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Chi semina il qualunquismo?

Stipendi, vitalizi, viaggi, benefit... E’ demagogico pretendere dai nostri consiglieri un minimo di austerità?

L’Adige (ne abbiamo già parlato) pubblica da mesi una manchette sempre uguale, il classico tormentone, ricordando che il prossimo 25 aprile scadranno i 6 mesi entro i quali "30 tra futuri consiglieri provinciali ed assessori" si erano impegnati, alla vigilia delle elezioni, a presentare una legge che mettesse mano ai "più inaccettabili dei loro privilegi". Due gli interventi ipotizzati: "Abolizione dell’aggancio automatico di indennità e vitalizi del Consiglio provinciale alle indennità parlamentari. Elevare a 65 anni per tutti l’età minima per godere del vitalizio".

Carlo Andreotti.

Nell’attesa dell’adempimento di questa promessa, la cronaca ha portato alla luce altri bizzarri diritti dei nostri rappresentanti. La storia del cellulare di Tretter, raccontata in questa rubrica nel numero scorso, ci ha ricordato che con i soldi attribuiti ai gruppi del Consiglio provinciale per svolgere la loro attività istituzionale, è possibile acquistare di tutto: dai vestiti ai telefonini, agli apparecchi televisivi : tutta mercanzia che, a fine mandato, il beneficiario può legalmente trattenere e portarsi a casa. Poi si è saputo degli ski-pass da 500 euro regalati agli assessori. E ancora – è cronaca dei giorni scorsi – la questione dei viaggi che impegnano tanti consiglieri provinciali in terre lontane, dove pare ci sia assolutamente bisogno di loro per inaugurare iniziative di solidarietà, far contenti gli emigrati trentini, istruirsi, e così via. Viaggi, naturalmente, pagati con denaro pubblico.

Questo capitolo è ricco di episodi gustosi, come l’allegra scampagnata negli Stati Uniti di Carlo Andreotti e Gianpietro Vecli per ottenere dal presidente Clinton (che naturalmente non li ricevette) un’impossibile riparazione monetaria ai danni subiti dall’immagine del Trentino per colpa dei top-gun americani al Cermis, o la nutrita spedizione che doveva consegnare alle autorità francesi di Tahiti la protesta della nostra Regione contro gli esperimenti nucleari di Mururoa; spedizione fortunatamente impedita – con grave, comprensibile scorno dei mancati turisti - da cause di forza maggiore.

L’ultima storia, quella che ha costretto il presidente del Consiglio Giacomo Bezzi ad affrontare la faccenda, riguarda ancora Carlo Andreotti, che se n’è andato per un mese in Australia (dove vive la figlia) col pretesto di un convegno di emigrati trentini che durava tre giorni. Un incontro di cui Sergio Muraro, già assessore all’emigrazione, dice: "Non è nemmeno una convention, ma una riunione in cui si saranno trovati in nove".

A parte il mese di assenza dal lavoro (per il quale riceverà regolare compenso?), Andreotti intendeva farsi pagare il viaggio. Quando ha appreso che Bezzi si rifiutava di farlo, si è comportato con irridente signorilità, senza lamentarsi per il mancato rimborso: "Ho unito l’utile al dilettevole" – ha subito ammesso. Come dire: ci ho provato, mi è andata male, pazienza. In ogni caso, non sarà Bezzi a tarpargli le ali: "Io continuerò a viaggiare, - dice - visto che per fortuna sono ancora rappresentante del Congresso dei poteri locali".

"I valori distinguono le persone... I valori che mi distinguono non sono disposto a barattarli" - recitava lo slogan di Carlo Andreotti quando si presentò come leader della Casa delle Libertà.

Appunto.

Dunque, il presidente del Consiglio Bezzi (che intanto, dopo che alla sua auto blu si è rotto un faro colpito da un sasso, ha deciso di comperare una nuova Audi), dà un giro di vite: niente rimborsi ad Andreotti, e niente neppure al diessino Giuseppe Parolari, che doveva "volare in Brasile per un viaggio nelle realtà delle missioni e della cooperazione". Il commento di Parolari al rifiuto è assolutamente dignitoso: "Non ho mai chiesto né avuto una lira di rimborso spese quando ero sindaco, non ho alcun problema di questo tipo ora che, da consigliere, vado a completare e inaugurare una scuola professionale... Solo avevo pensato di poter andare in Brasile rappresentando la Provincia". Ed è condivisibile il suo timore che adesso si butti via il bambino insieme all’acqua sporca: "Mi auguro che non si minino alla base le iniziative di solidarietà e il nuovo spirito internazionalista che si sta sviluppando all’interno del Consiglio". Ma poi rovina tutto lamentando: "Non capisco perché il presidente Bezzi abbia reso pubbliche certe notizie (la sua richiesta di viaggiare in nome e per conto della Provincia, n.d.r.) che dovrebbero essere riservate". Se gli obiettivi delle sue trasferte sono meritori come egli afferma (e noi, per carità!, gli crediamo), perché tenerne all’oscuro l’elettorato?

