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QT giudicato da chi ha vent’anni

Un giornale aperto ai giovani che non ha molti lettori giovani. Questotrentino discute di se stesso con i lettori suoi coetanei.

Francesco, Giovanni e Pier Giorgio sono tre nostri giovani amici; amici di Questotrentino, che leggono da tempo ed al quale due di loro collaborano anche con una certa assiduità. Li abbiamo incontrati, curiosi di sapere cosa pensino del giornale delle persone che hanno la sua stessa età, o magari sono anche più giovani. Si sono anche "preparati" a questo incontro, sfogliando – impegno non da poco – la ponderosa collezione del giornale.

Il dibattito con i ventenni nella sede di Questotrentino.

Ripercorrendo su queste pagine un quarto di secolo di vicende locali, nazionali ed internazionali, che impressione vi siete fatti di questi anni? E’ emerso qualcosa di nuovo rispetto a quanto già sapevate?

Pier Giorgio: Si coglie il cambiamento politico avvenuto nel paese e in Trentino: dapprima la sinistra all’opposizione e poi al governo. Questo ha comportato nuove condizioni anche per il giornale, che ha saputo passare dalla critica feroce al sistema, a quella più ragionata e propositiva. Senza peraltro perdere la natura di giornale senza bavaglio.

Giovanni: Cambiare per riuscire ad interpretare una realtà che muta, è uno snodo ineludibile. Però non è facile: ed è innegabile e allo stesso tempo positivo il fatto che QT, negli anni ’90, ci sia riuscito. E altrimenti è una sfida non facile, quella di essere capaci di avanzare delle critiche dall’interno; in questo caso dall’interno della sinistra. Probabilmente il punto di forza, che dura ancor oggi, è stata l’apertura, il pluralismo della redazione, mai incentrata su una sola forza politica. Dal nostro punto di vista, poi, il cambiamento nelle grafica che avete adottato nel…

…nel ’95

Francesco: …nel ’95, trasformandovi in magazine, anche quello è stato un sapersi adattare ai cambiamenti della società. Un giovane ha maggiore familiarità con questo tipo di prodotto editoriale.

Parlando degli anni ‘80-’90, quali sono le tematiche che vi hanno più colpito?

Pier Giorgio: Io mi ero fatta l’idea di Questotrentino come giornale fondamentalmente politico, mentre mi sono accorto di una grande attenzione per le tematiche sociali, in particolare la sanità, i diritti civili, gli emarginati.

Giovanni: Dovessi dire un tema su tutti, direi il referendum sull’aborto. E’ ben vero che è una questione che è arrivata in qualche modo fino ai giorni nostri, ma quello che trovo d’interessante, di nuovo per me, su QT, è il dibattito che si sviluppò allora su un argomento vissuto come una discriminante sulla quale schierarsi.

Francesco: A me è sembrata predominante la parte relativa alle vicende di Tangentopoli, anche e soprattutto nei suoi risvolti locali: qui Questotrentino ha saputo andare a fondo, prendendo una posizione molto netta e proseguendo in questa azione anche quando la questione morale è diventata poco popolare, come oggi.

Pier Giorgio: E malgrado l’insistenza, la durezza e i tratti ironici e sbeffeggianti che caratterizzavano i suoi articoli su questo tema, ho notato con piacere come QT abbia sempre saputo evitare i toni forcaioli.

Beh, a questo proposito fin dall’83 un editoriale di Ballardini (Sono gli elettori a dover giudicare gli amministratori) fissa i nostri paletti in tema di rigore morale e garantismo. Ci fa piacere che abbiate riscontrato come li abbiamo rispettati e che apprezziate questo nostro impegno sulla questione morale. Ma vorrei ricordare anche i riscontri (a volte imprevedibili) che abbiamo avuto quando abbiamo trattato certe altre tematiche. Sapete quali sono stati gli articoli che hanno avuto più successo, cioè che hanno suscitato le reazioni più forti e che più sono rimaste nella memoria? Quelli – non molti, invero – sulla sessualità…

Pier Giorgio: Proprio questo in effetti mi ha più colpito: l’attenzione a temi importanti eppure usualmente marginalizzati.

