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“E adesso passiamo a cose più importanti...”

Dal Circolo Cittadino barrierato, all’Ospedale regionale di Bolzano, dove non c’è neppure un bagno per disabili. Questa la situazione nella provincia più ricca d’Italia.

Al Circolo Cittadino di Bolzano era in programma una serata con Antonio Slavich, "storico" psichiatra del gruppo di Gorizia, che con Basaglia cominciò la grande riforma psichiatrica. L’occasione era la presentazione del libro di Slavich "La scopa meravigliante", racconto partecipato dell’apertura dell’ospedale psichiatrico di Ferrara, e del percorso culturale e umano che condusse la città e gli operatori a quel risultato. In apertura della sua presentazione Lidia Menapace si sente di dover leggere una lettera mandata da Milena Cossetto, storica, dirigente scolastica, animatrice dell’associazione di integrazione di malati psichici più interessante del Sudtirolo, interessata ovviamente a sentire uno dei guru della nuova psichiatria.

Ma la prof. Cossetto è in sedia a rotelle. Il Circolo Cittadino ha sede in un edificio storico, di proprietà del Comune, e per raggiungere la sala conferenze si devono superare due rampe di scale. Milena Cossetto scrive nella sua lettera: "A nome mio personale e di molti soci/socie di associazioni di e per disabili motori, mi permetto di sottoporre alla attenzione del Vs. Circolo il fatto che, nonostante le molteplici segnalazioni, ancora oggi le vostre iniziative pubbliche, o rivolte al pubblico, e finanziate o co-finanziate dall’Ente Pubblico (Comune o Provincia) si svolgono in locali non accessibili alle persone in situazione di handicap (in sedia a rotelle o che si muovono con stampelle) o che presentano difficoltà motorie. I locali in cui si svolgono tali iniziative, infatti, non rispettano né la normativa nazionale italiana sulle barriere architettoniche (Legge 104/92 e precedenti regolamenti), né le normative provinciali, né le normative e le indicazioni europee (chiarite anche nel corso dell’anno europeo dei disabili 2003, con le dichiarazioni di Madrid e di Atene del giugno 2003). Mi chiedo chi, come, quando e per quali attività siano stati concessi i regolari permessi per lo svolgimento di iniziative pubbliche nei locali del Circolo Cittadino a Bolzano in via Grappoli. Mi domando come una prestigiosa associazione culturale come la vostra possa così palesemente violare le norme o quanto meno eludere gli orientamenti costituzionali che fanno della cultura un bene fruibile da tutti i cittadini e le cittadine, indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali, psichiche o fisiche e dalle appartenenze. In particolare proprio quelle iniziative culturali "assistite", cioè finanziate con denaro pubblico, cioè con le tasse dei cittadini e delle cittadine.

Non si chiede però di sventrare palazzi o di deturpare antichi e prestigiosi locali, ma semplicemente di distinguere tra le iniziative di carattere privato (specifiche per i soci del Circolo Cittadino, sapendo che si può diventare soci del Circolo solo se di "sana e robusta costituzione fisica") e quelle aperte al pubblico, usufruendo in questo caso di locali, magari meno prestigiosi o esteticamente meno qualificati, ma sicuramente accessibili a tutti: ad esempio la sala del Comune appena ristrutturata, la sala dell’Archivio Storico del Comune appena ristrutturata, la sala di Palazzo Mercantile con i relativi supporti di sbarrieramento, ecc. ecc.

Faccio notare che più di 1/3 della popolazione locale (secondo le statistiche ufficiali) ha problemi di deambulazione (visto che la popolazione invecchia anche a Bolzano), che non siamo solo una popolazione di alpinisti e scalatori e che nulla è stato fatto nei locali di proprietà del Comune, e assegnati come sede del Circolo Cittadino, per eliminare scale o inserire un ascensore e attrezzare i servizi igienici anche per persone non deambulanti. Infine ritengo sia di pessimo gusto e di scarso valore culturale ed educativo proporre temi come quello previsto per venerdì 14 gennaio (una riflessione sull’abbattimento delle ‘barriere degli ospedali psichiatrici’) in un luogo pieno di barriere: è come dimostrare che viviamo in un mondo in cui eludere le leggi non solo è possibile, ma addirittura ovvio e che non ha appartenenze politiche o etiche; che scaricare su altri le responsabilità e ‘fare finta’ che il problema delle barriere architettoniche riguardi solo una minuscola minoranza di ‘polemici’ sia la strategia vincente.

L’alternativa è che l’ente pubblico (Comune o Provincia) incominci a non finanziare più quelle iniziative che si svolgono in locali inaccessibili alle persone in situazione di handicap motorio o in luoghi non sbarrierati come prevedono le norme. Forse qualche "orecchio da mercante" potrebbe accorgersi di scale, gradini, rampe ripide e inaccessibili….Sono disponibile a fornire ulteriori spiegazioni e gratuitamente a fornire eventuali indicazioni pratiche per trovare soluzioni di accessibilità per le future iniziative culturali rivolte al pubblico".

