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Dalla rivoluzione alla riformina

Privilegi dei consiglieri: alla faccia degli impegni assunti, cambia poco o nulla.

La promessa, di appena un mese fa, era inequivocabile: "Via subito i vitalizi e, per quelli già maturati, stop all’automatismo degli aumenti. Basta anche all’aggancio per le indennità. Ci si regoli sull’Istat". E se la SVP non ci sta? Si provvederà con legge provinciale anziché regionale.

Voto in Consiglio Provinciale.

L’impegno era autorevole, veniva da Giorgio Casagranda, capogruppo del partito leader del governo provinciale, e ci avevamo creduto. Ma sono bastati pochi giorni a far rinascere lo scetticismo. Dellai comincia col dire che bisogna provvedere con una legge regionale, e Durnwalder, qui in perfetta sintonia, conferma: "Sarebbe imbarazzante se nell’assemblea sedessero consiglieri con retribuzioni differenti". Concetto ribadito dall’ex moralizzatore Divina: "E’ inaccettabile che si possa arrivare ad un trattamento diverso per i consiglieri trentini e quelli altoatesini".

Dunque, una legge regionale. Ma nonostante il richiamo del vecchio Magnago ("Un buon politico deve sapere che alzarsi lo stipendio in un momento in cui molta gente fatica ad arrivare alla fine del mese, è una cosa del tutto fuori luogo"), la SVP non vuole saperne di interventi drastici in tema di indennità e vitalizi, e così le rivoluzionarie promesse della Margherita si traducono nella riformina di Magnani, che mantiene l’aggancio degli stipendi dei consiglieri a quello dei parlamentari e rinvia al 2008 l’abolizione dei vitalizi. Gli aspetti qualificanti della riforma promessa vanno all’aria, cambiano solo alcune cosette: gli aumenti delle indennità effettive sono calcolati sull’indice Istat e la differenza finisce nel fondo per i vitalizi; e la trattenuta sui vitalizi passa dal 18% al 20%.

Lunelli, a nome della Margherita, se la cava dicendo che "non è il massimo, ma di sicuro rappresenta il massimo possibile", i più tacciono, e alcuni pochi protestano. E’ il caso del segretario della CGIL ("La montagna sta partorendo un topolino malconcio") e di quello di Rifondazione, che smonta anche il poco ottenuto ("Gli incrementi nel corso della legislatura sono legati all’Istat, quando invece le buste paga degli operai sono determinate sull’inflazione programmata", che notoriamente è una fregatura).

Il più arrabbiato è però un margheritino, Claudio Molinari: "Si vuol far credere alla gente che si diminuisce l’indennità, invece non si fa altro che trattenere gli aumenti superiori all’indice Istat per finanziare il fondo dei vitalizi degli stessi consiglieri. Cosa cambia? Chi si crede di prendere in giro? (...) Inizio a chiedermi se l’esigenza non sia quella di cercare di fare bella figura senza cambiare nulla".

Ma l’ultima parola torna a Dellai, che sentenzia: "Ciò che è importante è evitare che la demagogia vada a scapito della serietà".

Sta di fatto che, rispetto agli impegni presi dai candidati prima delle elezioni, e soprattutto alle promesse di appena 30 giorni fa, la riforma è a dir poco deludente; e per di più se ne rimanda subito la discussione: "Dopo sei mesi di polemiche, sit in, annunci, la riforma delle indennità e dei vitalizi è finita nell’ennesima bolla di sapone" - leggiamo sul Trentino del 23 aprile. Infatti, dopo appena mezz’ora, la discussione sull’argomento è stata rinviata al 20 maggio, perché il disegno di legge di Magnani non è ancora pronto. A decretare il rinvio, la SVP, la Margherita e l’anomalo diessino Parolari. Un rinvio puramente tecnico come ci dicono, o una manovra dilatoria attuata nella speranza che le acque nel frattempo si calmino, in vista di un affossamento definitivo di qualunque, per quanto timida, riforma?

Comunque sia, proprio mentre si rimanda questo dibattito, prendono nuovo vigore altri due progetti di segno opposto: quello riguardante un fondo a disposizione dei consiglieri "per consulenze o attività di collaborazione" (una proposta "che sembra trovare d’accordo tutti i capigruppo"); e anche quello sull’assegnazione di un portaborse ad ogni consigliere.

Ma con quali denari si pagherà tutto ciò? Nessun problema - rassicura Malossini: "Non mi vengano a dire che i soldi non si troverebbero. Basterà, ad esempio, tagliare qualche convegno".

Di tutt’altro avviso, sull’Adige, il direttore Paolo Ghezzi: "Dopo essersi impegnati a disboscare la foresta dei privilegi, si sono limitati a una delicata potatura che lascia in buona parte immutata la verdeggiante chioma dei loro redditi. (…) Ciò che - moderatissimamente - tagliano sul fronte delle pensioni individuali, se lo riprendono sul versante del finanziamento dei partiti e del sottobosco circostante".

E lo stesso Adige, nel giorno (il 25 aprile) in cui scadono i 6 mesi entro i quali tanti candidati s’erano impegnati a presentare un progetto per abolire quei privilegi, dà una pagella all’affidabilità dei consiglieri che quell’impegno avevano preso; una lista che vede in testa, promossi, Pinter, Barbacovi, Bondi, Cogo, Bombarda, De Eccher e Catalano, e in fondo gli "inadempienti totali" Delladio, Mosconi, Bertolini, Divina e Dossi, e in mezzo - fra "inadempienti sugli impegni" e "assessori silenziosi" - molti altri.

Demagogia? O non piuttosto legittima difesa?