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Un giornale laico attento ai cattolici

Chiesa e religione, dal referendum sull’aborto a quello sulla fecondazione assistita. Passando per i collateralismi, la repressione interna, la perdita di autorevolezza.

Non è facile dar conto in 10.000 battute o poco più di questi 25 anni di vita del quindicinale d’informazione QT-Questotrentino, nato appunto nel 1980 per radicarsi nella nostra realtà locale, senza peraltro trascurare il riferimento a un contesto più ampio nazionale e sovranazionale. E non è facile nemmeno commentare e chiosare quella porzione di notizie che mi è stata affidata e che nell’archivio elettronico va cercata sotto le voci: "Società/Cattolici" e "Istituzioni/Curia". Ciononostante mi ci provo, procedendo magari per impressioni e per suggestioni che questa lettura postuma sollecita.

Anzitutto, a un primo scorrere degli articoli, si potrebbe avere la sensazione che, per certi aspetti almeno, siamo fermi a venticinque anni fa, un tempo immobile che non sembra far passare molta acqua sotto i ponti. Nel 1981 infatti stavamo parlando, discutendo e scrivendo del referendum per abrogare la legge 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), con un’intervista alla teologa Wilma Gozzini che ci parlava dell’aborto e che alla domanda dell’intervistatore se lei, teologa cattolica, "considerava la legge in vigore una legge abortista, un male minore, un bene da difendere", rispondeva: "Un bene da difendere, ma soprattutto da attuare. La legge - continuava - vuole rimuovere le cause che spingono una donna ad abortire; essa chiama alla partecipazione, alla solidarietà: ogni ragazzino che viene al mondo è ‘roba nostra’, ci sta a cuore. Al di là delle sterili, prive di fondamento, tragicamente vuote polemiche del cosiddetto ‘movimento per la vita’ - come se tutti gli altri ‘si muovessero’ per la morte! - il compito che abbiamo davanti è attuare la legge".

C’era poi un articolo di fondo che nel titolo sintetizzava le ragioni del NO all’abrogazione di quella legge: "L’autodeterminazione della donna, la sua libertà, la sua dignità". Successivamente i commenti al risultato elettorale del referendum inducevano a riflettere quanto i promotori dello stesso e i loro improvvidi sostenitori dovessero prendere atto che la società italiana non era come loro la immaginavano o la desideravano; e come anche il risultato referendario poteva rivestire i caratteri di una buona notizia perfino per molti credenti e praticanti.

Oggi siamo qui a commentare la raccolta di firme per abrogare una legge datata 2004 (quella sulla fecondazione assistita) che in un recente convegno di studio promosso dalla nostra Facoltà di Giurisprudenza si conveniva definire, da parte di tutti gli esperti lì riuniti, un mostro giuridico e qualcuno aggiungeva con evidenti caratteri clerico/fascisti più che confessionali. Sono passati 25 anni, ma la disputa sembra essere ancora lì a girare intorno allo statuto dell’embrione, alla dignità e alla libertà della donna, alla scientificità dell’assunto, con la scienza e gli scienziati stiracchiati al di qua e al di là dai due campi avversi, vedi Fecondazione assistita: perché il referendum (senza che nessuno avanzi riserve su quella strana "fede nella scienza" che io da tempo considero un ossimoro da cui prendere accuratamente le distanze).

C’è solo un rovesciamento di campo forse non irrilevante che ritengo sarebbe opportuno porre in evidenza: allora erano i clericali e i reazionari di complemento a promuovere la raccolta di firme per il referendum abrogativo e a promuoverlo, mentre oggi l’iniziativa referendaria è passata nelle mani dei radicali (che già sono riusciti a svuotare di credibilità presso troppi cittadini questo "straordinario" mezzo democratico) e di larga parte delle forze di centrosinistra. Ma resta evidente che il vero obiettivo della legge che oggi si vuole abrogare e di chi l’ha voluta e approvata, è quello di porre le premesse per cancellare la 194, che il referendum del 1981 aveva confermato a furor di popolo. Sarà il risultato della campagna per la raccolta delle firme e poi del referendum, se questo andrà in porto, a dirci se questi 25 anni hanno lasciato dei segni anche nella società civile o se anche questa (e la distinzione non sembri peregrina) si stia invece adeguando alla società politica che esprime maggioranze e governi di centrodestra che queste leggi impongono al paese.

Questo argomento però ci permette di introdurre anche un’altra serie di riflessioni su quella che io considero una delle caratteristiche precipue di Questotrentino: la laicità. Anche qui non è facile intendersi quando si fa ricorso a questo termine: la explicatio terminorum (= la spiegazione dei termini), in premessa del discorso che s’intende fare, è metodologicamente preziosa e importante, ma non sempre facile né semplice.

