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Pop art in salsa italiana

Da Schifano a Rotella il pop made in Italy in mostra a Bologna.

Per chi volesse approfondire la Pop art nelle sue varie sfaccettature, l’Emilia offre ben tre mostre che potranno appagarlo. Se Ferrara dedica (fino al 6 giugno) una vasta antologica all’americano Rauschenberg, Modena affronta la produzione pop in Inghilterra (fino al 4 luglio), mentre Bologna con una piccola ma significativa collettiva getta uno sguardo sulla stagione pop nostrana.

Enrico Baj, "Personnage au miroir", 1961.

Alla Galleria Arte e Arte (fino al 5 giugno), dai décollages di Rotella alla classicità rivisitata di Festa si potranno leggere significative pagine di questa stagione artistica dagli incerti confini, sviluppatasi soprattutto nella capitale agli albori degli anni Sessanta.

New York, 1962. Alla mostra "The New Realists", curata da John Ashbery e Pierre Restany presso la Galleria Sidney Janis, si cerca di fare il punto della situazione attorno alle poetiche inerenti l’oggetto. Tra gli artisti in mostra, gli italiani Baj, Baruchello, Schifano, Festa, Rotella. Pop art, nouveau réalisme, new dada… categorie dal significato in parte precario, accomunate dall’utilizzo del prodotto di massa, bene di consumo o scarto, idolo o fatto di cronaca che sia. Il termine "pop" faticherà un po’ ad essere accettato dalla critica italiana, e solo nel 1963 - nel noto speciale de Il Verri titolato "Dopo l’informale" - il termine inizierà la sua fortuna critica, accresciuta l’anno seguente dal trionfo di Robert Rauschenberg alla Biennale veneziana.

La mostra restituisce - pur con alcune lacune - la coralità espressiva di quei primi anni Sessanta. Punto di partenza è non a caso un piccolo ma precoce décollage di Mimmo Rotella (1918) del 1954, precorritore non solo della stagione pop ma anche di quella del Nouveau Réalisme, al quale Rotella aderirà a partire del 1961. Nella Roma del miracolo economico, attorno ai tavolini del bar Rosati - luogo di ritrovo degli artisti della cosiddetta "scuola di Piazza del Popolo" - sedevano, oltre a Rotella, Schifano, Angeli, Festa, Bignardi e Ceroli, tutti presenti in mostra.

Gianfranco Barucchello, "After withdrawal of Imperial Guard at Waterloo", 1968.

Di Mario Schifano (1934-1998) è presente una tela della metà degli anni Sessanta dalle tipiche sgocciolature di colori industriali che si ricollega alle esperienze pop nordamericane, pur con esiti più critici nei confronti del consumismo. Di Franco Angeli (1935-1988) sono invece esposte due tele con le sue più note iconografie: la lupa capitolina e l’aquila degli "half dollar" statunitensi. Anche Tano Festa (1938-1988) è presente, con uno dei suoi più celebri soggetti volti a rivisitare artisti dell’arte antica, nello specifico Michelangelo. Della stagione pop romana sono inoltre presenti lavori di Umberto Bignardi (1935), Claudio Cintoli (1935-1978) - il quale propone una sorta di versione pittorica dei décollage di Rotella -, Mario Ceroli (1938) - in mostra una serie dei suoi tipici assemblaggi in legno sagomato, le cui forme in rilievo sono riprese perfino nelle rare opere grafiche - e Gianfranco Baruchello, presente con tre lavori dalla classica quanto accattivante "scrittura per immagini" che riproporrà di lì a breve per illustrare alcuni scritti di Nanni Balestrini e di altri letterati della nuova avanguardia.

Lasciando Roma e passando a una coniugazione più ironica del termine pop, il percorso propone due opere dall’acceso cromatismo del fiorentino Gianni Ruffi (1938), giocoso nel sagomare le forme della tavola che funge da supporto. Il percorso si conclude con un irriverente olio e collage di specchi su stoffa di Enrico Baj (1924-2003) del 1961. Del grande patafisico recentemente scomparso vogliamo ricordare, per sottolineare il suo distacco dalla società tecnologico-consumistica profondamente pop da lui sempre fronteggiata con forti dosi d’ironia, quanto ebbe a scrivere a conclusione di un volantino di qualche anno fa titolato "Gli haker e la patafisica": "Media non prevalebunt".

Non certo un invito ad idolatriche serialità ed immagini di massa…

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