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Fabbriche che chiudono

Il declino del settore tessile nella Piana Rotaliana.

Da qualche settimana ha chiuso i battenti anche la Cortinatex, una delle fabbriche tessili che fino a qualche anno fa rappresentavano un settore importante nell’economia della Piana Rotaliana e di Mezzolombardo in particolare.

Una volta erano parecchie centinaia i lavoratori occupati nel tessile. Ora non è più così: le ristrutturazioni degli anni Ottanta e Novanta hanno ridimensionato di molto l’occupazione e il peso dell’industria del filato anche in questa parte del Trentino e gli occupati si sono ora ridotti a circa centocinquanta. Basti pensare che in una di queste fabbriche, la tessitura Valman, sono transitati nel tempo milleduecento lavoratori. Un declino che merita attenzione, anche se non pregiudica la complessiva situazione di benessere di questa zona del Trentino.

I lavoratori della Cortinatex, una ventina, sono stati messi in mobilità per un periodo variabile, legato all’età del lavoratore. I più anziani hanno diritto ad un tempo più lungo (fino a tre anni), i più giovani ad un anno, durante il quale verrà loro corrisposto un assegno che garantirà una quota dell’originario salario. Con la chiusura di Cortinatex, la famiglia Tamanini, i fondatori storici del settore, esce definitivamente dal tessile, visto che da qualche tempo è stata chiusa anche Alpicolor, la tintoria, ultima nata e prima a morire delle aziende famigliari che, si dice, continuano l’attività in Romania, nel distretto di Timisoara.

Negli anni d’oro, attorno alla locale industria del filato, si era andato sviluppando anche un settore meccanotessile, peraltro passato di mano dai primi imprenditori ad un nuovo gruppo, che in parte resiste esportando macchinari in Asia ed in America Latina. Dalle aziende dei Tamanini, per clonazione, si sono sviluppate negli anni Sessanta altre ditte tuttora attive, anche se hanno in parte ridotto la loro attività. La Valman, ad esempio, che produce biancheria per la casa e possiede un’azienda anche a Trevignano, provincia di Treviso, dopo una brutta crisi, da qualche anno si presenta abbastanza stabile anche dal punto di vista occupazionale . "Per uno stipendio di quasi mille euro (che si incrementa però con i turni di notte), dobbiamo fare fronte a ritmi di lavoro che sono via via aumentati - ci dice Giovanni Mosna, del direttivo provinciale della Filtea, il sindacato di settore della Cgil, che alla Valman ci lavora da trent’anni - Ogni operaio deve lavorare con diciotto telai, relativamente moderni, che producono anche trenta centimetri di tessuto al minuto. Questo significa che, mediamente, il lavoratore deve eseguire un intervento tecnico ogni minuto: insomma non c’è proprio tempo per annoiarsi. Inoltre, la qualità non sempre eccelsa della materia prima, aggrava le fatiche della produzione. Negli anni settanta, invece, i telai automatici da controllare erano la metà e molto meno veloci, con una produttività più bassa".

Gli ultimi macchinari, per quanto efficienti, non sono però nuovi di zecca, racconta Giovanni, e per il rappresentante sindacale questo è un segnale di disimpegno anche per Valman. "Non so se arriverò alla pensione come dipendente di questa fabbrica: se non si fanno investimenti, il suo destino è segnato".

Invece, nell’altro stabilimento della stessa azienda che sorge a Mezzocorona e che si occupa prevalentemente del confezionamento e della commercializzazione del prodotto, gli investimenti sono stati fatti. Il capannone è stato ampliato e si sono visti anche macchinari nuovi: segnali che almeno per la parte commerciale l’imprenditore continua ad avere interesse.

A proposito di Mezzocorona, può forse interessare il fatto che il capannone acquisito dalla famiglia Valenti (i titolari di Valman) era stato costruito da Marzotto. L’industria veneta negli anni Sessanta si era insediata in Rotaliana e in Val di Non, a Cles. La fabbrica aveva rappresentato una speranza per molti giovani della Rotaliana, della Val di Cembra e della Basa Val di Non, ma l’avventura industriale durò, come altre, solo qualche anno. Dai primi anni Settanta i muri rimasero vuoti e silenziosi fino al subentro, nel 1980, dei Valenti.

Anche la più giovane delle industrie tessili, quella della famiglia Paoli, una settantina di lavoratori, si muove recentemente tra alti e bassi, cassa integrazione compresa.