Laicità come metodo? Come valore? Come virtù? Come laicismo?

In un tentativo di riflessione pubblica fatto proprio da QT si tende a far coincidere laicità con "laicismo", come frutto prezioso che dall’illuminismo in poi ha sottratto la società e l’individuo, ma anche la scienza e il sapere, lo stato moderno e la famiglia, la vita nell’aldiquà e la storia, al dominio e al controllo ecclesiastico/ clericale. Ed è una coincidenza, quella tra laicità e laicismo come se fossero sinonimi, che il potere ecclesiastico tende ad alimentare tutte le volte che cerca di conservare un proprio spazio di potere o di riconquistare avamposti perduti, così nel rinnovo di concordati e di intese, nella scuola, nell’elargizione dell’8 per mille, nelle leggi là dove cerca di costringere i "cattolici in politica" a legiferare sul "peccato" come "reato" o su un modello unico di famiglia ideologicamente connotato e in svariati altri ambiti del vivere civile. In tutte queste occasioni le firme "laiche" del quindicinale (e qui come laici si qualificano e si propongono gli agnostici e i non praticanti) trovano alimento e legittimazione alla loro collocazione, fino a pensare e a scrivere che senza la o le religioni il mondo funzionerebbe meglio, sarebbe più pacifico e le convivenze tra umani più ragionevoli. Ma forse non sarebbe male se qualche volta queste firme rivolgessero anche qualche pensiero di riconoscenza proprio a quell’ora di religione o a quella catechesi o a quella prevaricazione ecclesiastica e clericale che è riuscita a far loro conquistare quegli spazi li libertà interiore ed esteriore che una fede, garantita dall’ortodossia istituzionale e a essa succube, tendeva a barrierare. "Ateo per grazia di dio" – si riteneva Buñuel, dopo un’adolescenza e una giovinezza passata alla scuola dei gesuiti spagnoli dei suoi tempi. E questo per evitare di cadere in un laicismo ideologico tutt’altro che sinonimo di laicità in cui non è difficile imbattersi.

Ma se per laicità s’intendesse invece un "valore" o addirittura una "virtù" di precisa e diretta derivazione biblico/evangelica, ecco che l’approccio cambierebbe (e per chi scrive cambia) di segno. A partire dalla constatazione troppo spesso trascurata che Gesù era rigorosamente laico, non faceva parte della tribù di Levi e con la casta sacerdotale è andato in rotta di collisione fino a morirne, ma non per questo si sentiva autorizzato a sottrarsi al senso di appartenenza al suo popolo (Gesù era e resta un ebreo), né all’osservanza della legge di cui interpretava e praticava lo spirito (il sabato per l’uomo e non l’uomo per il sabato), né agli adempimenti rituali e al rispetto dell’autorità religiosa del suo tempo. Se prendiamo la tradizione biblica vediamo come l’aspetto profetico laico e l’aspetto istituzionale sacro si snodino paralleli, quasi sistematicamente conflittuali, il primo attento al mutamento e promotore dello stesso, il secondo arroccato nella conservazione e nella gestione sacrale del potere; il primo vigile e pronto a denunciare le degenerazioni del potere a cui non concede mai il carattere di assolutezza sacrale, il secondo indaffarato a delegittimare, quando non a perseguitare, questi fastidiosi rompiscatole; i profeti tesi a promuovere lo spirito della legge cogliendone nello spirito l’autorevolezza di Dio, l’istituzione preoccupata a declinare la lettera in codici e pandette attingendo all’autorità di gerarchie autoreferenzialmente sacre e infallibili. Nessuno dubita che Gesù s’inserisca a pieno titolo nel filone laico profetico. Ma questo doppio filone dialettico e conflittuale è facilmente individuabile anche dopo la tradizione biblica nella storia del cristianesimo e della chiesa fino ai giorni nostri, in un intreccio dove il filone profetico spesso costretto per lunghi periodi a percorsi carsici, riesce talvolta a riemergere e a far breccia nella stessa sacralità dell’istituzione.

L’esempio più recente e significativo ci sembra quello di papa Giovanni e del concilio Vaticano II, dopo il quale peraltro l’istituzione/apparato tende a prendersi progressivamente la rivincita fino a neutralizzarne in buona parte l’efficacia, rivincita che simbolicamente trova la sua sanzione quando impudicamente riesce ad appaiare nella gloria del Bernini Giovanni XXIII con Pio IX - come puntualmente QT registra in uno dei suoi articoli.

