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QT, un fragile miracolo lungo 25 anni

La storia di un giornale "che non poteva esistere".

Venticinque anni dal numero 1 del settembre 1980. Venticinque è un bel numero, d’accordo, ma perché trasformarlo in una ricorrenza? "Perché il cinquantesimo non riusciremo a festeggiarlo" spiegava, con un sorriso un po’ furbo, un po’ mesto, il caporedattore Carlo Dogheria cui si deve l’idea del venticinquennale.

E ancora: "QT, 16 anni e poi più?" titolavamo nel ’96, durante una crisi che stava duramente mettendo in forse l’esistenza del giornale.

La copertina del numero 1, in edicola il 23 settembre 1980.

La precarietà è stata spesso compagna di viaggio di QT. Il compianto prof. Renato Porro, studioso di mass media e amico del giornale, ci ripeteva: "Questotrentino è come il sangue di San Gennaro; un fenomeno che non dovrebbe esistere, eppure c’è. Secondo le leggi dei media, il vostro foglio non dovrebbe uscire; eppure ogni quindici giorni, il miracolo si ripete, Questotrentino arriva in edicola".

Porro, nel mostrarci la sua simpatia, era troppo generoso. Eppure evidenziava la caratteristica saliente di Questotrentino, la sua formula costitutiva, che ne segna pregi e limiti. Un’impresa culturale, che da una parte si confronta in un mercato affollato come quello dell’informazione locale; dall’altra confida nel lavoro volontario per poter sopravvivere senza condizionamenti.

Di qui l’eterno conflitto tra le esigenze di professionalità e le ristrettezze dei mezzi. E d’altra parte la necessità vitale di essere portatore di idee, di essere in sintonia con una parte almeno della società; un giornale come QT, quando si riduce al tran tran, non perde solo i lettori; vede la sua struttura stessa disfarsi: il volontario, o è motivato, oppure trova altro di cui occuparsi.

E’ tenendo presenti questi presupposti, che vogliamo ripensare a questi venticinque anni.

Come si è rapportato il giornale, in un arco di un quarto di secolo, con la società circostante? Quali idee ha portato? Quali battaglie ha sostenuto, quali vinte e quali perse? Un piccolo giornale, letto da alcune migliaia di persone, al massimo l’1-2% della popolazione, in che maniera è riuscito ad incidere sulla società trentina?

A questi interrogativi dedichiamo questo numero speciale e il prossimo. Ripercorrendo in dettaglio, su una serie di argomenti, venticinque anni di articoli, dibattiti, polemiche; e valutandone, a posteriori, portata ed effetti.

Qui invece raccontiamo in breve i venticinque anni del giornale come impresa complessiva.

QT nasce come idea del sempre vulcanico Eugenio Pellegrini, allora ventiduenne e con una breve esperienza di lavoro al Manifesto. Si aggrega subito Michele Zacchi; e poi Ettore Paris, Carlo Dogheria, Fabrizio Rasera, Mario Cossali, Stefano Zanella, il diciassettenne Giampiero Mattei e Aldo Marzari, allora consigliere provinciale (indipendente di sinistra). Le prime riunioni sono entusiasmanti: tante idee, che si confrontano e crescono nella discussione; esperienze diverse che pure confluiscono in una comune visione d’assieme. Esperienze comunque di impegno politico e sociale, sull’onda lunga del ’68: il giornale dovrà essere un nuovo strumento d’impegno, fatto per conoscere, far conoscere la realtà locale, e possibilmente influirvi.

La ricchezza dei dibattiti interni sarà per lungo periodo il vero patrimonio del giornale. Che peraltro inizialmente sconta la povertà dei mezzi (12 pagine, quanto poteva permettere il capitale iniziale, tutto raccolto fra gli stessi redattori), la limitatezza delle fonti informative e una grafica approssimativa, progressivamente affinata dagli interventi di Bruno Zaffoni.

Dopo il boom iniziale (tutte le prime 3.000 copie vendute, anche grazie alla campagna pubblicitaria sempre di Zaffoni), le vendite si riducono a cifre preoccupanti. I redattori nonché soci della cooperativa editrice, oltre che lavorare gratis devono mettere mano al portafoglio.

