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Il dramma dei bond argentini

Due strategie: boicottaggio e azioni legali.

A proposito dei bond argentini, che interessano a livello locale quasi 8.000 risparmiatori tra Casse Rurali e altre banche, esistono due iniziative diverse nell’ambito dell’Intesa dei consumatori: quella del Codacons da un lato e quella della Federconsumatori dall’altra; iniziative che non si escludono, ma tendono a percorrere strade differenti.

Il Codacons respinge senza mezzi termini la nuova proposta di rimborso dello Stato argentino e sta avviando la seconda fase del boicottaggio dei prodotti di quel paese (della prima fase abbiamo dato notizia in un precedente articolo), finalizzato a far riavere agli italiani i risparmi investiti. Chiederemo nei prossimi giorni alle autorità competenti il sequestro presso terzi dei crediti che lo Stato argentino vanta nei confronti di importatori italiani che vendono prodotti argentini in Italia. In sostanza, quella parte del costo di un prodotto che un venditore italiano paga all’Argentina quando acquista prodotti da immettere sul nostro mercato, deve essere sequestrata prima che il pagamento avvenga. Così facendo, vogliamo indurre gli importatori italiani a cambiare fornitore, rivolgendosi a quelli di altri Paesi, dando così un segnale forte al Governo argentino. Allo stesso tempo prosegue il boicottaggio dei prodotti e dei locali argentini in Italia, il cui elenco completo è consultabile all’indirizzo www.codacons.it/varie/boicottargentina.rtf.

La Federconsumatori persegue invece la strada della restituzione ai risparmiatori delle somme investite in "tango bond", sviluppando azioni legali nei confronti delle banche. E’ di qualche giorno fa la sentenza, emessa dal tribunale di Bari, con la quale viene stabilito che il Banco di Napoli (gruppo San Paolo Imi), dovrà restituire 26.000 euro ad un risparmiatore barese che aveva investito la somma in "tango bond". Il magistrato ha ritenuto il credito del risparmiatore esigibile e fondato su prova scritta. Quindi la banca sarà costretta a pagare immediatamente il risparmiatore.

La vicenda dei bond argentini ha assunto in Trentino
dimensioni enormi: sono oltre 7.000 i risparmiatori locali che hanno acquistato presso le Casse Rurali bond argentini. Per alcuni è stato un modo per aumentare ulteriormente un già consistente patrimonio. Ma per molti rappresentava invece lo strumento di rifugio per i risparmi di una vita. Molti, troppi investitori si trovano oggi in enormi difficoltà economiche. Da problema bancario, la vicenda dei bond si è così trasformata in un disastro socio-economico. Difatti quelle famiglie che per decenni hanno messo da parte con grandi sacrifici qualche risparmio, percepiscono ora stipendi ai limiti della povertà per il continuo incremento del costo della vita. A nulla serve per queste famiglie il credito quinquennale a tasso zero, in quanto non sono in grado neppure di fare un prestito bancario a tali condizioni, come proposto dalla Cassa Centrale delle Casse Rurali. Fino ad oggi le Rurali trentine, proprio perché banche legate al territorio, "di proprietà collettiva", erano sentite dalla comunità come parte integrante della vita sociale, in cui avere la massima fiducia. Tutto questo ora è crollato: le Casse Rurali trentine, in molti casi, non avrebbero neppure rispettato quanto previsto dal testo unico in materia bancaria e creditizia.

Parliamo di dramma sociale, in quanto presso la Federconsumatori del Trentino si sono presentati per lo più anziani e pensionati, gente che pensava di pagarsi con i bond argentini le spese per il funerale, oppure di offrire una quota per la ristrutturazione della casa ai propri figli. Conosciamo anziani che oggi, ridotti sul lastrico, non hanno neppure il denaro per pagarsi le medicine.

A livello locale dunque la Federconsumatori ha messo in campo una serie di iniziative tendenti ad informare la popolazione trentina della questione bond, a promuovere assemblee di zona in tutte le valli della provincia, invitando gli interessati a predisporre il materiale necessario per le azioni legali, a richiedere la costituzione di un Comitato Etico, formato da rappresentanti delle banche e dei consumatori che valuti i singoli casi e, nell’eventualità di responsabilità della banca, provveda alla restituzione del capitale investito, oppure alla sostituzione di esso con obbligazioni della banca. Quest’ultima proposta ci sembra particolarmente adatta a far fronte al dramma sociale rappresentato dai bond, in quanto dà l’opportunità di fornire un’immagine positiva al sistema creditizio locale, rivalutandolo agli occhi dei risparmiatori, che oggi si ritengono traditi.

Chi comunque è interessato a portare avanti azioni legali, può rivolgersi alla sede di Trento della Federconsumatori in via Muredei 8, oppure telefonare al n° 347-8405352 per prenotare l’incontro con i legali.