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25 anni di idee, 25 anni di polemiche

I dibattiti politici suscitati da QT: le inchieste, l’interesse a 360°, le asprezze del confronto nella sinistra.

Il gruppo di intellettuali che nel 1980 dà vita a Questotrentino è principalmente mosso dall’esigenza di allacciare un più stretto contatto con la realtà. "Un giornale, non una rivista" sarà un punto fermo del dibattito interno nei primi anni: QT deve parlare prima di tutto di fatti, rispecchiare la società, rivolgersi a un pubblico ampio. Questa rimane l’impostazione di fondo, di cui si fa guardiano il direttore Eugenio Pellegrini: ma parallelamente, oltre ai fatti, il giornale – né potrebbe essere altrimenti, dato il Dna culturale dei redattori - si occupa anche delle idee, che cerca di far circolare, avviando dibattiti, animando discussioni. Su temi come la cultura, la scuola, il mondo cattolico, per esempio: di cui, in questo e nel precedente speciale, parlano altri. Ma anche – e forse soprattutto – sul tema della politica: con quali esiti, con quale coinvolgimento? E’ il discorso che qui affrontiamo.

Il primo accenno di dibattito di un certo livello, lo riscontriamo a pochi mesi dal lancio del giornale. E’ del gennaio dell’81 infatti una maxi-intervista (4 pagine tabloid) con Pietro Ingrao, padre nobile della sinistra "ingraiana" interna al Pci. "I giovani e la politica" è il titolo; ancora più illuminante il sottotitolo "Possono i giovani giocare ancora la grande carta della politica?" che in realtà, con il senno di poi, fa tenerezza: siamo nei primissimi anni ’80, agli albori dell’edonismo reaganiano e della "Milano da bere" craxiana: i giovani per altri dieci-venti anni all’impegno politico preferiranno le sirene del successo e dell’immagine. Così il pur nobile articolo di Ingrao non trova seguito alcuno: QT affronterà il pianeta giovani con altri mezzi, più umili e pragmatici, come le inchieste nelle scuole, soprattutto i sondaggi, magari commentati dagli stessi giovani. Ne ricordiamo solo alcune: nell’84 sondaggio nelle scuole su valori ("Giovani: una voglia matta di amore e di successo")e consumi culturali ("I nuovi ‘barbari’ si guardano allo specchio"),ripetuto negli anni a venire; nel ’90-’91 le tante pagine, spesso autogestite, dedicate al movimento della "Pantera"; e poi l’inchiesta "Essere giovani e fascisti alle soglie del duemila"; ealtri sondaggi, sulla conoscenza della storia contemporanea ("Degasperi, Mussolini, Togliatti, chi erano costoro?") o, nel ’94, sulla nuova cultura berlusconiana ("Studenti: la destra, la sinistra e il Cavaliere").

Torniamo alla politica in senso stretto; dove il primo vero dibattito si registra sullo "strappo" dall’Urss nel Pci di Berlinguer. Se il mio partito
saluta Mosca...
è il titolo del servizio che dà la stura alle inquietudini di una parte consistente della base comunista. Dibattito invero vuoi burocratico, vuoi rissoso ("Un articolo ‘provocatorio’" replica Mauro Colaone, "Giudizi superficiali e deformazione dei fatti" condanna il segretario del Pci trentino Roberto Pellegrini; cui rispondono Aldo Gabardi ("L’intervento di Pellegrini è una forzatura grossolana, da burocrate indispettito") e Rinaldo Caldera: "Sono ancora molto perplesso rispetto alle scelte fatte, e non serve pontificare"). Per fortuna interviene Renato Ballardini, che cerca di dare un taglio alle risse, riportando lo "strappo" di Berlinguer alle dinamiche della storia (che alcuni anni dopo gli darà ragione in pieno): "La marcia del Pci verso un tipo di socialdemocrazia europea è iniziata da anni" insomma, calma ragazzi, non litigate su cose che sono ormai pacifiche e inevitabili.

Il problema è che in quegli anni il Pci trentino è dominato da un’oligarchia di funzionari, di modesta levatura e che per di più cooptano solo gente a loro inferiore: QT, come organo di stampa effettivamente libero, non può non rilevarlo e sottolinearlo, pur scontando le reazioni talora furenti degli interessati. "Che ne sarà del Pci trentino?" "Il Pci ha bisogno di tante idee e pochi funzionari" "I peccati originali del Pci trentino" "Caro Pci, così non ci servi" sono solo alcuni tra i titoli dei tanti interventi che sottolineano il declino del partito comunista. "che sopravvive quasi esclusivamente come appendice locale di una grande forza nazionale". L’inevitabile batosta comunista nelle provinciali dell’88 ("La lezione del voto" di Fabrizio Rasera, "Ha vinto la Dc" di Renato Ballardini) accelera la discussione anche su QT (che si fa pure promotore di dibattiti pubblici) e porta alla fine del partito dei funzionari.

Insomma, il giornale evidenzia una capacità di suscitare dibattiti tutt’altro che accademici, che si ripercuotono anche pesantemente nelle stanze della politica.

Ma se quest’attenzione verso la cultura e le organizzazioni della sinistra è indubbia (citiamo, negli anni successivi, il dibattito sullo "strappo" di Occhetto che getta a mare la denominazione "comunista", e la successiva inchiesta su "Chi entra nel Pds e perchè"), non così scontato è l’interesse verso le altre culture e partiti.

