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Il credito e il consumo

Gli italiani di fronte a una nuova, “moderna” possibilità di spesa: quanto e a chi serve?

Lorenza Pegoretti

Si è recentemente svolto a Roma un convegno ("Gli italiani e il credito. Necessità, scelta consapevole o segnale di modernità?") che si proponeva di analizzare la nuova tendenza al ricorso al credito al consumo da parte degli italiani, i quali, seppur tuttora ancorati alla cultura del risparmio e del "compero solo quando ho i soldi", ricorrono sempre più spesso ai prestiti bancari per acquistare beni e servizi, che altrimenti non potrebbero permettersi: se fino a qualche anno fa non erano in grado di risparmiare abbastanza, ad esempio, per andare in vacanza in Marocco, oggi, attraverso un finanziamento ad hoc ed il pagamento rateale dell’importo relativo, hanno la possibilità di farsi un viaggio alle Maldive e di comprarsi anche il videotelefonino; e sono sempre più numerosi i rivenditori che stipulano delle convenzioni con gli istituti finanziari che anticipano il prezzo del bene o del servizio desiderato, permettendo al consumatore di effettuare il pagamento con le famose "comode rate".

Anche se l’automobile rimane il bene che maggiormente viene acquistato tramite questo sistema (nel 2003, 6 auto su 10 sono state vendute a rate), cresce il numero di beni e servizi acquisiti in tal modo, compresi i massaggi dall’estetista, il computer, il corso di lingue straniere.

La crisi economica degli ultimi tempi e l’aumento dei prezzi hanno certamente contribuito a questa situazione, ma l’evoluzione del mercato sta di fatto cambiando l’approccio al consumo del cittadino italiano, e l’acquisto a rate non è più vissuto come una vergogna in quanto dettato dal bisogno.

Anche se la dimensione del nostro credito al consumo è in continua crescita, essa si trova comunque ancora all’ultimo posto rispetto agli altri Paesi europei: se nel corso del 2002 la percentuale del debito medio per italiano sul proprio reddito annuo disponibile lordo si attestava sul 34%, nei Paesi Bassi questa arrivava al 198%, in Inghilterra al 120%, in Germania al 111%, in Francia al 59%.

E’ saggio indebitarsi a tal punto per comperare il videotelefonino? Al convegno nessuno si poneva questa domanda, era tutto un fiorire di inviti a questa nuova forma di "modernità", contrapposta alla polverosa e giudiziosa cautela della tradizionale amministrazione famigliare. Il tutto giustificato dal circuito virtuoso "+ consumo = + economia = + soldi per tutti".

In quest’ottica il minore indebitamento delle famiglie italiane è ritenuto "un gap" rispetto al resto d’Europa, che sta comunque riducendosi: già nel corso del 2003 l’ammontare complessivo del credito al consumo erogato alle famiglie italiane, che ha raggiunto i 33,8 miliardi di Euro, ha conosciuto una crescita del 16,8% rispetto all’anno precedente.

Tale tendenza - si diceva - non è favorita solo dall’attuale crisi finanziaria, e difatti la domanda di credito cresce soprattutto per le fasce di reddito medio-alte (superiori ai 3000 euro mensili netti), molto più, quindi, rispetto a chi ha dei redditi bassi (sotto i 1.200 euro mensili netti).

Insomma, chi ha una maggior disponibilità di denaro ricorre al finanziamento per l’acquisto di un bene molto più spesso di chi ha meno risorse; il ricorso al finanziamento, cioè, non deriva più dal mero bisogno economico, ma dipende da una diversa, "moderna" visione del mercato secondo i relatori; dipende invece dal fatto - secondo noi - che chi ha redditi alti può meglio giostrare i propri introiti, mentre i redditi bassi, per fronteggiare i debiti, si trovano subito a dover raschiare il fondo del barile.

Dicevamo della concordanza tra i convegnisti: il dott. Umberto Filotto (segretario generale Assofin) e il dott. Enrico Lodi (direttore del Credit bureau service Crif - la centrale rischi privata che ha organizzato il convegno) avevano un evidente interesse a portare l’acqua al loro mulino nel sottolineare l’importanza rivestita dal credito al consumo nel contesto dell’economia italiana; ma su tale tesi concordavano sia l’on. Roberto Pinza, (Margherita – della Commissione finanza della camera dei deputati) che l’on. Bruno Tabacci, (UDC - presidente della Commissione attività produttive della Camera); secondo il circuito virtuoso cui prima accennavamo, il finanziamento incentiva il consumo, che a sua volta determina la crescita della produzione e dell’occupazione; e i politici presenti in uno slancio di entusiasmo, hanno addirittura proposto la possibilità di dedurre dalle tasse una percentuale del valore del bene acquistato tramite finanziamento, al fine di incentivarne il ricorso.

Bisogna a questo punto ricordare un altro aspetto del nostro sistema creditizio: non tutti vi hanno facile accesso, soprattutto chi ne avrebbe più bisogno, a causa delle garanzie richieste dalle banche.

A tale proposito - e qui ci spostiamo dal consumismo voluttuario al consumo sociale - la dott. Daniela Primicerio (direttore generale del Ministero delle attività produttive) ha anticipato l’imminente attivazione di un fondo di garanzia per il piccolo credito, che renderà più agevole il finanziamento ai cittadini che hanno difficoltà ad accedervi ma che presentano, per contro, determinati requisiti sul piano sociale, quali una famiglia particolarmente numerosa o degli handicap fisici.

A dire il vero, un sistema di finanziamento con simili caratteristiche, il Fondo di prevenzione dell’usura, è già attivo dal 1997 e viene gestito da Adiconsum (Associazione italiana difesa consumatore e ambiente) con la collaborazione di alcune banche convenzionate. Attraverso tale sistema di finanziamento, il consumatore che versi in un reale stato di bisogno può entrare nel circuito del credito anche senza possedere i requisiti normalmente richiesti dalle banche e dalle società finanziarie. Il fine è quello di evitare che il consumatore cada nelle grinfie degli usurai.

Anche chi abbia un lavoro precario o non possa offrire delle garanzie reali alle banche può così accedere al credito a tassi molto convenienti e con dei piani di rientro agevolati.

Al convegno, il dott. Fabio Picciolini, segretario nazionale dell’Adiconsum, ha presentato una proposta di legge che tende a perfezionare ed ampliare tale già efficace sistema di finanziamento.

"Ritengo - ci dice il dott. Picciolini - che laddove onesto e corretto dal punto di vista normativo e finanziario, il ricorso al credito al consumo possa rappresentare un mezzo per fronteggiare una situazione difficile. In un momento, cioè, in cui gli stipendi hanno perso parte del loro potere di acquisto, tale sistema può rivelarsi una piccola ancora di salvataggio per le famiglie e per l’economia".

Ma non c’è il rischio di indebitarsi eccessivamente? E non saranno le banche le uniche a guadagnarci?

"Tutto dipende dal buon senso del singolo, che deve saper conciliare le proprie esigenze consumistiche con la capacità di far fronte ai pagamenti rateali. Riguardo alle banche, è vero che i tassi applicati non sono i più bassi d’Europa, ma si registra comunque un trend al ribasso. Va da sé che delle agevolazioni in tale senso sarebbero auspicabili".