Ad esempio, in occasione del primo spettacolo hard approdato in Trentino (la famosa Cicciolina), non ci limitammo, come i quotidiani, a generici pezzi di colore, ma raccontammo con precisione quel che avveniva sul palco e fra il pubblico, e la cosa suscitò un autentico scalpore, provocò un tam tam che andò molto oltre il nostro normale bacino di lettori.

Giovanni:Lì entrò in gioco una vostra intuizione: quella di affrontare tematiche di cui poco si parla ma di cui si è molto curiosi. E probabilmente c’entrava anche il bigottismo che ancora permeava il Trentino.

Francesco: E poi questo, che a prima vista può apparire tema scandalistico, da tabloid spazzatura, veniva affrontato da QT in maniera particolare, attraverso il racconto diretto, in prima persona, dandogli così un’altra connotazione e provocando l’interesse del lettore.

Noi abbiamo fatto a più riprese inchieste sui giovani, in genere attraverso sondaggi (sui consumi culturali, la conoscenza del passato, l’apprendimento scolastico…). Se avete letto questi articoli, cosa ne pensate?

Francesco: Ricordo qualcosa soprattutto legato al tema della scuola e dell’università e mi è parso decisamente interessante…

Pier Giorgio: Io ho qualche dubbio sul fatto che i giovani leggano le inchieste sui giovani…

Giovanni: Io credo che Pier Giorgio abbia ragione. Resta il fatto che fin dall’inizio Questotrentino ha cercato di aprirsi ai giovani, di dare voce a componenti giovanili…

Tieni conto che qualche redattore e diversi collaboratori (allora, ma anche oggi) erano molto giovani…

Giovanni:Beh, anche il fatto che abbiate organizzato questo incontro, che siate interessati a conoscere il nostro parere sul vostro giornale, è significativo.

Francesco: Io sono entrato in contatto con Questotrentino tramite mio padre; ma altrimenti non è facile, per varie ragioni, che un giovane arrivi a conoscere il giornale, malgrado questo vostro impegno. Su certe tematiche vedo che tra i giovani c’è interesse e attenzione, ma da questo a diventare lettori abituali, evidentemente ce ne corre.

In effetti, in molte occasioni, quando ad esempio ci siamo occupati di movimenti giovanili ed abbiamo coinvolto degli studenti in tavole rotonde o interviste, abbiamo poi avuto degli ottimi riscontri. Ci dicevano: finalmente un giornale che ci tratta da persone adulte, che non ci strumentalizza, che si interessa a quello che pensiamo… Poi però, in termini sia di vendite che di reale coinvolgimento di queste persone, i risultati sono stati scarsi.

Francesco: Beh, in termini generali qui sta proprio la difficoltà della stampa nel nostro Paese! Rendiamoci conto che i lettori di giornali sono in calo e rappresentano una piccola parte della popolazione. Riuscire a costruirsi un pubblico costante di lettori è già un ottimo traguardo per un giornale come QT, basato sulla collaborazione volontaria e che non naviga nell’oro...

Giovanni: Per quanto riguarda i giovani, la mia esperienza personale, non so quanto generalizzabile, mi dice che alla nostra età è difficile appassionarsi alla politica e alle vicende locali. Queste cose le leggi quando c’è il singolo tema che ti interessa, altrimenti no. Io ho cominciato interessandomi alla politica internazionale, più tardi sono passato alla dimensione nazionale, oggi a 21 anni ho ancora un modesto interesse verso la politica locale. Per fare un esempio: due miei compagni di università di Bologna, non trentini, sapevano dell’esistenza di Questotrentino già prima di conoscermi, ma perché si erano imbattuti nel vostro sito su Internet mentre cercavano informazioni su Haider.

