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Acque pubbliche: una brutta sorpresa

Rilasci d'acqua da parte delle centrali e dei consorzi irrigui: la Pat torna a permettere che l'acqua non sia più garantita nei torrenti. Cioè che questi muoiano.

Comitato per la Difesa delle Acque

Il Piano Generale per l’Utilizzazione delle Acque Pubbliche (PGUAP) è un importante strumento di pianificazione della Provincia che ha assunto il ruolo di un vero e proprio piano di bacino di rilevo: le sue previsioni e le sue prescrizioni prevalgono, addirittura, su strumenti di pianificazione territoriale come i piani regolatori dei Comuni e lo stesso Piano Urbanistico Provinciale.

In esso troviamo gli indirizzi generali e specifici per la difesa del territorio dalle alluvioni, la corretta pianificazione urbanistica e il rispetto degli ambiti fluviali, l’uso sostenibile delle risorse idriche, la tutela degli ambienti acquatici, ecc., integrando i numerosi aspetti della materia, gestiti in passato in modo settoriale e spesso poco lungimirante.

Basti ricordare che in molti corsi d’acqua le derivazioni d’acqua complessivamente concesse nel corso degli anni sono arrivate a superare le portate realmente disponibili…

Il progetto di Piano adottato dalla Giunta provinciale, però, contraddice in parte la bozza che, attraverso un lungo lavoro, era stato prodotto nella scorsa legislatura. Con un escamotage dell’ultima ora, infatti, una delle parti più rilevanti del PGUAP, che prometteva il rilascio dei cosiddetti Deflussi Minimi Vitali da tutte le opere di presa idrica sul reticolo idrografico, è stata trasferita ad un altro piano (il Piano di Tutela delle Acque), con un profondo svuotamento dei contenuti del PGUAP.

Di fatto, se il PGUAP e il Piano di Tutela delle Acque fossero approvati così come sono oggi, i rilasci che dovevano garantire la permanenza in alveo di portate minimali per gli usi plurimi dei corsi d’acqua e per la tutela ambientale e faunistica risulterebbero applicati (forse!) tra 5 o 12 anni (a seconda della tipologia) e in una percentuale imprecisata e decisa di volta in volta, compresa tra lo 0% e il 100 % del valore minimo già fissato dal Piano.

Questa operazione di dilazione e svuotamento del PGUAP è stata denunciata dal Comitato per la difesa delle acque nelle osservazioni al Piano presentate lo scorso 14 dicembre.

Alle osservazioni critiche fa riscontro la richiesta di ristabilire le scadenze temporali e i quantitativi di rilascio inizialmente previsti, che avrebbero garantito un mantenimento sufficiente della qualità naturale dei corsi d’acqua trentini, oggi impoveriti delle portate naturali al punto di non poter garantire le indispensabili funzioni ecologiche come l’autodepurazione e la produzione di pesci, ma neanche gli utilizzi diffusi (turismo, attività ricreative e sportive, ecc.) sia sul territorio trentino, sia sui territori che più a valle dipendono dal nostro reticolo idrografico, talvolta anche per l'uso primario potabile.

Il Comitato per la Difesa delle Acque

Il Comitato permanente per la difesa delle acque è nato nel 1996 per coordinare e valorizzare il contributo delle associazioni ambientaliste, sportive e dei pescatori ad una gestione sostenibile degli ambienti acquatici e delle loro risorse. Tra le sue iniziative hanno avuto un particolare rilievo:

- le azioni di sensibilizzazione, tra cui spicca la petizione popolare del 1996, intitolata "Ridate l’acqua ai nostri fiumi", sottoscritta da oltre 10.000 cittadini e volta ad ottenere una revisione dell’utilizzo idroelettrico spinto dei corsi d’acqua maggiori della provincia, nonché una moratoria sui numerosi nuovi progetti di sfruttamento idroelettrico minore;

- la proposta, in prossimità delle elezioni provinciali (autunno 1998), di un "Progetto per la gestione delle acque del Trentino - suggerimento di programma per la prossima legislatura";

- l’opposizione ai progetti di nuovi sfruttamenti idroelettrici dei corsi d’acqua trentini (Vermigliana, Rabbies, Sarca di Campiglio, alto Vanoi, traverse sull’Adige, T. Magnone, ecc.);

- l’opposizione ai progetti di nuove discariche comprensoriali in ambiti fluviali (Cantoni di Capriana, Iscle di Taio, Sulizano etc.);

- le proposte di introdurre tecniche di ingegneria naturalistica nelle sistemazioni fluviali;

- la formazione di un tavolo di confronto con la Giunta provinciale con la presentazione di proposte d’azione attraverso il documento "Per un nuovo governo delle acque - proposte avanzate in occasione della prima riunione del tavolo di confronto con la Giunta provinciale" (15 marzo 2000);

- la partecipazione con un proprio rappresentante al Gruppo di Lavoro Rilasci, deputato allo studio e alla valutazione di criteri tecnici dei deflussi minimi vitali.