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Jazz a Rovereto

Archie Sepp in gran forma, Carla Bley deliziosamente raffinata, Michel Portal smagliante ed altri ancora: una grande edizione degli Itinerari Jazz roveretani.

Giuseppe Segala

Dopo l’edizione in dieta leggera dello scorso anno, nel 2004 si è tornati a fare le cose in
grande agli Itinerari Jazz di Rovereto, con sei date e altrettanti concerti che meritano una seppur breve menzione. Spiccavano nel cartellone nomi altisonanti, come quello del vecchio leone Archie Shepp, della amazzone Carla Bley, dell’aristocratico Michael Brecker.

Michel Portal.

Purtroppo proprio il primo appuntamento in cartellone, che proponeva quest’ultimo con il suo quartetto, non si è potuto svolgere per un malanno del musicista, costretto a rinunciare a tutto il tour europeo. Poco male sotto il punto di vista artistico, perché la proposta è stata rimpiazzata da una chicca con tre autentici fuoriclasse europei: il polistrumentista Michel Portal, il batterista Daniel Humair e il chitarrista Sylvain Luc. Ma peccato per il pubblico, che spiazzato dalla data fuori dal cartellone, si è lasciato sfuggire l’evento all’auditorium Melotti: solo pochi hanno potuto applaudire uno splendido concerto, con un Portal in forma particolarmente smagliante.

Auditorium traboccante invece per Archie Shepp, che ha smentito chi lo voleva ormai
sbiadito, dopo certe recenti uscite sottotono. Spalleggiato da un formidabile Roswell Rudd al trombone e da altri due mostri sacri come Reggie Workman al contrabbasso ed Andrew Cyrille alla batteria, Shepp ha sfoderato il suo sound abrasivo, il suo fraseggio elusivo per un concerto ribollente di emozioni.

Anche la Bley, che ha concluso la rassegna venerdì 3 dicembre con il suo quartetto "Lost Chords", è riuscita a deliziare gli ascoltatori. La sua musica per piccola formazione è sempre più ricca di intrecci e di raffinate soluzioni, e i suoi musicisti la interpretano con rara empatia. Restano da citare il trombettista Steven Bernstein, che con il suo gruppo "Sex Mob" ha aperto la rassegna, e il quartetto dei musicisti locali Pierpaolo Manca e Claudio Kettmeier, arricchito per l’occasione dal vibrafono di Saverio Tasca. Bernstein ha cavalcato con ironia la vena multicentrica della nuova scena newyorchese e il quartetto di Manca e Kettmeier ha offerto un lungo set, mettendo in luce anche il valore del sassofonista Fiorenzo Zeni e del batterista Carlo Canevali.

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