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“Festival Pasqua”: una scommessa vincente

La serie di eventi promossa da Gustav Kuhn al Mart, ammalia sul piano culturale. Su quello organizzativo e sulla partecipazione invece...

L’esperimento "Festival Pasqua Rovereto" era partito fra presentazioni in grande stile, roboante copertura mediatica e promessa di sorprese sospese fra il cabarettistico e il circense. Il cartellone doveva comprendere il già più che blasonato "Festival Musica ‘900", trasformandosi in una scommessa destinata ad unire i destini delle varie città trentine in uno sforzo culturale di proporzioni mastodontiche. Siamo alla seconda settimana di festival, ed è presto per esprimere dei giudizi sull’intera operazione; ciononostante ci preme fissare alcune impressioni a caldo.

La prima serata si doveva aprire fra giochi di luce e percorsi musicali insoliti. In effetti così è stato, peccato che la poca informazione e una alquanto sospetta gioia nell’improvvisare dessero al tutto un’aria disorganizzata, trasandata, sciatta. In questo modo l’ effetto della luce delle candele riflessa nella cupola di Botta è andato un po’ sprecato. Kuhn è stato un pifferaio magico che i topini non potevano seguire, perché privi di biglietto. Infatti nella confusione generale, il botteghino sembrava bloccato. Il concerto è quindi cominciato con un certo ritardo, le improvvisazioni di Kuhn con Dave Taylor e i saluti delle personalità della politica. Quando le parole hanno lasciato spazio alla musica, ogni tentennamento è però stato perdonato. Non solo tutti i brani proposti, sebbene impegnativi, sono risultati meravigliosi, ma, nel finale, i tre direttori d’orchestra si sono concessi un’ improvvisazione eccezionale: con Rudner al violino, Dini Ciacci al pianoforte e Kuhn come direttore d’orchestra, il concerto è terminato in un crescendo di emozione. L’incontenibile Dini Ciacci ha spruzzato di jazz una partitura classica. Rudner ha alternato espressività e virtuosismo. Tutti e tre hanno creato un’atmosfera giocosa che ha rapito il pubblico.

A più di una settimana da questo show tutto al maschile, il programma di "Musica ‘900" ha proposto una serata al femminile. Tanto era esuberante e corposa la presenza sul palco dell’Auditorium Melotti nel primo concerto, quanto era raccolto e concentrato lo spettacolo offerto da Giovanna Marini e dal suo ensemble. Un insieme di canti e racconti che si tinge di umorismo nel rievocare uno spettacolo in Campania, e di tragicità ricordando il massacro delle Fosse Ardeatine. La Marini mostra ferrea organizzazione e forma rodata. In entrambe le occasioni il pubblico era attento, anche se non numerosissimo. Sul piano culturale la scommessa si è dimostrata vincente, nonostante qualche incertezza; adesso si attendono i numeri per capire fino a che punto sia stato un grande successo.

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