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Le prediche e la truffa ai risparmiatori

La strigliata del vescovo ai politici: è un suo diritto. Però pensi, innanzitutto, a casa propria. Come mai tiene segreti i documenti sulla (chiacchieratissima) nascita della sua finanziaria?

Da che pulpito parla Bressan! La Curia dia per prima l’esempio, vendendo le azioni dell’Isa!" -ha dichiarato il segretario diessino Mauro Bondi, suscitando un vespaio. Il tutto è nato da un documento della Pastorale del Lavoro, che di fronte ai "drammi dei lavoratori che hanno perso il lavoro" trova "preoccupante vedere, in un simile contesto, le forze politiche della Provincia di Trento preoccupate ad aumentare i fondi ai gruppi consiliari".

La sede dell'Istituto di Sviluppo Atesino, finanziaria della Curia, nata dalle ceneri del fallimento della Banca Cattolica Trentina.

Risponde la politica. Durnwalder in sostanza dice al vescovo di farsi i fatti suoi. Dellai invece riconosce "il diritto del vescovo ad esprimersi su temi di rilevanza sociale e a richiamare i credenti ad un maggior senso di responsabilità". Però, prosegue piccato, "l’interpretazione del Trentino che esce dal documento della commissione diocesana è una caricatura. Non c’è più lavoro, le industrie scappano e la politica asseconda i suoi interessi: un teorema che semplifica una realtà molto diversa." Sarà; però è lo stesso "teorema" che in tutte le salse portano avanti i sindacati.

Chi sposta il discorso è Bondi: "Sono stupito. Non capisco a quale titolo si arrivi a simili dichiarazioni. Non prendiamo lezioni etico-morali. Dico di più: sono disposto a rinunciare all’indennità un minuto dopo che la Chiesa si spoglia dei suoi averi per darli ai poveri – e tira in ballo, l’Isa, la finanziaria della Curia.

Queste prese di posizioni provocano un interessante dibattito (sul Corriere del Trentino, che qui finalmente sembra aver trovato un ruolo; mentre il Trentino (di proprietà dell’Isa!) e L’Adige (sempre troppo attento alla Curia) si tengono alla larga dall’argomento. Si susseguono interventi articolati, soprattutto di esponenti del mondo cattolico, che dimostra sul tema una reattività e sensibilità tutt’altro che scontate.

Aggiungiamo il nostro parere e allarghiamo il discorso. Sulla legittimità dell’intervento della Pastorale, siamo d’accordo con Dellai: che la Chiesa si esprima su temi di rilevanza sociale ci sembra cosa del tutto normale. Il punto semmai è un altro: l’eccesso di autorevolezza della Chiesa, che è non solo un fatto di sovraesposizione mediatica (pensiamo allo spazio che viene dato ad ogni starnuto di Wojtyla) ma anche il monopolio che il cattolicesimo sembra essersi ritagliato in tema di eticità. Ma questa non è colpa dei preti o dei cattolici, che logicamente si allargano se trovano spazio, ma dei laici, i quali sembrano aver riposto l’etica laica in soffitta, sostituendola con le illusioni del mercato, i miti del successo e la pratica del cinismo.

Però a questo punto ha ragione Bondi: è opportuno richiamare anche la Chiesa alla coerenza. Non è bene assistere silenti alle prediche di sepolcri imbiancati. E qui si apre il discorso dell’Isa. O meglio, delle sue oscure e sospette origini.

Il tutto nasce dal fallimento della Banca Cattolica Trentina all’epoca del grande crack finanziario del ‘29-’30. Il fascismo, che mal digeriva una banca fuori dal suo controllo, diffonde voci allarmistiche su una sua presunta insolvibilità, i risparmiatori (sono gli anni del crollo di Wall Street) si precipitano a ritirare i risparmi, la liquidità finisce, la Banca diventa davvero insolvibile sul breve periodo, e la Banca d’Italia non la salva ma la dichiara fallita. I risparmiatori vengono liquidati con delle cartelle al tempo inesigibili: per il Trentino piove sul bagnato, è un’ondata di povertà che incrementa l’emigrazione.

E’ nel 1936 che nasce la Società Finanziaria Trentina (poi Isa, Istituto di Sviluppo Atesino) una controllata della Curia sorta per liquidare la Banca Cattolica: sul finire della guerra, crollato i fascismo, la Finanziaria si mette a rastrellare le cartelle della Cattolica. E qui entra, pesante, l’intervento del clero: sotto le direttive di mons. Cesconi i parroci si fanno parte zelante di questa raccolta. Le cartelle giacevano dimenticate nei cassetti; ad esse, quando non vengono offerte gratuitamente, viene corrisposto il valore nominale, cioè praticamente niente, in quegli anni di tracollo della lira. E niente valevano per i fedeli\risparmiatori, che ormai ci avevano messo una pietra sopra. Ma si sbagliavano: il patrimonio della Banca, fallita non per dissesto ma per mancanza di liquidità, c’era, era consistente e si era negli anni rivalutato. Ma di questo patrimonio i risparmiatori furono definitivamente spogliati, a favore della Finanziaria Trentina, cioè della Curia.

Come si vede, una vicenda grave, che si potrebbe interpretare come una furba spoliazione della comunità. Una vicenda sulla quale sarebbe doveroso approfondire, per stabilire con certezza dinamiche e responsabilità.

E qui arriviamo al punto dolente attuale. La Curia stabilì a suo tempo la secretazione dei documenti relativi, per un periodo di 50 anni. Spirato il mezzo secolo, ha ulteriormente prorogato la secretazione. E qui non ci siamo proprio. Questa è complicità.

Vescovo Bressan, la Curia non ha niente da nascondere? Renda accessibili i documenti. Oppure ritiene che sia una storia vecchia, in cui eventuali responsabilità sono ormai superate? Forse; ma ancora: renda accessibili i documenti. Altrimenti, per favore, non stia più a parlare di etica nell’economia e nella politica. Non ne ha titolo.

E non sarebbe un esito di cui noi, pur laici, saremmo contenti: riteniamo ci sia bisogno di più etica, non di più silenzi. Come non sarebbero contenti i tanti cattolici che credono davvero ai principi cui dicono di ispirarsi. Ma costoro dovrebbero anche cominciare a fare pulizia in casa propria...