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La poltrona del rettore 2

Il prof. Egidi si sta dando (troppo) da fare per essere riconfermato rettore. Danneggiando l'immagine dell'Università e di sé stesso. Professore, perché?

Sia chiaro, io non sono qui a tutti i costi. La mia professione rimane studiare e insegnare – ci diceva alcuni giorni fa il prof. Massimo Egidi a proposito della sua riconferma a rettore.

Belle parole. Anzi, parole che dovrebbero essere normali: perché mai un docente universitario, che per otto anni ha esercitato – con unanimi apprezzamenti – la carica di rettore, dovrebbe avere problemi a tornare nel suo ruolo normale? E dovrebbe invece fare di tutto per rimanere in carica, rischiando di oscurare la propria stessa figura?

Il rettore prof. Massimo Egidi.

Abbiamo spiegato in un recente articolo come Egidi, al termine di due mandati e otto anni, sia un rettore in scadenza, a giugno ci saranno nuove elezioni cui, per statuto, lui non potrà presentarsi.

Però questo è un delicato periodo di transizione, per l’Università in Italia, e anche per Trento, per cui potrebbe essere opportuna una riconferma di Egidi, persona capace e apprezzata anche a livello nazionale, che ha consolidato un’importante rete di conoscenze.

Su questo si è innestato un dibattito. E’ in corso una revisione dello Statuto d’Ateneo: vale la pena modificare il limite dei due mandati? Oppure, senza apportare modifiche così pesanti, offrire invece ad Egidi una proroga di uno-due anni? Oppure invece far prevalere il principio che nessuno è indispensabile e pensare a un nuovo rettore?

E’ in questo contesto che Egidi ci aveva dichiarato: "Sia chiaro, io non sono qui a tutti i costi." Invece...

Invece il rettore si dà da fare per rimanere. Troppo.

Prima accelera i lavori della revisione dello Statuto, al cui interno potrebbe esserci l’abolizione del limite dei tre mandati. Poi, visto che i Presidi delle Facoltà esprimono un duro documento contro tale ipotesi, ma lasciano aperta la strada di una proroga del mandato, nell’ultimo cda allargato conferisce al presidente Cipolletta l’incarico di consultare dei giuristi per avere un parere sulla possibile proroga.

Fin qui niente di grave. Senonchè alcuni giorni dopo emerge che già all’interno della nostra Facoltà di Giurisprudenza, il docente di diritto amministrativo prof. Giandomenico Falcon, aveva fornito tale parere, assolutamente negativo; e che il Preside di Giurisprudenza, prof. Toniatti, lo aveva trasmesso al rettore; che lo aveva infilato in un cassetto.

"Perché? – si chiede il prof. Piergiorgio Rauzi, all’interno dell’Università una delle voci più critiche sull’intera questione – Perché, avendo il parere – gratuito – di Falcon, si spendono soldi per averne un altro, a pagamento? E ora, se il parere raccolto da Cipolletta concorderà con quello di Falcon, cosa giustifica la spesa? E se invece discorderà, quale dovrà prevalere? E non si dimostrerà che basta pagare per avere il parere che si vuole?"

E poi l’interrogativo di fondo: che senso ha tutto questo indaffararsi del rettore per rimanere in sella?

Anche perché ci sono altri episodi. Pierluigi Angeli, già presidente della Provincia e ora nel Cda dell’Università su nomina della Camera di Commercio, poiché assente senza giustificazione per quattro volte, non viene avvertito della cosa, ma dal rettore prontamente dichiarato decaduto. Angeli, che nel cda aveva palesato la sua contrarietà alla permanenza di Egidi, collega le due cose, si infuria, si fa rinominare dalla Camera di Commercio, e si ripresenta più agguerrito che mai.

Il rappresentante degli imprenditori, Gadotti, tiene nel cda una posizione pro Egidi, in linea con il presidente della Confindustria Gianfranco Pedri; il quale per questo viene duramente contestato da Artigiani, Commercianti e Cooperative, che non erano mai stati consultati e sono contro Egidi. E a rendere il tutto più torbido c’è un pesante lavoro del Presidente della giunta Dellai per la riconferma del rettore.

Insomma, a questo punto la questione Egidi è diventata dirompente: l’attaccamento del rettore alla poltrona è ormai palese ed è di per sé un dato negativo. E ancor più negativo il fatto che ci siano dei supporter tanto determinati quanto minoritari. Il che sta inducendo tutta una serie di dietrologie e pettegolezzi, che non val la pena riferire, ma che sono comunque anch’essi un dato profondamente negativo per un’istituzione come l’Università.

A questo punto si fa più accorata la domanda iniziale: prof. Egidi, perché?