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Nuove schiavitù, nuova legislazione

La tratta di donne e lo sfruttamento sessuale: l'evoluzione del fenomeno criminale e le nuove leggi (teoricamente avanzate) che dovrebbero arginarlo.

Andrea Cauduro

Cos’è la tratta di esseri umani? Un tempo navi cariche di schiavi in rotta verso il nuovo mondo, oggi quasi sempre donne (non di rado minorenni) costrette a prostituirsi sulle strade e nei bordelli d’Europa.

Il fenomeno ha assunto dimensioni notevoli dopo la caduta del muro di Berlino, quando crisi economiche profonde hanno costretto migliaia di persone a emigrare. La criminalità organizzata si è inserita in questa situazione controllando gli ingressi clandestini in Italia (e non solo).

Da un lato vi è il favoreggiamento dell’immigrazione illegale, che si concretizza nel pagamento del "passaggio" per entrare nel Paese di destinazione. Dall’altro la tratta, che prevede non solo il pagamento del "passaggio", ma anche lo sfruttamento del migrante.

Nel 2002 Il progetto MON-EU-TRAF, a cura di Transcrime, ha cercato di quantificare e descrivere questa nuova forma di schiavitù. Dai dati emerge che sono tra 27.000 e 54.000 le persone sfruttate in Italia, con un giro d’affari impressionante: dai 380 ai 950 milioni di euro.

Ma chi sono le "nuove schiave"? In Italia - secondo Transcrime - ci sono essenzialmente due gruppi: donne dell’Europa orientale e africane (soprattutto nigeriane). Arrivano nel nostro Paese in modo semiclandestino: a bordo di gommoni, con visti turistici, o attraverso zone di confine poco controllate. Il marciapiede è il passo successivo. In realtà molte ragazze "esercitano" già nel Paese d’origine, ma non immaginano la violenza e lo sfruttamento a cui vanno incontro.

Le ragazze nigeriane, ad esempio, subiscono riti voodoo che rafforzano il legame con lo sfruttatore (di norma una donna) e incutono loro il terrore di conseguenze terribili per sé e per la propria famiglia.

Per le ragazze dell’Est le cose sono diverse: sono più scolarizzate e forse per questo meno suggestionabili. Molto spesso sanno cosa andranno a fare, a differenza delle colleghe africane. Sperano di lavorare qualche anno all’estero per incrementare i guadagni e poi tornare in patria. Tuttavia nelle mani degli sfruttatori diventano schiave: vendute più volte tra gruppi di trafficanti, quando arrivano in Italia vengono picchiate e sottoposte a violenze, così da costringerle all’obbedienza e soprattutto a non tentare la fuga.

Le differenze finiscono qui. Tutte sono sottoposte a un "orario di lavoro" di 10-14 ore senza soste. Alcuni casi riportati dall’International Organisation for Migration parlano di ragazze costrette a prostituirsi febbricitanti o incinte.

Le donne sono talmente intimorite dai loro aguzzini che non tentano neanche di fuggire e rarissimamente denunciano gli sfruttatori: non sono pochi i casi di ragazze picchiate solo perché trattenutesi con un cliente più dei 15-20 minuti "standard".

Infine gli introiti. Una ragazza guadagna mediamente 500 euro a notte, ma può trattenere solo l’indispensabile per sopravvivere. Il resto finisce nelle mani degli sfruttatori a titolo di pagamento del debito contratto per entrare in Italia. Le ragazze spesso non ne conoscono l’ammontare preciso, quindi vengono sfruttate anche dopo che questo è estinto.

Cosa fare? Questo è il punto cruciale. Il nostro Paese si presenta all’avanguardia sul piano legislativo grazie a due leggi che affrontano il problema con intelligenza.

La prima è il Testo Unico sull’immigrazione del 1998 che ha istituito il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. In pratica una ragazza che decida di uscire dal racket della prostituzione può rivolgersi a delle Organizzazioni Non Governative e scegliere due percorsi: il primo di carattere sociale permette di ottenere un permesso di 6 mesi nei quali si riceve protezione, supporto psicologico e formazione. Al termine di questo periodo è possibile convertire il permesso di soggiorno se si trova un lavoro.

Il secondo percorso prevede che la vittima collabori con l’Autorità giudiziaria a perseguire gli sfruttatori. Anche in questo caso vengono concesse protezione e sostegno, il permesso di soggiorno dura per tutto il processo e può essere convertito in permesso di lavoro.

Accanto a questa normativa il Parlamento a luglio ha introdotto la legge 228/2003 che si uniforma alla Convenzione di Palermo sulla criminalità organizzata e istituisce il reato di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Le pene sono severe: da 8 a 20 anni di carcere per gli aguzzini.

Grazie a questa normativa, inoltre, la tratta viene perseguita dalla Direzione Nazionale Antimafia, l’unità specializzata contro il crimine organizzato; vengono stanziati fondi per il sostegno delle vittime e per le politiche di prevenzione e cooperazione internazionale.

E’ troppo presto per giudicare questa normativa, tuttavia la strategia che punisce gli sfruttatori e restituisce dignità alle vittime sembra la più efficace ed equa, e c’è da augurarsi che le ricadute pratiche rispettino le attese.