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Un albero: solo metri cubi di legno?

Storia istruttiva di alcuni vecchi alberi abbattuti illegalmente (eppure con il consenso del Comune).

Nel lontano luglio 2001 alcuni grandi alberi, vecchi di oltre 50 anni, in un quartiere residenziale novecentesco della città, furono tagliati da un costruttore, nonostante la resistenza non solo di gente del quartiere, ma anche dei legittimi proprietari, in base ad una delibera della giunta comunale, nella sua funzione di "tribunale amministrativo" in materia di licenze edilizie. Nell’aprile del 2004, la stessa giunta (con la stessa maggioranza) ha invece deciso che gli alberi, giuridicamente, dovrebbero esserci ancora, poiché tagliarli era illegale.

Non è un pesce d’aprile. In mezzo, c’è una decisione del Tribunale Supremo Amministrativo (un’istanza paragonabile all’italiano Consiglio di Stato), che ha tardato a salvare questi alberi, ma servirà a salvarne altri in futuro.

Ma andiamo con ordine. La legge provinciale n. 94 del 2001, all’art. 34, regola l’utilizzo temporaneo del suolo di proprietà dei vicini in caso di interventi edilizi. Una cosa d’ordinaria amministrazione in un contesto urbano: per costruire in maniera economica, a volte serve utilizzare temporaneamente lo spazio altrui. I vicini sono costretti a tollerare questo utilizzo temporaneo, purché l’istanza amministrativa competente abbia emesso un’ordinanza e dopo aver constatato che ciò è necessario in quanto alternative tecnicamente ed economicamente praticabili non esistono o i costi di una progettazione alternativa sarebbero sproporzionati rispetto al danno temporaneo subito dai proprietari del terreno invaso.

Nel nostro caso, il costruttore, per trovare spazio per il suo cantiere senza "eccessive" misure di sicurezza, ha voluto tagliare gli alberi situati sul terreno dei vicini, ma molto vicino al confine.

Il perito del Comune (primo grado della pratica amministrativa) sentenziò che il "valore" degli alberi era quello di tanti metri cubi di legno, cioè insignificante rispetto ai costi di un "ridisegno" del cantiere che avrebbe risparmiato le piante.

I proprietari degli alberi si erano appellati contro l’ordinanza, e la pratica finiva sul tavolo della giunta (che stranamente, come dicevamo, è chiamata a fare il tribunale di secondo grado per le pratiche edilizie. La giunta (a maggioranza democristiana) ha dato ragione al perito ed al costruttore; e l’ordinanza non era ancora stata stampata, che già seghe e ruspe entravano in azione

Tutto legale, senz’altro, quando si ha un concetto tanto ristretto ed economico del "valore" di un albero e non si guarda al "valore d’uso", per la città, di questo albero.

I proprietari, però, non si sono piegati, e si sono rivolti al Tribunale Supremo. Il quale, dopo il dovuto tempo (ma ormai non c’era fretta,visto che gli alberi li avevano già tagliati), ha emesso una sentenza che, ad occhio e croce, recita così: poiché la legge provinciale parla di utilizzo "temporaneo", e poiché la parola "temporaneo" implica un periodo breve (e cioè il tempo strettamente necessario per le misure di costruzione), e soprattutto implica la restituzione dell’oggetto preso, per così dire, in affitto, nelle stesse condizioni in cui si trovava prima, è illegale tagliare vecchi alberi del vicino, visto che anche nuovi alberi, per crescere e diventare grandi come quelli che c’erano, impiegano almeno trent’anni. Il che non può definirsi un intervallo "temporaneo".

Il Tribunale Supremo, dunque, ha cassato l’ordinanza della giunta, la quale poi ha dovuto riaprire il caso.

Così, nell’anno del Signore 2004, ha deciso che gli alberi tagliati nel 2001 non bisognava tagliarli.

Il risarcimento per il torto subito, i proprietari dovranno ora chiederlo al Tribunale Amministrativo Provinciale, che dovrà decidere se colpevole è il costruttore (il quale però ha agito in base ad una valida ordinanza revocata soltanto dopo dal Tribunale Supremo) o l’amministrazione comunale, che ha emesso un’ordinanza sbagliata.

Ma in futuro sarà molto più difficile tagliare gli alberi altrui con la sola motivazione del risparmio sui costi di costruzione, in quanto tale utilizzo non potrà più essere definito "temporaneo".

Ovviamente, "Ve l’avevamo detto" - è stato il commento dei verdi. C’è una differenza abissale fra un qualsiasi cespuglio che si taglia e si ripianta ed un albero decennale che produce tonnellate di ossigeno, che assorbe anche tonnellate di immissioni nocive di polvere e riduce l’inquinamento acustico, che produce un micro-clima favorevole, e che può anche caratterizzare un rione urbano. Che è, insomma, molto più di qualche metro cubo di legno con qualche foglia attaccata. Meglio tardi che mai.