Poi le cose cambiano. Il mondo della sinistra percepisce il giornale, pur non allineato, come proprio: e cominciano ad arrivare, sempre più abbondanti, gli abbonamenti. Questotrentino, acquisiti interlocutori e credibilità, riesce a indagare sugli aspetti più discutibili del potere; e così, a cavallo tra l’81 e l’82, con le campagne di denuncia sui casi 3 Torri e Volani (vedi L'etica e la politica), acquista ruolo e visibilità: è effettivamente il giornale che "dice quello che gli altri non dicono", osa sfidare i potenti, conduce campagne stampa accanite eppur accorte.

Il servizio sulla sessualità dei maschi trentacinquenni.

In realtà, grazie anche ad una crescente professionalità dei redattori e all’allargarsi del numero dei collaboratori, la gamma dei temi trattati è molto ampia. Oltre a quelli che presentiamo in questo e nel prossimo speciale (ambiente, scuola, cultura, mondo cattolico, dibattito politico) ci sono le molteplici inchieste sui giovani, quelle sulla povertà, sull’emarginazione, sull’urbanistica. O su temi ancora tabù come la sessualità: suscita scalpore e vivaci polemiche (ed è solo uno degli esempi) un servizio in cui alcuni maschi trentenni (gli stessi redattori, in forma anonima) svelano gli aspetti reali e spesso miseri della propria sessualità, dall’iniziazione, alla masturbazione, alle infedeltà, all’impotenza.

E’ una maniera nuova, talora sbarazzina eppur coerente di dipingere la realtà. Grazie anche agli articoli di satira (soprattutto di Carlo Dogheria) e agli interventi dei tanti vignettisti (ancora Zaffoni, e poi Luigi Penasa, Toti Buratti, Rudi Patauner, Rosanna Cavallini, Roberto Bortolotti, Paolo Vitti e altri ancora), che danno alla polemica un tono ora aspro, ora sdrammatizzante, sempre comunque aggiungendo qualcosa in più alla parola scritta.

Insomma QT si propone, in gran parte riuscendoci, di interpretare e proporre un Trentino diverso da quello doroteo, visto come superato e stantio. E peraltro nemmeno con la sinistra ufficiale i rapporti sono idilliaci: giornale "di sinistra manon della sinistra" come ama definirsi, non risparmia critiche al ceto burocratico che negli anni ’80 domina nei partiti (su questo ritorneremo nel prossimo numero).

A metà degli anni ’90 il quadro muta completamente. Mani Pulite, spesso traendo spunto proprio dalle inchieste di QT, dimostra cheil giornale ha ragione, la corruzione c’è, è vasta ed ammorbante. Il clientelismo e il doroteismo non appaiono più all’altezza dei problemi del 2000: la DC si sfascia.

Questotrentino può cantare vittoria: in realtà, sparito il nemico, deve ridefinirsi. Contemporaneamente il passare degli anni ha portato ulteriori problemi. Se al gruppo fondatore si è aggiunto fin dall’82 il grande vecchio Renato Ballardini, portando tutta la sua esperienza di parlamentare di livello internazionale, con il trascorrere del tempo in molti intraprendono nuove strade: Rasera e Cossali sono a tempo pieno nella politica roveretana, Marzari nel Pds; da tempo Pellegrini ha intrapreso un proprio (periglioso) percorso professionale; nel ’94 Zacchi lascia Trento. I tanti giovani che entrano nel giornale, vi lavorano con entusiasmo, ma per un periodo limitato: QT è un’ottima agenzia di formazione professionale e di collocamento (solo alcuni nomi: Gigi Zoppello e Milka Gozzer a L’Adige, Carmine Ragozzino e poi Luca Petermaier all’Alto Adige, Marco Girella al Resto del Carlino; Stefano Albergoni segretario dei Ds...), ma si trova in un’impasse: il gruppo originario si assottiglia, i giovani sono di passaggio, oppure si occupano di settori specifici, in genere cultura e spettacoli (un nome per tutti: Stefano Giordano), ma non dell’insieme del giornale.

Insomma, la formula volontariato = giornale libero scricchiola. In coincidenza, evidentemente non casuale, con un appannarsi dell’identità del foglio.

