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Europee: candidati, domande e risposte

Lilli Gruber e Giuseppe Detomas (Uniti per l'Ulivo), Giacomo Santini (Forza Italia), Sepp Kusstatscher (Verdi) rispondono alle nostre domande.

Delle elezioni europee ormai alle porte (il 12 e 13 giugno) si parla ancora poco. E ancora meno si parla degli argomenti su cui si voterà, a cominciare dalla politica dell’Unione Europea: se si vuole più o meno Europa, se la si vuole più grande o più coesa; riducendo così tutto alla pur importante dimensione partitica italiana, Berlusconi sì o Berlusconi no; o, ancor più riduttivamente, listone o correntone, An o Lega, ecc.
Qui riproponiamo invece gli argomenti oggetto della consultazione, incluso il ruolo della nostra regione di montagna nell’Europa delle grandi città e delle grandi pianure.
Su questo abbiamo intervistato, in questo primo round, alcuni dei principali candidati: Lilli Gruber, l’arcinota giornalista televisiva, di Ora, candidata nella Lista Uniti per l'Ulivo; Giacomo Santini, di Forza Italia, parlamentare europeo uscente; Sepp Kusstatscher, già consigliere provinciale dell’ala sociale della Svp, da cui uscì per divergenze sulla politica ambientale passando ai Verdi, nelle cui file è stato rieletto in provincia di Bolzano e che ora candida alle europee e Giuseppe Detomas, ladino, attualmente parlamentare dell’Ulivo.

Quale politica per l’Unione Europea? La moneta unica, l’inesistenza di una vera politica economica comune, e più di recente l’allargamento a 25 paesi pone nuovi problemi di governo dell’Unione. E’ realistico pensare, attraverso la Costituzione europea in via di adozione, di poter arrivare a un vero governo europeo, con decisioni a maggioranza?

Lilli Gruber: Certo che è realistico, altrimenti l’Europa rischia la paralisi. Si tratta di vedere quanto tempo ci vorrà, e qui è inutile nutrire illusioni: ci sono egoismi nazionali da superare e ostacoli oggettivi da rimuovere. Ma la strada è quella, e sono convinta che la forza delle cose ci costringerà ad imboccarla.

Giacomo Santini: La Costituzione è indispensabile e così il voto a maggioranza, con un superamento deciso dei diritti di veto. E’ uno strumento indispensabile anche per fronteggiare al meglio i problemi del recente allargamento, che è stato un evento storico dalla portata formidabile, ma che ha portato nuovi problemi. Sono paesi che hanno un prodotto interno lordo che è solo il 40% della media europea: dobbiamo sostenerli in qualità di aree svantaggiate, per portarli entro un decennio ai nostri livelli, come produttività, salari, assicurazioni sociali, fiscalità. Per far questo occorre un nuovo orientamento della politica comunitaria (per esempio, si sta abbandonando il sostegno alla politica agricola) e quindi una più forte guida politica comune.

Sepp Kusstatscher: Con la Costituzione spero si arrivi a un livello di democrazia più alto L’Unione deve stabilire una politica comune in tema di economia, ambiente, sicurezza sociale, ma non deve però entrare nei dettagli, decidere su ogni cosa. L’Europa è già ora troppo burocratica: deve esserci più sussidiarietà.

Giuseppe Detomas: Il metodo dell’integrazione comunitaria ha garantito che dalla partnership economica, commerciale e monetaria si passasse all’esigenza di un’unione politica. Se si fosse perseguita subito l’unità politica saremmo naufragati sotto il peso degli egoismi nazionali. I tempi ora sono maturi: l’integrazione economica è pressoché completata e ad essa deve ora affiancarsi un ruolo autorevole della politica. Se l’Europa vuole creare un modello di economia sociale di mercato, alternativo rispetto al liberismo statunitense, deve darsi una struttura politica autorevole in grado di far parlare l’interesse comune come sintesi che va oltre gli interessi egoistici nazionali. Europa, oggi, significa pace. E il prezzo della pace è anche questo: rinunciare all’egoismo nazionale per condividere una parte della nostra sovranità. Per questo sostengo con energia il ruolo della nuova Europa disegnata dalla Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea. La presidenza italiana non ha saputo spingere con la necessaria levatura storica il processo che stava coordinando.