Il presidente del Consiglio Provinciale Giacomo Bezzi (Patt).

E qui ci viene in mente un qualcosa di analogo risalente a una decina d’anni fa: in occasione dell’apertura di un Ufficio di rappresentanza della Provincia presso l’Unione Europea, il solito Andreotti doveva guidare a Bruxelles una foltissima delegazione composta da assessori, funzionari, giornalisti e perfino un complesso da camera. Tutti spesati con denaro pubblico. Ma dal Ministero di Roma giunse l’invito a contenere la spesa: gli ospiti dovettero pagare di tasca loro, talché la delegazione si sfoltì drasticamente. Al che Andreotti - rilevò L’Adige - si arrabbiò "con certi colleghi di giunta che parlano troppo", cioè che mettono in circolazione le notizie, informano la popolazione e quindi rovinano la festa.

La moralizzazione di Bezzi, indotta anche da una riduzione delle risorse della Provincia, suscita comunque qualche perplessità: "Sarebbe assai difficile - argomenta infatti - decidere chi abbia diritto a viaggiare a spese del Consiglio e chi no. Così dico stop. Andrò io a nome di tutti". Anche a salutare la figlia di Andreotti in Australia? E’ proprio impossibile distinguere fra viaggi di lavoro e villeggiatura?

Non tutti, comunque, condividono questa modesto accenno di austerità: il forzista Delladio - leggiamo sull’Adige - auspica che si assuma un portaborse per ogni consigliere, mentre altri "non si fanno scrupolo a chiedere l’aumento dei loro benefit, come i rimborsi chilometrici, portando la copertura da 6.000 a 12.000 chilometri". E dire che già oggi – a quanto dice il leghista Denis Bertolini - "oltre ai 6.000 chilometri gratis riconosciuti dalla Provincia, ci sono gli 8.000 come consigliere regionale".

Quanto all’impegno di presentare un disegno di legge che intervenga in tema di stipendi e vitalizi, va detto che alcuni progetti già ci sono, firmati rispettivamente da Roberto Pinter (DS), Claudio Molinari (Margherita) e Pino Morandini (UDC); progetti che però – a detta di Mario Magnani, presidente del Consiglio Regionale, "sono piuttosto radicali, e rischiano di non trovare una larga condivisione". Dunque, Magnani "cerca la via per un intervento soft", lontano quindi dal massimalismo delle promesse da campagna elettorale.

Un riordino complessivo della materia, a quanto scrivono i giornali, dovrebbe essere pronto entro l’estate, ma già ora, in seguito ad un incontro fra i capigruppo, si può ipotizzare come andranno le cose: niente aumento del chilometraggio rimborsato e niente portaborse per tutti; in compenso, richiesti soprattutto dal centro-destra, "Più soldi ai gruppi consiliari" (titolo del Trentino), per dare agli stessi "più dignità". "I fondi sono fermi al ‘96 - lamenta il leghista Bertolini... e ci bastano appena per la cancelleria".

Un buon motivo per non sprecarli in linee hard; o in cravatte e orologi, come capitava presso certi gruppi...

Affrontando questi temi, il rischio di indurre al qualunquismo è evidente. E’ facile, quando si racconta di stipendi d’oro e di privilegi di varia natura, soprattutto in un contesto sociale non proprio brillante, che la reazione di chi legge consista nel maledire la "politica sporca" e i "politici ladri", e magari nel pensare che basterebbe risparmiare sugli stipendi dei deputati (e dei consiglieri regionali) per ridare fiato all’economia italiana.

Dunque chiariamo pure: sappiamo che la politica ha dei costi ed è giusto che questi vengano pagati con denaro pubblico, e siamo convinti che i nostri rappresentanti istituzionali facciano bene, in determinate circostanze, ad uscire dal chiuso delle nostre valli e a vedere come si amministra qua e là nel grande mondo.

Ma, per favore, senza approfittare di una situazione già privilegiata e comunque muovendosi in totale trasparenza, senza invocare il silenzio nel timore che la gente non capirebbe.

E quando le denunce sono documentate, non si ribatta definendole demagogiche: a seminare il qualunquismo non è la descrizione della realtà, ma certe situazioni sempre più intollerabili.