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Strepitoso Giorgio Conte

Il fratello di... regala all'Auditorium di Borgo Valsugana uno dei più intimi e belli concerti dell'anno.

Può capitare di presentare un cantautore e definire la sua voce calda e pastosa come un buon minestrone di verdura (vedi Giorgio Conte). Può capitare di andare a cena con quel cantautore e vederlo ordinare prima del concerto un buon minestrone di verdura. E allora tutto torna e ti viene da ridere: sai che come giornalista di provincia non sei proprio da buttare e soprattutto che dopo il minestrone ci sarà un gran concerto. Uno dei più belli dell’anno, uno dei più intimi dell’anno. Per un centinaio di fortunati. Ma questa è un’altra storia…

Si parte a razzo con "Sultan", scimpanzè in crisi d’identità, e poi "la serie delle canzoni degli uomini abbandonati" che a differenza della maggior parte della produzione italica si differenzia per l’(auto)ironia sottile e sospesa. In "Te lo farei notare" c’è la donna in fuga con l’alibi delle sigarette ("Non ho più sigarette, scendo giù - mi hai detto - un attimo e ritorno sù; mi hai dato un bacio, non ti ho vista più e lì è finita la mia gioventù"). In "Passano le nuvole" e "A innamorarsi" c’è la voglia di lasciarsi andare al rischio ("A innamorarsi, sai, ci vuole un attimo ma a guarire, poi, non basta un secolo"), per poi scoprire, in "Gnè gnè", che forma e sostanza non sempre coincidono ("Io mi aspettavo, sai, da te qualcosa in più, qualcosa che, non fosse una banalità, non fosse il solito scontato bla bla. Ti faccio i complimenti e… ti lascio con i tuoi gnè gnè"). E allora basta prendere "Una mongolfiera" e fuggire via, dopo vent’anni di attesa.

Noi spettatori invece rimaniamo lì, nel buio della sala, ad ascoltare racconti e canzoni di questo sessantenne "che ormai fa l’amore solo con le parole", che ha iniziato a fare il cantautore dieci anni fa, che ha scritto brani bellissimi e che non può usare lo smoking di famiglia "perché è sempre occupato". E che , come il fratello, delle faccende amorose deve intendersene parecchio. Con lo sguardo furbo di chi ha vissuto, di chi ha sorriso, di chi ha capito.

Il segreto? Il minestrone di verdura.

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