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Franz Kline: nero su bianco

Una mostra al castello di Rivoli.

Il castello di Rivoli, una tra le più importanti realtà italiane dedicate all’arte contemporanea, festeggia i vent’anni d’attività con un’importante ed esaustiva mostra dedicata a Franz Kline (1910-1962), esponente di primo piano dell’Espressionismo astratto americano (fino al 30 gennaio).

Franz Kline, "New York", 1953.

Il centinaio di opere in mostra – olii, pastelli, gouaches, acquarelli e disegni - ripercorrono l’intero excursus artistico dell’artista, dalla prima fase realista negli anni Trenta fino ai lavori degli ultimi anni di vita, quando il suo nome era già leggenda e le sue opere erano esposte alle più importanti esposizioni internazionali, dalla Biennale di Venezia (1956 e 1960) al Carnegie International (1955, 1958, 1961).

Sul finire degli anni Trenta Kline è a Londra, ove ha modo di ammirare i lavori grafici di Daumier, Goya, Dürer, Rembrandt e Whistler, quest’ultimo una figura che di lì a breve si rivelerà per l’artista importante ponte verso l’arte del Sol Levante. Tornato a New York nel 1938, Kline avvia una vasta serie di pitture murali eseguite su commissione, nonché ritratti ed autoritratti. Questa produzione, che continuerà fino alla metà degli anni Quaranta, non ha nulla che rimandi alle avanguardie storiche che in quegli anni tessevano legami proprio con il milieu artistico d’oltreoceano; lo stile è decisamente realista, figurativo, volto a delineare desolate vedute urbane di New York o i paesaggi del distretto minerario in cui passò la propria infanzia.

Il suo passaggio dal realismo all’astrattismo è avvolto nella leggenda: lo schizzo di una sedia a dondolo, ingigantito al rovescio su una parete, avrebbe catapultato Kline nell’idea dell’assoluta autonomia del segno. In realtà il passaggio non fu così improvviso e casuale, e a dimostrarlo è proprio una serie di schizzi presenti in mostra. Questi, raffiguranti la moglie Elizabeth s’una sedia a dondolo o la stessa seduta accanto ad un tavolo con la testa piegata, testimoniano un lento e meditato evolversi dalla figurazione all’astrazione del segno.

Tra 1949 e 1950 Kline approda definitivamente all’astrazione, un’astrazione del tutto singolare: forme geometriche in bianco e nero attraversate da libere e larghe pennellate. Dopo la personale del 1950, tenuta alla Charles Egan Gallery di New York, e ancor di più dopo una collettiva al Whitney Museum del 1955, Kline verrà universalmente riconosciuto come uno dei più importanti esponenti dell’Espressionismo astratto, a fianco di de Kooning e Pollock.

Dalle iniziali forme geometriche l’artista passò presto ad un acceso dinamismo, in cui le direttrici spaziali nere si muovono convulse, agitate, superando anche i confini della tela bianca. Eppure, nonostante questa frenesia, questa velocità d’esecuzione, alla base delle opere di Kline ci fu sempre e comunque il disegno, seppur anch’esso abbozzato, addensato in rapidi tratti; una pittura d’azione e di segno che apparentemente può rimandare alla calligrafia orientale. Un’ammirazione, quella di Kline per l’Oriente e la sua calligrafia, il suo linearismo, che in effetti è presente ma che non dev’essere troppo enfatizzata. Lo stesso Kline ebbe a dire a proposito "La calligrafia è scrittura ed io non scrivo. La gente pensa spesso che io prendo una tela bianca e ci dipingo sopra i segni neri, ma questo non è vero. Io dipingo il bianco allo stesso modo del nero".

Dopo questa prima, vitalissima fase, in cui all’esplosione della società dei consumi Kline rispose con l’implosione della bicromia, l’artista tornò, a metà degli anniCinquanta, a reintrodurre il colore, prima timidamente poi in modo più corrosivo. Da qui il suo altalenare tra gestualità e color field che lo collocherà in una posizione di assoluta indipendenza nelle larghe griglie della New York School, al centro di quella tensione che aveva come opposti estremi Pollock e Rotko.

Kline espose per la prima volta in Europa proprio in Italia, alla Galleria La Tartaruga di Roma, e in seguito, sempre in Italia, alla Galleria del Naviglio nel 1958. Nel corso di tutti gli anni Cinquanta espose in importanti mostre collettive, come The new Amerincan Painting nel 1958, itinerante tra Basilea, Milano, Madrid, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Parigi e Londra.

Era da un decennio che in Europa non si tenevano così vaste retrospettive dedicate a Kline; la mostra al Castello di Rivoli colma ora questa lacuna.

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