I tempi per arrivare ad un governo europeo saranno quelli necessari a creare attorno a questa istituzione il consenso necessario. Non sarà probabilmente un governo come siamo abituati a pensarlo. Ciò che conta è trovare i meccanismi decisionali opportuni a garantire un’efficace governance dei fenomeni e delle politiche pubbliche che investiranno l’Unione. L’Europa dovrà saper parlare con una voce unica, ma non cantare da solista. L’immagine giusta è quella del coro: tante voci attorno ad una stessa armonia. Il meccanismo della doppia maggioranza mi sembra giusto. Non si può mortificare la capacità decisionale di un’istituzione imbrigliandola nel meccanismo dell’unanimità; ma non si può nemmeno distruggere la democrazia plurale di cui l’UE è espressione con meccanismi di maggioranza semplice che suonano come portatori di un’idea illusoria e pericolosa di super Stato.

Sono previsti ulteriori allargamenti dell’Unione: è pensabile continuare in questo processo, o è meglio consolidare le istituzioni comuni, le economie degli attuali 25 paesi?

Gruber: Bisogna fare entrambe le cose: consolidare le istituzioni comuni rendendole più efficienti e risanare le economie rendendole più competitive. Si tratta di un’esigenza urgente, che è già sul tavolo dei partner attuali. Ma se l’Europa manifesta capacità di attrazione verso altri paesi non possiamo che rallegrarcene; e dobbamo incoraggiare la loro evoluzione verso gli standard europei.

Santini: E’ previsto l’allargamento a Romania e Bulgaria, che praticamente è sicuro; e poi alla Croazia e agli altri paesi dei Balcani, che però pongono problemi di sicurezza. Solo molto più tardi si potràò parlare della Turchia, con i problemi che presenta in materia di libertà di pensiero, minoranze (i curdi), governo di matrice religiosa. Gli altri scenari possibili, come l’ingresso di Israele, Russia e Nord Africa, sono solo discorsi in libertà di questo o quel leader (in primis Berlusconi, n.d.r.). Con questi paesi invece, in particolare con quelli del Mediterraneo, sono ipotizzabili accordi bilaterali per arrivare a rapporti agevolati sul piano economico-commerciale.

Kusstatscher: Un’azienda che cresce troppo e troppo in fretta va incontro a difficoltà. Così è per l’Unione Europea: adesso è necessario consolidarsi, e non solo economicamente, quanto socialmente; diventare una vera comunità. Solo in seguito sarà possibile integrare pure altri popoli, anche perché, lo si è visto, questo è un processo che crea e rafforza la pace.

Detomas: Abbiamo ancora molta strada da fare per consolidare l’Europa a 25. Ci sono molte difficoltà che debbono diventare opportunità per tutti, in particolare per le imprese italiane che vogliono trovare nuovi mercati. Ma dobbiamo non solo far rispettare i parametri di armonizzazione economica e commerciale e di finanza pubblica, ma anche valorizzare i processi di democratizzazione di Stati ancora fragili nei loro equilibri. Credo che per ora si possa ipotizzare un avvicinamento graduale alla Turchia; per altri allargamenti i tempi non sono maturi.

Sulla guerra in Irak si è avuta una frattura tra Europa e America e all’interno della stessa Europa. Queste fratture dovranno essere superate? E quale dovrà essere il rapporto tra Ue e Usa?

Gruber: E’ essenziale che l’Europa ritrovi una posizione comune sulla guerra in Irak. E mi sembra che una sintonia embrionale si stia già delineando attorno al ruolo dell’Onu. Dobbiamo batterci per rafforzare questa posizione, perché da essa dipende la nostra capacità di porci rispetto agli Stati Uniti. Solo un’Europa forte e coesa, capace di parlare all’unisono, potrà dialogare alla pari con l’amministrazione americana. Perché questo dobbiamo essere per gli Usa: un alleato non subalterno, che sappia dire dei "sì" e dei "no" chiari e motivati.

Santini: LEuropa deve costruirsi una politica estera comune, che sappia essere un calmieratore della tendenza degli Stati Uniti a fare il poliziotto del mondo. Non che l’azione americana non abbia in alcuni casi risolto situazioni di crisi; ma in altri casi avrebbe avuto bisogno di un contrappeso..

Kusstatscher: Su temi come le dittature, le armi di distruzione di massa e il terrorismo, deve essere l’Onu che dà l’indirizzo, non singoli stati che, come l’America, si sentono legittimati ad agire da soli. L’Europa, con una propria condivisa politica estera, sarà importante per arginare l’unilateralismo americano. Ora, è vero che gli Usa nel secolo scorso ci hanno salvato dal disastro delle dittature; ma ora non possono arrogarsi il diritto di stabilire per tutti ciò che è bene e ciò che è male.