Ad esempio nell’82, sotto il malizioso titolo "Chi coglierà le stelle alpine?" c’è un ampio servizio sulla crisi del Patt, che si spaccherà in due tronconi, con i due leader, intervistati da QT, Franco Tretter ("Noi rappresentiamo il rinnovamento all’insegna della serietà e della democrazia" è il titolo, profetico nelle prime quattro parole, sulle altre non infieriamo) ed Enrico Pruner ("Il congresso deciderà tutto, ci saranno degli scontenti ma si adegueranno" proclama tanto burbanzoso quanto velleitario).

E così - siamo nel ’90 - altrettanto ampio spazio alla Rete di Leoluca Orlando con articoli e interviste tra cui a Paolo Prodi ("Nella Dc non vedo progetti") al giovane e tosto Lorenzo Dellai ("Non c’è spazio per patteggiamenti") e un intervento dell’ancor più giovane Alessandro Dalla Torre, oggi del più stretto entourage dellaiano ("Vincerà ancora la partitocrazia?" mah…).

Questo interesse a 360 gradi non viene apprezzato da tutti i lettori di Questotrentino. Sono i duri e puri della sinistra che hanno da obiettare, anche perché forse, con il giornale (unico media che, in terra non amica, fa riferimento alla loro area) hanno un rapporto più sentimentale, che vorrebbero esclusivo. QT, di fronte a preannunciate disdette di abbonamenti, si trova costretto a dover rudemente mettere i puntini sulle i, rivendicando la propria natura di giornale non di parte, vedi Questotrentino e la pubblicità elettorale.

Con il progredire degli anni ’90 , come è noto, si avvia il mai concluso passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Questotrentino segue con interesse i vari tentativi di rinnovare organizzazioni, uomini, metodi di rappresentanza politica: dalla Rete di Orlando, come abbiamo visto, ad Alleanza Democratica, alle battaglie per i referendum nazionali e per le riforme istituzionali locali, alla effimera eppur significativa esperienza riformista del governo Andreotti 2, fino a Costruire Comunità.

Segue anche le innovazioni sul fronte del centro-destra, che sono le più marcate, ma al contempo quelle contro cui più cozza la sensibilità del giornale: il becero razzismo della Lega (con l’on. Fontan si approda nelle aule del Tribunale, QT diffamatore?) o la demagogia nazional-televisiva di Forza Italia (già nell’88 pubblicava un articolo "Chi ci salverà da Berlusconi?" di Vincenzo Vita, che difatti a salvarci non ci riuscirà, pur da sottosegretario alle telecomunicazioni nel governo dell’Ulivo).

L’innovazione vincente però in Trentino, si chiama Margherita, ossia Dellai. Il giornale matura un giudizio pesantemente critico di Dellai amministratore fin quando, da sindaco, si mette a tessere rapporti con la speculazione: "Dellai come Goio: a tutti i costi, miliardi a Tosolini" è il servizio, del ’96, che apre le ostilità. Ma al contempo Dellai è visto, da una sinistra trentina sempre più in crisi di identità, prima come l’alleato insperato che ti salva, poi come il vero e proprio "nostro leader".

Si vede così da una parte il giornale che aggrava sempre più il giudizio sul sindaco poi presidente, dall’altra la sinistra che gli si genuflette.

Si apre così una serie di lunghi, appassionati, duri dibattiti. Si va sopra le righe: da una parte il giornale non risparmia i sarcasmi sui politici "con le croste alle ginocchia per le genuflessioni al ‘nostro leader’"; dall’altro si giunge ad accusare chi scrive di essere "al soldo di Berlusconi". Si discute anche nel merito: "Dellai-Tosolini, il cuore del problema" sulla speculazione a Trento, è il titolo di un lungo dibattito che nel ‘96 si protrae per vari numeri del giornale, con l’intervento centrale dell’allora vicesindaco Alberto Pacher; Fate qualcosa di sinistra! nel ’99, sul senso della presenza della sinistra al governo e sull’attualità del superamento della società dorotea.

Non sono comunque discorsi da salotto: QT ne è segnato, ci sono accesi dibattiti interni, un – doloroso – abbandono, qualche abbonato perso; nei Ds il segretario Albergoni (peraltro in precedenza redattore di QT) viene scalzato proprio per dar vita a una linea più autonoma da Dellai.

Con lo scontro Dellai-sinistra sulla Jumela, peraltro fortemente sostenuto da Questotrentino, la frattura tra il giornale e la sinistra si ricompone: quest’ultima rovinosamente perde (per pavidità) lo scontro, ma finalmente capisce che Dellai non è il suo leader.

Questa serie di eventi rafforza l’immagine di QT giornale indipendente, e soprattutto la destra esprime anche pubblicamente apprezzamenti, solo in parte strumentali.

D’altronde il giornale prosegue nella sua attenzione a 360 gradi. Anche nella convinzione, espressa più volte, che uno dei problemi del Trentino sia la mancanza di un convincente polo di centro-destra, che funga da reale alternativa (vedi Questa destra, a cosa serve? del ’98, e Una destra così, è presentabile? del 2000). Analogamente, si indaga sulla possibilità di una formazione centrista slegata dalle consuetudini dorotee (vedi Le due facce della Margherita). E quando sulla scena si riaffaccia la pur discutibile presenza di Mario Malossini, si auspica che porti progettualità politica nella Casa delle Libertà (L’inutile tentativo di Mario Malossini).

A dire il vero questi servizi, pur globalmente apprezzati, non innescano alcun dibattito. L’ascolto di Questotrentino, in questi ambiti, è molto limitato.

Ma forse compito di un giornale è anche solo quello di seminare idee.