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Liberismo elettorale

Depenalizzati alcuni gravi reati concernenti la formazione delle liste elettorali.

La Casa delle Libertà e in particolare il suo dominus on. Silvio Berlusconi hanno spesso esaltato il voto popolare come il momento fondante della democrazia, cosicché l’investitura avvenuta con libere elezioni attribuirebbe all’eletto dal popolo una specie di plusvalore rispetto agli altri poteri previsti dalla Costituzione: la Magistratura, la Corte Costituzionale, perfino il Capo dello Stato (che non è eletto direttamente dal popolo, ma dal Parlamento a Camere riunite). Secondo le dichiarazioni esplicite dell’on. Berlusconi la democrazia si identifica essenzialmente con le elezioni: tutto il resto è secondario, e forse se ne potrebbe fare a meno (contropoteri, libertà di stampa, indipendenza dei giudici, ecc.). Sono rimasto quindi stupefatto nell’apprendere che, nel silenzio della stampa e della televisione (e quindi all’insaputa dei cittadini) la maggioranza parlamentare berlusconiana ha recentemente approvato una legge in materia di reati elettorali che diminuisce o addirittura annulla le garanzie che difendono la libertà e la correttezza del voto politico e amministrativo.

Si tratta della legge 2 marzo 2004 n° 61, in cui mi sono imbattuto per caso leggendo la rivista giuridica (per gli addetti ai lavori) " Diritto penale e processo" (n° 7 del 2004). La legge in questione ha apportato alcune modifiche ai DPR 30 maggio 1957 n° 361 e 16 maggio 1960 n°570, abolendo la distinzione fra elezioni politiche ed elezioni amministrative e uniformando le pene, ma mitigandole per molte fattispecie assai delicate. Per esempio, prima della riforma chi sottoscriveva più di una candidatura rischiava la reclusione e la multa: ora invece è punito con la sola ammenda da 200 a 1000 euro. La nuova legge ha trasformato una serie di gravi delitti in contravvenzioni punite con l’ammenda: falsità materiale, falsità ideologica, falsità personale (dichiarazione sull’identità) aventi ad oggetto l’autenticazione delle sottoscrizione dei candidati, la sottoscrizione di più di una candidatura, la falsa formazione di liste di elettori o di candidati: quest’ ultima fattispecie prima della riforma era punita giustamente con la reclusione da uno a sei anni e ora invece solo con l’ammenda da 500 a 2.000 euro.

Scrive a questo proposito Roberto Bartoli: "L’aver ridotto a semplici contravvenzioni i gravi delitti di falso relativi all’autentica di firme e alla formazione di liste di elettori e di candidati, ha come conseguenza quella di togliere tutela sia alle procedure per la presentazione delle liste, come anche alla regolarità delle votazioni... Si pensi al caso di chi forma falsamente una lista inserendo candidati omonimi rispetto a quelli della lista avversaria".

Se al contrario la formazione concerne le liste di elettori si crea la possibilità per veri e propri brogli elettorali, come quando in passato si facevano votare anche i morti. L’autentica di firma è un atto pubblico "fidefaciente" per la cui falsità il nostro Codice penale prevede la pena della reclusione da 3 a 10 anni (art. 476). In seguito alla nuova normativa esso non si applica più ai reati elettorali. Si apre così una contraddizione nel sistema di politica criminale in materia di falsità. Non è la sola: in materia di immigrazione chi falsifica la documentazione per ottenere il rilascio di un visto di ingresso è punito con la reclusione da 1 a 6 anni. Ciò significa che facilitare con un falso un’ immigrazione clandestina deve essere considerato un reato molto più grave che falsificare una elezione politica o amministrativa.

Così legiferando la maggioranza di governo contraddice la convinzione dell’on. Berlusconi che il voto popolare, libero e corretto, è il solo vero fondamento della democrazia.

La nuova normativa infatti diminuisce le tutele di un procedimento così delicato e significativo per uno Stato democratico e pluralista quale è indubbiamente il procedimento elettorale. Si tratta di una svista da parte di un Parlamento tecnicamente non all’altezza? Ovvero la causa è la deriva populista e plebiscitaria che Berlusconi alimenta da tempo?

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