Le richieste al Circolo sono dunque due: eliminare le barriere architettoniche o tenere le riunioni pubbliche in un’altra sala. E all’ente pubblico: usare lo strumento del finanziamento per invogliare le associazioni a non discriminare i disabili motori. La reazione in quella serata, e anche dopo, è stata tuttavia incredibile. Invece di dichiarare la propria disponibilità a eliminare o meglio a chiedere al Comune locatario l’eliminazione delle barriere, il presidente del Circolo ha cercato di giustificare l’inaccessibilità dichiarando che l’associazione riceve scarsi contributi dall’ente pubblico, e che l’edificio è protetto dai Beni Culturali e quindi non si possono fare interventi (incredibile non conoscenza della legge e della prassi, che hanno permesso di rendere accessibili gli edifici storici di Firenze, Roma, ecc.). Ha concluso il suo discorsetto con le parole: "E adesso passiamo a cose più importanti".

Ne è seguita una polemica di parecchi giorni: l’assessore comunale ai lavori pubblici ha dichiarato che "nessuno ha mai posto il problema" (come se non fosse suo compito di cercare quelle situazioni che non corrispondono alla legge e risanarle o farle risanare, e come se non fosse compito del Comune di negare la licenza d’uso a quei locali che non rispettano le norme sull’accesso); la dirigenza del Circolo ha cercato anche in pubblico di sostenere l’opinione che il Circolo è privato e perciò fa ciò che può.

Il giornale Alto Adige, da parte sua, ha rifiutato di pubblicare la lettera di precisazione della prof. Cossetto, e il presidente della UILDM ha denunciato il Circolo perché l’ha citato come portatore di handicap che può raggiungere la sala del Circolo (rifiutando giustamente la contrapposizione fra chi è in sedia a rotelle a chi ha una limitata capacità motoria).

Milena Cossetto nella seconda lettera cercava di mettere a disposizione la sua conoscenza dei problemi e della legge, evidentemente ignota a chi amministra la città: "Anche un Circolo privato è obbligato ad avere una sede accessibile, ai sensi della Legge 104/92 e successivi regolamenti applicativi, ovvero a svolgere attività aperte al pubblico in sale accessibili a chi si muove in sedia a rotelle. Il DPR luglio 1996, n. 503 afferma che ‘agli edifici di edilizia residenziale pubblica ed agli edifici privati compresi quelli aperti al pubblico si applica il decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236’.

Il DM 236 all’articolo 3 comma 4 lettera b) prevede chiarissimamente che anche i circoli privati devono essere accessibili. Questo è il testo: ‘Ogni unità immobiliare, qualsiasi sia la sua destinazione, deve essere visitabile, fatte salve le seguenti precisazioni: (...) nelle unità immobiliari sedi di riunioni o spettacoli all’aperto o al chiuso, temporanei o permanenti, compresi i circoli privati, e in quelle di ristorazione, il requisito della visitabilità si intende soddisfatto se almeno una zona riservata al pubblico, oltre a un servizio igienico, sono accessibili; deve essere garantita inoltre la fruibilità degli spazi di relazione e dei servizi previsti, quali la biglietteria e il guardaroba’.

I criteri di accessibilità, visitabilità e fruibilità sono stabiliti dalla Legge 104 del 1992.

Anche il Circolo Cittadino quindi deve sottostare alle disposizioni in materia di accessibilità degli altri luoghi aperti al pubblico. 2. Cosa prevede la legge per gli edifici ‘antichi o sotto tutela storico-artistica’? Il DPR luglio 1996, n. 503 all’articolo 19 (Titolo IV) parla di Deroghe e soluzioni alternative: ‘Le prescrizioni del presente regolamento, sono derogabili solo per gli edifici o loro parti che, nel rispetto di normative tecniche specifiche, non possono essere realizzati senza dar luogo a barriere architettoniche, ovvero per singoli locali tecnici il cui accesso è riservato ai soli addetti specializzati. Negli edifici esistenti sono ammesse deroghe alle norme del presente regolamento in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali o impiantistici. Per gli edifici soggetti al vincolo di cui all’art. 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 (1), e all’art. 2 della legge 1° giugno 1939, n. 1089 (2), la deroga è consentita nel caso in cui le opere di adeguamento costituiscono pregiudizio per valori storici ed estetici del bene tutelato; in tal caso il soddisfacimento del requisito di accessibilità è realizzato attraverso opere provvisionali ovvero, in subordine, con attrezzature d’ausilio e apparecchiature mobili non stabilmente ancorate alle strutture edilizie. La mancata applicazione delle presenti norme deve essere motivata con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio’".

Nella provincia più ricca d’Italia rimane un’arretratezza paurosa verso la consapevolezza dei diritti dei più deboli. I sette anni che ci sono voluti per recepire la legge 104/92, legge quadro per cui è obbligatorio il recepimento entro sei mesi (!), non sono un’eccezione, ma la regola di un atteggiamento costante di disattenzione ai diritti civili che non siano quelli legati all’appartenenza nazionale. Un atteggiamento paternalistico copre (e svela) il sostanziale disprezzo perfino degli operatori verso chi ha problemi motòri o di altro genere.

Un esempio che sbalordirà i lettori trentini? Questa è una provincia in cui più di un quinto del bilancio viene dedicato alla sanità: eppure all’ospedale regionale di Bolzano non esiste in nessun reparto un bagno accessibile ai disabili. Chi è ricoverato è costretto ad usare la comoda in mezzo alla stanza. Basterebbe togliere un bidè e inserire una sbarra: eppure questo lavoro di un’ora di muratura e di basso costo non è venuto in mente a nessuno. E così via.