Questo è un aspetto curioso del giornale: la versione on-line ha migliaia di visitatori ogni giorno, quindi più lettori della versione cartacea. Eppure la grande maggioranza segue le tematiche nazionali e ancora più quelle internazionali, che in QT sono ovviamente meno centrali; mentre il web è peraltro ricchissimo di siti a ciò dedicati.

Giovanni: A mio avviso il fatto è dovuto all’ottima organizzazione del sito e alla – probabilmente conseguente – visibilità che gli danno i motori di ricerca. Con Google, QT su certi temi viene anteposto addirittura a siti come quello di Repubblica.

Francesco: Io ho passato tutto l’anno scorso all’estero, in Erasmus. Grazie alla versione on-line di QT potevo dare uno sguardo sulla realtà trentina con comodità. Le tematiche nazionali poi, proprio perché ben approfondite, suscitano naturalmente l’interesse del lettore, che magari capita sul sito per caso e vuol farsi un’idea di fondo su QT.

In QT ci fu un dibattito: occuparsi o no di argomenti non locali? Non si rischiava di scimmiottare, in ridicolo ritardo, le pagine dei quotidiani nazionali? Nella pratica è prevalsa l’impostazione di non tralasciare le grandi tematiche, mettendo a frutto le conoscenze dei tanti studiosi dell’Università, e divulgando le esperienze, talora molto ricche, dei trentini all’estero, soprattutto dei volontari.

Piergiorgio: In effetti anche i vostri articoli internazionali non sono mai scontati: è un’altra ricchezza di QT.

Giovanni: La diffusione delle notizie è oggi così pervasiva che sarebbe difficile, perfino ridicolo, che un giornale come QT vi sorvolasse. E d’altronde la crescita dell’Università ha portato a Trento docenti di grande spessore ed esperienza: loro articoli o interviste sono di valore assoluto, sono voci che reggono il livello di quelle dei giornali di tiratura nazionale.

Veniamo al giornale come difficile impresa culturale, per necessità rigorosamente volontaria. A quanto sembra, purtroppo, il lavoro volontario (a parte le collaborazioni) sembra essere prerogativa di una sola generazione, gli ex sessantottini. Non è possibile, per un trentenne di oggi, avere il desiderio di impegnarsi in questa direzione? Oppure è la generazione di sessantottini che fa da tappo?

Giovanni:Un quindicinale comporta un lavoro piuttosto impegnativo…

Anche vent’anni fa, eppure allora la gente c’era…

Pier Giorgio:Ma c’era un altro clima culturale, l’impegno era più sentito. Però in questi ultimissimi anni mi sembra di vedere che ci sia un recupero dell’impegno: sono tornati alla ribalta i grandi temi, come la guerra e la pace. In questo contesto io vedo un nuovo spazio per Questotrentino. Anche nella nostra pur piccola realtà locale questo nuovo interesse può fornire nuova linfa a QT, e alla sua capacità di coinvolgere intelligenze. Certo, non si può pensare di tornare al clima dei primi anni ’80...

Giovanni: Oggi c’è meno coinvolgimento, meno passione; trent’anni fa il problema era dove svolgere un’attività politico-culturale, non se svolgerla. Comunque penso che QT possa sopravvivere anche nella situazione attuale: come diceva Porro, il giornale è un miracolo, ma dietro ai miracoli ci sono pure cause, motivazioni reali, che persistono ancora. I lettori ci sono, l’influenza è reale; in questo contesto una crisi generazionale può essere superata, soprattutto in un giornale che ha sempre saputo coinvolgere i giovani. Penso che questi sapranno ricambiare.

Francesco: La passione e l’impegno si creano in vari modi, col passaparola, con l’interesse per certe tematiche, con la pubblicità. Il mondo è cambiato, dal ’68. E tuttavia, secondo me, ciò non vuol dire che l’interesse è minore. I volontari, soprattutto a livello giovanile, si possono reperire. Io stesso conosco qualche studente che già mi ha chiesto se sia possibile collaborare con QT. Basta stimolarlo.