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Oriente Occidente, il festival delle intersezioni

Il festival di Oriente Occidente, ancora esiliato dal Teatro Zandonai, si espande ulteriormente nelle piazze cittadine ma anche fuori provincia, consolidando le collaborazioni instaurate negli ultimi anni con Verona e Mantova.

Intersezioni geografiche ma anche di campo, come conferma il consolidarsi con il "Festivaletteratura" che, oltre ad assicurare la collaborazione agli incontri pomeridiani (Linguaggi), ha contribuito a portare sul palco una serie di spettacoli dedicati al rapporto danza-letteratura. E’ il caso della retrospettiva dedicata a Bud Blumetnhal, autore di una serie di coreografie ispirate all’Odissea, all’Ulisse di Joyce e agli haïkus, brevi componimenti lirici giapponesi.

Ma il festival non vive soltanto di alti riferimenti letterari. Significativo il peso dato a una serie di performance ‘aeree’ che si legano strettamente con l’altro filone portante di quest’edizione: il rapporto tra danza e atletismo. Forse più che ad un atletismo di stampo olimpionico, il rimando più immediato è all’alpinismo per i danzatori-free climbers di Project Bandaloop e al ‘popularismo’ per le coreografie di Elizabeth Streb, da lei stessa definite Popaction. Entrambe le compagnie - non a caso americane - sembrano puntare molto sulla spettacolarità e sull’impatto visivo della coreografia, facile a trovare il plauso del grande pubblico.

Più sperimentale e provocatoria la proposta di Louis-Philippe Demers, che affollerà lo spazio sottostante la cupola del Mart con una cinquantina di robot in movimento. Questi, in una sorta di mondo alla rovescia, divengono spettatori della ridicola messa in scena dell’umanità. Proprio sul difficile rapporto tra individuo e collettività si sofferma la riflessione in chiave voyeuristica di Guilherme Bothelo, mentre le giovani coreografe Manuela Rastaldi e Laura Corradi analizzano entrambe, partendo da presupposti differenti, il tema della presenza del corpo sulla scena.