La "laicità" dunque, in questa doppia versione critica, agnostica e profetica, ritengo costituisca una delle caratteristiche precipue di Questotrentino anche come "metodo" che dà spazio e dignità sia alle firme dei laici agnostici che dei laici credenti. E in questa seconda accezione di "laicità" QT può legittimamente collocare anche qualche chierico come don Piero Rattin, il quale, intervistato sul quindicinale da un agnostico dichiarato (felice sintesi delle due tipologie), si rifà (vedi La Chiesa del silenziatore ) al compito profetico della chiesa che - afferma -"se mette il silenziatore alla profezia"… finisce col "ridursi ad agenzia di servizi religiosi".

Vignetta pubblicata in occasione della rimozione di Don Cristelli, direttore di Vita Trentina, ad opera del vescovo Sartori.

E qui veniamo a quanto e come Questotrentino ha seguito gli eventi che in questi 25 anni (al di là della sensazione di immobilità che ci è venuta dal primo argomento che abbiamo affrontato in queste note) si sono succeduti nell’ambito che mi è stato affidato, così come sono registrati nelle annate del quindicinale: dal referendum sulla 194 e relativi esiti (Il primo prete che incontro mi dice: “La c’è la Provvidenza!”) agli intriganti viaggi del papa in America Latina con la condanna della teologia della liberazione e le strette di mano a feroci dittatori grondanti sangue e repressione; dalla revisione del concordato con le ricadute sull’insegnamento della religione cattolica nella realtà dell’autonomia locale alle valutazioni sull’8 per mille e relativa destinazione; dall’arrivo del vescovo Sartori scelto da Piccoli per normalizzare la diocesi di Trento al conseguente licenziamento di don Cristelli dalla direzione di Vita Trentina; dalla visita "festiva" del papa a Trento alle strane battaglie del vescovo Sartori fino alla sua morte che gli yesmen di cui si era circondato hanno contribuito a rendere "selvaggia" più che cristiana - come la connota Philippe Ariés, vedi La morte selvaggia di mons. Sartori; dall’attesa del nuovo vescovo all’arrivo di mons. Luigi Bressan; dal caso don Bombardelli (Rinaldo in campo) al caso don Farina; dalla morte del vescovo emerito mons. Gottardi alla Chiesa del silenziatore. Questo per limitarci a eventi salienti senza la pretesa di essere esaustivi e annotando come i titoli qui riassunti e ripresi rendano evidente il taglio con cui QT ha via via registrato gli eventi.

Ma accanto agli eventi vediamo gli argomenti che ricorrono con maggior frequenza, argomenti che vanno dai rilievi sulla severità del magistero ecclesiastico a proposito dell’etica sessuale a fronte della sua indulgenza e dei suoi silenzi quando si passa all’etica degli affari; dall’attenzione critica a vari altri pronunciamenti del magistero di cui si rilevano le contraddizioni: esaltazione della donna e misoginia, pari dignità delle varie religioni e Christus Dominus di Ratzinger come unica via di salvezza e via discutendo; dal problema dei cattolici in politica al più vasto tema dei rapporti tra fede religiosa e politica; dalla religione degli italiani alla secolarizzazione del mondo moderno; dalle questioni della pace e della guerra fino all’Islam e ai problemi che pone la sua presenza nel nostro contesto trentino, italiano e occidentale; e l’elenco potrebbe continuare fino ad annoiare il lettore.

Ritengo però che bastino questi riferimenti per cogliere la spirito con cui Questotrentino affronta la tematica religiosa e religioso/istituzionale, a cui si possono aggiungere almeno alcuni nomi dei personaggi che trovano posto sulle pagine del quindicinale quando passano a Trento: da padre Sorge a Baget Bozzo, da Hans Kung ai teologi italiani quando tengono a Trento il loro congresso, a padre Zanotelli e a personaggi locali che cercano di smuovere le acque quando queste risultano loro stagnanti.

Possiamo concludere con le felicitazioni a Questotrentino per le sue nozze d’argento con la realtà della comunicazione e dell’informazione locale e con l’augurio di lunga vita nel solco intrapreso e sempre migliorabile (ma negli anniversari "nihil nisi bene"), quello di essere voce critica aperta a un pluralismo di approcci che stimolandosi a vicenda siano in grado di affrontare anche i problemi religiosi senza rigidità ideologiche precostituite e con quell’attenzione che, evitando le semplificazioni della complessità, sappiano affrontare anche questo fenomeno nel suo divenire storico inserito in un mutamento sociale dai ritmi sempre più vorticosi che induce crisi d’identità e derive fondamentaliste non facilmente arginabili.