Si pensa di uscirne in avanti. Partendo dall’ipotesi che il cittadino, non più indottrinato dalle appartenenze ideologiche, sia stimolato a un più avanzato senso civico e richieda maggior informazione; e che quindi si aprano spazi per un giornale sempre libero e indipendente, ma meno austero, più popolare. Questotrentino quindi nel ‘95 cambia veste, diventa newsmagazine, dà più spazio alle immagini e alla grafica: per andare oltre i suoi tradizionali lettori (le élite politiche, intellettuali, professionali da una parte; una porzione di popolo della sinistra dall’altra) e rivolgersi a un pubblico più ampio.

1995: la pubblicità per il lancio di QT newsmagazine.

La scommessa è in gran parte persa. Probabilmente non c’è questa nuova diffusa richiesta d’informazione; e in ogni caso non la intercetta QT, che cambia aspetto grafico ma non i contenuti né il modo di presentarli. Il nuovo formato si traduce solo in un aggravio dei costi.

Per il giornale, che dopo le prime difficoltà era in tutti gli anni ’80 progressivamente cresciuto, passando dalle iniziali dodici pagine tabloid a sedici, venti, fino a un massimo di ventotto, ora ritornano, e sempre più preoccupanti, i bilanci in rosso. Per QT sembra l’inizio della fine.

A salvarlo ci pensano i lettori. Nei primi mesi del ’97 viene formata l’associazione "Sostenitori di QT" (principali promotori il dott. Mario Del Dot e la compianta Rosanna Carrozzini) con il precipuo compito di fungere da sostegno economico (oltre che da interlocutore culturale) del giornale. In un anno vengono raccolti 40 milioni, poi altri 10 (Sostenitori di QT: ieri e oggi): è una boccata d’ossigeno decisiva; e la dimostrazione che Questotrentino è ancora vitale.

Il giornale opera alcune laboriose riorganizzazioni interne (sempre problematiche nel volontariato) che riescono a razionalizzarne i costi. L’ingresso in redazione di una personalità come Walter Micheli, già vice-presidente della Provincia, rilancia il dibattito interno, negli ultimi anni sempre più impoverito. QT non cede alla tentazione di tornare indietro, né al formato tabloid, né al giornale di mera denuncia: imposta la linea editoriale sulle inchieste sui vari aspetti della realtà trentina, dai centri commerciali alla vitienologia, dall’insegnamento della storia locale agli investimenti nei musei, dall’università all’ambiente, oltre, naturalmente, alla politica. Raramente sono scoop, spesso contengono più ragionamenti che notizie; ma sono servizi di cui in tanti apprezzano la franchezza e libertà d’opinione: in ambiti, come quello dell’economia ad esempio, in cui i potentati sono altrimenti usi a vedersi riprodotte le proprie verità preconfezionate dagli uffici stampa.

Proprio questa libertà d’inchiesta porta a pestare i calli ai nuovi/vecchi poteri: che ora si sono spesso agglutinati attorno al dellaismo. E la denuncia di questo porta a ulteriori lacerazioni con la sinistra, che ora al governo è del tutto subordinata al potente alleato, ma non ama sentirselo dire.

Arriviamo così ai giorni nostri. QT ha un suo spazio, non amplissimo ma riconosciuto. Riesce a coprire più che decorosamente anche le tematiche nazionali e internazionali, sfruttando le risorse di conoscenze presenti nell’Università, come pure dando voce e spazio ai giovani volontari che operano in tante parti del mondo. Ha allestito una – oggettivamente ottima - versione on line che registra una media di 5000 accessi al giorno e che potrebbe essere facilmente implementata (www.questotrentino.it: un successo inaspettato). Soprattutto cerca sempre, riuscendovi in buona parte, di far confluire attorno a un progetto culturale l’impegno – rigorosamente volontario – di molteplici intelligenze. E questo anche in un periodo in cui il denaro sembra essere sempre la misura di ogni cosa, quello che distingue l’attività seria e certifica il successo.

Insomma QT è sempre controcorrente. Forse ha ancora ragione Renato Porro: "Non dovrebbe esistere, eppure c’è".

Il problema vero del giornale, che fa dubitare sul raggiungimento del cinquantesimo, è il ricambio generazionale. Se i collaboratori sono delle più svariate età, e numerosi i giovani, la struttura è fatta di sessantenni. L’impegno allo svecchiamento, al ricambio, dovrà essere prossimamente prioritario.

Il prossimo numero ne parleremo proprio con alcuni giovani, su queste stesse pagine, in apertura della seconda parte di questo speciale sui primi (e unici? mah, mai porre limiti ai miracoli) 25 anni di QT.