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La crisi di crescita di Mandacarù

La cooperativa che gestisce le botteghe del commercio equo e solidale si interroga sul proprio futuro.

Nell’ultima domenica di maggio i soci della cooperativa Mandacarù hanno dato vita ad una vivace assemblea il cui esito finale, non scontato, ha significato un atto di fiducia nei confronti del consiglio d’amministrazione e la conferma dei dirigenti che si sono ricandidati. Nella stessa riunione è stato approvato il bilancio del 1993, che si chiude con un piccolo utile ma con una crescita di adesioni (soci), fatturato e risparmio sociale.

Mandacarù è una cooperativa di consumo fondata da pochi pionieri nel 1989 con lo scopo di favorire il commercio equo e solidale; da allora i soci sono diventati oltre 1.600 ed il piccolo bilancio iniziale è cresciuto fino a superare i cinque milioni euro. All’apporto dei soci vanno aggiunti i volontari (circa trecento, non tutti soci) che, specialmente nelle valli, garantiscono con il loro lavoro gratuito l’apertura e la crescita dei negozi di Mandacarù.

Alla prima bottega (così si chiamano i negozi del commercio equo e solidale) di Trento si sono aggiunti altri punti vendita fino agli attuali undici: da Rovereto a Cles, da Lavarone a Fiera di Primiero, da Riva a Mezzolombardo, ecc.

Mandacarù è diventata importante anche all’interno del sistema del commercio equo solidale, tanto che la cooperativa trentina fa la parte del leone in CTM, il consorzio di secondo livello, con sede a Bolzano, che serve il circuito nazionale delle botteghe e che, a sua volta, in termini di fatturato, è il secondo sul piano internazionale.

La crescita delle botteghe, dei soci e dei volontari dovrebbe rappresentare quindi motivo di soddisfazione per tutti. E invece, da qualche tempo a questa parte, è cresciuto un mal di pancia che ha portato, per stare agli ultimi avvenimenti, alla presentazione di candidati in liste contrapposte ed all’approvazione del bilancio, ma con un apprezzabile numero di astenuti (70) e di contrari (20) sui 661 voti espressi.

Nell’assemblea e nei giorni precedenti alla riunione si è misurata una certa tensione tra i due schieramenti. Il primo, in linea con il gruppo dirigente, pur ammettendo che tutto è perfettibile, ha chiesto ai soci conferma e continuità; il secondo, invece, richiamandosi a tendenze "movimentiste", ha accusato i dirigenti di verticismo e di non favorire la partecipazione. Volendo dare una lettura un po’ schematica, è sembrato che ai soci delle botteghe di valle, schierati prevalentemente con il consiglio di amministrazione uscente, certe discussioni sulle domeniche d’oro fossero già superate dai fatti e che, anzi, quello di tenere aperto le due domeniche di dicembre sia soprattutto un problema della città, che senza l’apporto delle aperture festive non raggiunge la sostenibilità economica.

Tra gli "scontenti" si sono fatti notare i deputato Giovanni Kessler e il consigliere provinciale Giorgio Viganò, che si sono attirati le critiche (specialmente il secondo) di Domenico Sartori, giornalista, che ha ricordato loro che " questa cooperativa fa sì politica, ma non nei partiti". Infatti, Mandacarù, come in generale il circuito del commercio equo e solidale, partecipa da anni alle attività del mondo pacifista e le botteghe, per la pubblicistica che diffondono e per le attività parallele che affiancano alla vendita di prodotti provenienti dai paesi impoveriti, rappresentano anche il mondo new global.

Per un lungo pomeriggio si sono così confrontati coloro che sostengono la governabilità della cooperativa a fronte delle accresciute responsabilità verso i produttori che contano sulle botteghe come luogo per farsi conoscere e diffondere i loro manufatti e chi invece sostiene che la cooperativa è andata burocratizzandosi e perdendo di vista l’idealità originale. Ai primi ha dato un certo fastidio che in questa divisione un po’ manichea sia caduta anche la stampa locale che ha dato più spazio ai dissenzienti, ed ha pesato anche un uso un po’ troppo "comunicativo" del documento, diciamo così, alternativo. Affermare, infatti, che bisogna privilegiare "le persone anziché il fatturato" è uno slogan banale che sottoscriverebbe anche il capo di una company, ma offensivo verso chi, in questi anni, ha cercato di coniugare idealità con concretezza e sviluppo.

Alla fine, le votazioni hanno segnato una conferma dell’operato del consiglio di amministrazione e la presidente Claudia Festi ha raccolto le meritate soddisfazioni dopo un anno passato sulla graticola delle critiche. A mo’ di simpatico segnale di gratitudine le è stato consegnato un bellissimo mandacarù, il cactus brasiliano che simboleggia la cooperativa di Trento.

Ora si spera che con l’assemblea di maggio la fase di conflittualità venga archiviata e che le energie possano essere convogliate nella mission della cooperativa. In questo senso, il fatto che uno dei nuovi consiglieri di amministrazione, Fabio Pipinato, abbia raccolto abbondanti adesioni tra i due schieramenti, può essere il segnale giusto.