Detomas: Le fratture saranno superate se costruiremo una posizione comune ed autorevole in grado di equilibrare la voce degli Stati Uniti. L’amicizia con gli USA non è in discussione, ma dobbiamo tornare a porci su un piano di pari dignità. E così dovrà accadere anche con l’emergente Cina e con gli altri Stati. Io lavorerò perché la posizione dell’Europa si indirizzi in modo unitario verso una costruzione della pace che parta dalla consapevolezza che con l’Islam si può e si deve dialogare. Dobbiamo levare il terreno su cui si innesta il terrorismo. Ciò significa un nuovo percorso diplomatico che dia all’ONU un ruolo di coordinamento per la transizione irakena; significa sviluppare strategie per sradicare l’odio tra israeliani e palestinesi attraverso una forte pressione internazionale. L’Italia deve tornare a giocare il ruolo di paese del Mediterraneo, frontiera a sud dell’Europa. Basta con le prese di posizione acritiche, siano esse filoamericane od altro. Ma di questo deve farsi carico la politica dell’Ulivo. Il governo del centrodestra ha fallito. Sempre in quest’ottica l’Europa deve promuovere una nuova giustizia sociale internazionale. L’Europa non può pensare solo a sé, deve privilegiare la sostenibilità delle proprie scelte. ‘Missione Oggi’, ‘Mosaico di pace’ e ‘Nigrizia’ hanno lanciato un appello ai candidati per il Parlamento Europeo che io condivido: la nuova Costituzione Europea preveda esplicitamente che gli interventi di politica economica, commerciale e monetaria riducano gli squilibri tra Nord e Sud del mondo; l’Europa agisca per una riforma democratica dell’Onu; agisca per la riforma del sistema degli interventi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario; persegua l’obiettivo di destinare lo 0,7% del PIL alla cooperazione allo sviluppo; operi per abolire il debito estero dei paesi del Sud del mondo; assuma funzioni di mediazione nei conflitti in Palestina e nei Grandi Laghi, impegnandosi per la tutela dei diritti umani; supporti l’istituzione di corpi civili di pace.

Come si potrà affermare una specificità delle regioni alpine dentro l’Unione? Su problemi come l’ambiente, l’agricoltura di montagna e soprattutto il governo degli assi di traffico come il Brennero, c’è coincidenza di interessi tra le aree alpine e le pianure? Come dovrà collocarsi il Trentino? Essere risucchiato come appendice del Veneto (vedi PiRuBi...) o essere parte, insieme con Bolzano e Innsbruck (almeno) di una regione alpina (istituzionalizzata o meno) che cerchi coerentemente di governare il proprio particolare territorio? Come intende il suo eventuale mandato europeo rispetto a questi problemi?

Gruber: L’Europa, prima di essere un’unione di Stati, è un’unione di regioni, riconosciute a tutti i livelli come interpreti primarie dei principi di sussidiarietà e di prossimità. Il Trentino, e al suo interno le Province autonome di Trento e Bolzano, hanno addirittura qualcosa da insegnare in materia di cooperazione transfrontaliera, di rispetto delle minoranze linguistiche, e anche di valorizzazione e difesa delle peculiarità dei territori di montagna. Questo per chiarire il peso che la Regione può avere in ambito europeo. Per quanto riguarda i problemi particolari, va precisato che all’interno del terzo Programma di coesione, approvato dalla Commissione europea il 18 febbraio scorso, le comunità territoriali avranno ampio spazio per decidere il loro futuro. Regioni, città e comuni, infatti, vengono definite come le principali protagoniste delle politiche comunitarie per la crescita economica e sociale dei territori. La mia preoccupazione da deputato europeo, se sarò eletta, sarà quindi quella di garantire che la loro voce possa farsi sentire e che le loro scelte possano avere il peso che meritano.

Santini: L’Europa non può tener conto delle diversità etniche: per Bruxelles la nostra regione è come le altre, rispettata alla stessa maniera, non si può pretendere, come vorrebbe Durnwalder, un regime speciale; i sudtirolesi sono solo una delle 33 minoranze etniche, tutte ugualmente tutelate.

