Ladurie, Klibanski, Magris, Nascimbeni, Morandini, Brooks) e che ha visto quest’anno premiati il noto fisico e ambientalista Marcello Cini, il filosofo Edgar Morin e soprattutto il grande poeta Tomas Transtromer, edito da Crocetti. 

E qui al 30 gennaio le impressioni così chiare nel ricordo, nel ricordo di quella giornata, si mescolano irrimediabilmente in sorprese e metafore: la metafora della poesia come distillato dell’anima mista all’idea prima di una grappa di monovitigno (sono stati i primi ad usare questa definizione) come principio di identità, di un modello di identità che ha fatto poi crescere tantissime altre realtà (anche quelle trentine, soprattutto i piccoli bravissimi distillatori che ci sono qui).

Quel giorno Edgar Morin parlava di "nuova metamorfosi" per il mondo, di globalizzazione come costruzione di nuove infrastrutture che però necessitano di una politica di giustizia, ma il pensiero andava un po’ per conto suo sui dodici alambicchi e la nobiltà dei vitigni prescelti (picolit, schioppettino, ribolla, tazzelenghe, malvasia e l’ultimo arrivato, il miele d’agrumi).

Claudio Magris, leggendo la motivazione del premio al poeta Transtromer, dichiarava che "c’è vera poesia quando si riesce a rifare ex novo certi temi che la poesia ha da sempre affrontato".

E’ inverno, i rami contorti appena abbozzati creano il contesto in cui cielo e terra si danno reciprocamente: "Il cielo dalle sue fibre/ fluito è giù nella terra/ resta soltanto un cielo raggrinzito/ quando la terra ha bevuto. Spazio rapito/ si torce nel groviglio delle radici, si volge/ al verde...".

Cristina Maria Lombardi, che ha tradotto questi testi, parla di densità semantica e concisione formale, di straordinaria potenza lirica e prepotente fecondità delle immagini. Come vedete s’è parlato di letteratura, dei temi di sempre, della vita e della morte ("In mezzo alla vita accade che la morte venga/ a prendere le misure dell’uomo: Quella visita/ si dimentica e la vita continua. Ma il vestito/ si cuce in silenzio".) o dei gesti dell’amore che si acquietano anche se "i pensieri più segreti s’incontrano/ come s’incontrano due colori e l’uno nell’altro fluiscono/ sulla carta bagnata di un dipinto infantile".

Una leggerezza di immagini, ma un peso semantico notevole, come notevole la fragranza, l’invenzione dell’acquavite d’uva che distilla in un’unica operazione buccia, polpa e succo d’uva, metafora della vita, dell’essenza e dell’apparenza.

Conclude questo nostro incontro il poeta svedese: "Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua/...Scopro orme di capriolo sulla neve. Lingua senza parole".

Festa della lingua, dei profumi, dell’eleganza e la concentrazione per i sensi tutti.

Non possiamo dimenticare che lo scorso anno la Triennale di Milano dedicò a questa famiglia una mostra antologica sui trent’anni di Monovitigno.

La poesia rigenera la realtà umile delle cose così come la grappa gli scarti della vigna.

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