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Il “Divino Sospiro” per i Concerti della domenica

L'ensemble portoghese alla Filarmonica di Trento in un estroso e professionale concerto di musica barocca con strumenti d'epoca.

Alla presenza di un caloroso pubblico giunto numeroso alla sala di via Verdi e con i ringraziamenti di rito rivolti agli amici sostenitori si è conclusa domenica 29 febbraio la breve e ben curata rassegna de "I Concerti della Domenica" con l’esibizione dell’ensemble portoghese "Il Divino Sospiro". A onor del vero con l’ultimo giorno di febbraio si è conclusa la parte trentina di queste matinées, poiché l’ultimo appuntamento in cartellone è previsto il prossimo 11 marzo, non a Trento bensì a Lisbona. In quell’occasione il quintetto dell’Ensemble Zandonai, l’orchestra da camera dei fratelli Guarino, si esibirà nelle splendide sale di Palazzo Foz con musiche di Zandonai, Puccini e Brahms.

Massimo Mazzeo (viola).

E proprio questi due concerti, l’esibizione dell’ensemble portoghese a Trento e quella della formazione trentina a Lisbona, rientrano in quell’interessante progetto di scambio culturale che da anni la rassegna de "I Concerti della Domenica" promuove grazie alla collaborazione di numerosi sostenitori, dal Comune e la Provincia di Trento all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e alla Portugàlia Airlines, per nominare solo i più importanti, fino ad arrivare ad un ente di credito portoghese, la Fondazione Banco Commerciale Portoghese, coinvolto per la prima volta in questo progetto di cui ha riconosciuto la validità.

Ma veniamo all’esibizione de "Il Divino Sospiro". Dopo il discorso formale dell’assessore alla cultura del comune Micaela Bertoldi ed i saluti accorati di un emozionato Giuseppe Mazzeo, anima della rassegna concertistica, la sala Filarmonica ha risuonato delle musiche barocche interpretate dall’ensemble portoghese. In realtà questa formazione di undici elementi di portoghese ha solo la provenienza, poiché nasce dall’incontro di alcuni musicisti internazionali che risiedono in Portogallo e che in questi ultimi anni si sono dedicati allo studio dell’interpretazione della musica antica con strumenti originali. Tutti gli strumenti presenti sul palco erano infatti strumenti barocchi "montati barocchi" (ad eccezione del violoncello, strumento moderno montato barocco).

Pietro Prosser (liuto).

Due i musicisti italiani del gruppo: il roveretano Pietro Prosser, solista nel Concerto in re maggiore per liuto, due violini e basso continuo di Vivaldi presentato nella prima parte del programma; e Massimo Mazzeo di Trento, solista in un’altra opera vivaldiana presentata nella seconda parte, il Concerto in re minore per viola d’amore ed archi.

Di Antonio Vivaldi abbiamo ascoltato anche un’altra opera in apertura di programma, conosciuta come "La Senna Festeggiante", concerto in do maggiore per archi e cembalo.

Ma la vera rivelazione dell’appuntamento mattutino è stata la musica di Pedro Antonio Avondano (1714-1782), compositore e virtuoso da camera appartenente ad una famiglia di musicisti italo-portoghesi. Le due sinfonie in stile italiano eseguite dal Divino Sospiro (Sinfonia in re maggiore ed in fa maggiore) hanno mostrato un estro vivo e danzante, esaltato dalla concertazione carica di energia e decisamente convincente degli strumentisti portoghesi. Impegno da non sottovalutare in considerazione del fatto che, grazie al consueto opinabile funzionamento delle ferrovie italiane, l’ensemble era riuscito a raggiungere Trento solamente alle tre della notte precedente. La loro esibizione, il loro impegno ad essere comunque presenti sul palco di via Verdi dopo un lungo viaggio, una notte in bianco e nessuna prova generale, la loro interpretazione senza riserve, ci dimostrano cosa voglia dire essere dei professionisti.

Oltre a Vivaldi e ad Avondano, il programma del concerto prevedeva ancora "The Fairy Queen" di Henry Purcell, una scelta di arie composte per il teatro, e "La Follia" di Arcangelo Corelli nella trascrizione per concerto fatta da Francesco Saverio Geminiani. Di questa celeberrima composizione abbiamo apprezzato ancora una volta la fusione d’intenti che gli undici elementi sul palco hanno saputo creare donando così potenza e rinnovato vigore ad una musica scritta più di due secoli fa.

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