Altro è il discorso delle particolarità delle regioni montane, che l’Europa inserisce tra le zone svantaggiate, al pari delle zone costiere e quelle artiche. Non vogliamo questa impostazione: la montagna ha risorse, specificità, non svantaggi; per questo stiamo lavorando per essere inseriti al pari delle isole. E’ una strada non semplice, perché l’Europa teme il proliferare delle specificità e la montagna è una lobby debole: contiamo solo sul 5% dei cittadini.

In quanto ad una azione comune fra Trento, Bolzano e Innsbruck, questa può essere molto utile, ma va fatta di concerto con i governi. La Commissione ascolta le Regioni, ma si rapporta con i governi. I tentativi di fare da soli, come vorrebbero Dellai e Durnwalder, fanno ridere: le autonomie speciali non esistono. Quando Durnwalder - peraltro senza dire niente a Dellai - va a Bruxelles, lo ascoltano, ma poi gli chiedono: "Cosa ne pensa Frattini?".

Kusstatscher: I Verdi europei, in tutti i 25 paesi, hanno come primo punto l’ambiente. Ciò detto, è pur vero che la montagna è un ambiente particolare, che richiede politiche apposite. Così da Monaco a Verona, e più in generale dalle alpi francesi a quelle slovene, dovremo vedere come portare avanti una politica comune per la montagna.

Prendiamo appunto l’asse del Brennero: c’è un problema generale: la necessità di cambiare la politica energetica e quella della mobilità, perché altrimenti il pianeta va a rotoli. E ci sono le articolazioni locali di questo problema: il tunnel del Brennero e l’Alta velocità fino a Verona non sono il passaggio del traffico merci da gomma a ferro, ma un’altra cosa, l’Alta velocità per il trasporto passeggeri e non per le merc;, le due cose - lo si è già visto altrove - assieme non funzionano. Ora, Innsbruck ha già chiesto di lasciar perdere l’AV passeggeri e concentrarsi sulle merci; il che ci fa capire l’importanza della collaborazione tra le nostre Province, per poter incidere sulle grandi scelte sul nostro stesso territorio.

Detomas: Le Alpi sono un patrimonio naturale inestimabile, ma non sono una frontiera inaccessibile. Sono aree da valorizzare. Non possiamo chiedere alle popolazioni dei comuni montani di non abbandonare i loro paesi se poi non gli garantiamo una vita dignitosa. Lo spopolamento della montagna è anche conseguenza della scarsa capacità di ripensare al ruolo dell’economia montana, che oggi passa per il concetto di qualità. Il prodotto agricolo di qualità, la località turistica di qualità, un tessuto sociale rurale ma avanzato: il tutto promosso con strategie di marketing territoriale che coniughino ambiente, tradizioni culturali, benessere, servizi di avanguardia. In Europa, il parlamentare trentino dell’Ulivo dovrà impegnarsi per tutelare i nostri prodotti, le nostre nicchie di eccellenza. Non si tratta di difendere egoismi, ma di valorizzare le differenze e le ricchezze di ogni territorio.

Il Trentino è un territorio alpino. Nessun accostamento a un modello veneto che ha mostrato segni di crisi dopo il 2001. Noi siamo un ponte tra la pianura e le Alpi. Il futuro risiede nel concetto di sostenibilità; l’ambiente e la sua tutela sono un parametro essenziale nella valutazione delle politiche di sviluppo. Ma l’ambiente non è un territorio proibito. Oggi la sfida è coniugare sviluppo, benessere, e tutela dell’ambiente. Il Trentino è una risorsa per l’Europa, che va al tempo stesso tutelata e valorizzata. Siamo nel cuore del territorio alpino e perseguiremo le strategie promosse nei protocolli di attuazione della Convenzione delle Alpi: agricoltura di qualità, tutela del paesaggio e protezione della natura, difesa del suolo, difesa delle foreste montane, promozione di una politica sostenibile dell’energia, sviluppo di una nuova rete di trasporti che privilegi, per il trasporto merci, la rotaia. Il tunnel di base è la testimonianza che stiamo facendo delle scelte precise, coraggiose. Sulla Valdastico, nessuna posizione ideologica. Il tavolo di lavoro con il Veneto è il segno che vogliamo ragionare. Il problema del collegamento a sud-est del Trentino si pone per effetto delle previsioni di traffico su quella direttrice.

Dovremo trovare un equilibrio tra sviluppo e servizio infrastrutturale e tutela delle nostre risorse naturali.