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I collettivi salgono in cattedra

Sono iniziati a Sociologia e Giurisprudenza i corsi alternativi autogestiti dagli studenti.

I Collettivi universitari ritornano. O meglio raddoppiano, visto che il Collettivo storico della facoltà di Sociologia più o meno c’è sempre stato. Dallo scorso anno invece, in concomitanza con la mobilitazione contro la guerra in Iraq, anche la facoltà di Giurisprudenza ha visto nascere al suo interno il rispettivo Collettivo, che collabora attivamente con il fratello maggiore che dai tempi della Pantera non viveva intensamente come è avvenuto in quest’ultimo anno. Il Collettivo, che si è sempre distinto dalle varie associazioni studentesche universitarie per la rivendicazione di una sua maggiore libertà d’azione senza etichette formalistiche, propone non solo riunioni, manifestazioni, scioperi ma ora anche veri e propri corsi universitari. "Controcorsi" sono stati battezzati all’interno del mondo accademico, anche se, a detta degli organizzatori, essi non sono nati per contrapporsi ai corsi tradizionali, ma per offrire un’occasione in più agli studenti per approfondire tematiche di grande interesse e che sono oggetto di studio nelle facoltà, attraverso strumenti diversi da quelli della consueta didattica basata sulle lezioni frontali dei docenti.

San Precario, rappresentazione ironica del precariato (vedi anche carro allegorico allo sciopero del 26 marzo).

Sono stati previsti quattro cicli di lezione nell’arco del semestre, il primo dei quali si è già concluso trattando il tema del lavoro e soprattutto del nuovo mondo del lavoro che per lo più è sinonimo di precarietà. "Il tema del lavoro precario è importante - ci dice Franco di Sociologia - perché al di là delle cifre fornite dall’università ci si accorge che un buon numero di studenti universitari non è composto da studenti a tempo pieno, ma da giovani che lavorano e quasi esclusivamente in forma di precariato. In più è ben vero che l’università ci offre i suoi confortanti dati sulle percentuali di chi lavora dopo la laurea, ma non ci spiega che tipo di lavoro fa. E per lo più si tratta di precari". Per questo, secondo i Collettivi, è fondamentale indagare il mondo del lavoro precario, perché è quello in cui vivono molti giovani, universitari compresi.

"Si pensi - continua Franco - alla situazione dei bibliotecari, della quale è responsabile anche l’università a causa della continua corsa al ribasso negli appalti". L’università come il Mart, insomma (“Il Mart: Sfruttamento e sopruso”).

L’università prevede dei crediti formativi da conseguire attraverso stages, che altro non sono che forme di lavoro coatto - sottolinea Federico di Giurisprudenza - mentre noi proponiamo che quei crediti possano venire conseguiti all’interno dei crediti liberi anche frequentando i nostri corsi alternativi. Che non sono corsi buttati a caso, ma appuntamenti legati a tematiche affrontate nei corsi ufficiali, soltanto che noi offriamo altri metodi rispetto alla passività della didattica frontale".

Trento, la facoltà di Sociologia.

E aggiunge Franco: "Fino ad ora c’è stato un ciclo di quattro lezioni che si è inserito all’interno di un corso ufficiale. Solo che queste quattro lezioni sono state autogestite, cioè in pratica sono stati gli studenti a ricercare e ad invitare i docenti. Si è risposto così anche alla minima possibilità concessa allo studente di autogestirsi e organizzarsi il proprio percorso di studio, ora sempre più ingabbiato. Inoltre, per i cicli offerti agli studenti di Sociologia, hanno collaborato alcuni docenti, anche se dobbiamo ammettere che nessuno ci ha dato una lira per pagare le spese, e lo stesso preside Scaglia ha remato contro appigliandosi ad ogni formalità. Tuttavia almeno gli studenti che hanno frequentato e hanno presentato una relazione scritta sulle lezioni alternative, hanno conseguito un credito formativo, mentre a Giurisprudenza…", "…mentre a Giurisprudenza - interviene Federico - nemmeno quello. A stento ci hanno concesso le aule, mentre sulla concessione dei crediti non c’è stato verso, benché noi avessimo lasciato carta bianca alla facoltà nel quantificare i crediti e nello stabilire le forme di verifica dei contenuti dei corsi. Comunque, al di là di questo, chiediamo più dialogo e disponibilità ai docenti, visto che fino ad ora tutto questo non c’è stato. Se ciò accadesse saremmo più stimolati a diventare parte attiva nell’università, magari coinvolgendo molti più studenti che invece per ora rimangono indifferenti e passivi".

Giovedì 25 marzo, ore 11.30, Aula Conferenze di Giurisprudenza: si parla di Chainworkers e Invisibili, di precariato e conflitti, di massimalismo e riformismo. I controcorsi vanno avanti, nonostante tutto.