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Tasse: l’ennesima truffa

Berluisconi e il raggiro pre-elettorale sulla riduzione delle tasse.

Non metteremo le mani nelle vostre tasche": questo è lo slogan metaforico usato sovente dal ministro Tremonti. Pronunciato con bonomia rassicurante, tradisce un gusto gergale più appropriato per un piccolo borsaiolo che per un ministro, fra l’altro, delle pubbliche finanze. Tanto più che il suo capo del governo addirittura si è spinto a dire in televisione che, quando il fisco ti prende la metà del tuo reddito, è legittimo evadere le imposte. Poiché il prelievo della metà del reddito avviene solo per i guadagni miliardari, è solo per i super ricchi che Berlusconi ha concesso facoltà di evasione.

Ed infatti continua ad annunciare, con un crescendo spiegabile solo con il clima elettorale, l’imminente promulgazione, magari con decreto legge, della riforma dell’Irpef consistente nella riduzione delle attuali cinque aliquote a solo due.

E’ questa un’altra lesione dei principi costituzionali. Infatti l’art. 53 della Costituzione dispone che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività". E ciò per un motivo assai ovvio: prelevare il 10% da un reddito di 20.000 euro significa lasciare al percettore la disponibilità di 17.000 euro che appena bastano a sopravvivere. Togliere il 10% ad un reddito di 200.000 euro è come fare un leggero solletico a quel fortunato contribuente. Per questo la Costituzione ha stabilito che, aumentando i redditi, deve aumentare anche la quota di prelievo. Ebbene, ora Berlusconi annuncia una riforma che riduce la progressività dell’imposta, in tal modo facendo un lucroso regalo a chi percepisce redditi medio-alti ed alti.

Ma ciò che è peggio è che una tale riforma annunciata comporta una drastica riduzione delle entrate pubbliche. Come si potrà rimediare a tale buco? Togliendo gli sprechi, risponde il Cavaliere. Ma quali sprechi?

Riducendo le spese del ministero della Difesa? Sarebbe una buona idea, ma pare assai lontana dai propositi di questo governo, il cui capo continua a dire che il nostro contingente resterà in Irak anche dopo il 30 giugno. Ed è un impegno che costa.

Riducendo le spese per il personale? Come, licenziando poliziotti e carabinieri, o i dipendenti civili dei vari ministri? E’ un’ipotesi evidentemente improponibile. Bisognerà anzi aumentare la spesa relativa, perché ci sono contratti scaduti da rinnovare e stipendi da adeguare all’inflazione.

Riducendo le spese della giustizia? E’ noto che le insufficienze della nostra giustizia non dipendono dalla mancata separazione delle carriere fra pubblici ministri e giudici, bensì dall’insufficiente organico dei magistrati. Se un giudice ha in carico 100 cause, in un anno le può smaltire. Se ne ha 500, come accade nei grossi tribunali, è fatale che i processi raggiungano tempi biblici. Tanto più che spesso i giudici non hanno nemmeno la carta per fare i verbali. Gli stanziamenti vanno dunque aumentati, altro che diminuiti!

L’economia può fare da sé?

Gli aiuti alle imprese possono essere cancellati?

Il sud può essere abbandonato al suo destino?

E’ noto che il nostro sistema produttivo, composto da piccole e medie aziende, produce beni tradizionali. Oggi il mercato mondiale esige prodotti innovativi ad alta tecnologia. Occorre ricerca scientifica. I nostri industriali non la fanno, date le loro piccole dimensioni. Se vogliamo scuotere l’economia occorre incrementare la ricerca. Lo dicono tutti. E chi la finanzia, se i privati non vi provvedono?

E avanti con la scuola, l’università, le opere pubbliche tanto strombazzate.

Dove sono gli sprechi da tagliare? E non dimentichiamo l’occhio vigile dell’Europa, che minaccia sanzioni se non rispettiamo il rapporto fra deficit di bilancio e prodotto interno lordo, con quel po’ po’ di debito pubblico che ci ritroviamo.

O

ra mi domando: io che sono un profano di economia e finanza pubblica capisco che non si possono diminuire le entrate dello Stato, se non tagliando le pensioni, le spese per la sanità e la scuola pubblica, insomma per i servizi che ci fanno un paese civile.

Possibile che Berlusconi, esperto com’è e con tutti gli uffici studi che lo circondano, non lo sappia? Lo sa anche lui, però finge che non sia vero. Tenta l’inganno, per prendere voti. E’ un raggiro, è una truffa. A questo siamo ridotti. Poca cosa rispetto ai crimini contro l’umanità che si consumano in Irak. Ma deve essere proprio un vizio.