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Povera Costituzione!

Il Sudtirolo, va a sapere perché, è diventato un nodo del dibattito costituzionale.

L’anno scorso, i capi di governo hanno firmato il Trattato sulla nuova Costituzione europea. Quest’anno, gli Stati membri dovrebbero ratificarlo: in Austria, senza un referendum, con il solo voto del Parlamento. Al nostro Grande Timoniere, il cancelliere Wolfgang Schüssel, della Costituzione dell’Unione non importava granché: l’importante era salvaguardare il nostro sacrosanto diritto di avere un Commissario austriaco. Poco conta che la Commissione sia il guardiano dei Trattati ed il garante dell’interesse comune europeo, e che ai Commissari dovrebbe essere vietatissimo rappresentare i famigerati interessi nazionali. Altrimenti, "mourir pour Nizza", con Aznar e Kwasniewski, e chissenefrega del voto maggioritario in Consiglio e dei diritti del Parlamento europeo.

Il cancelliere austriaco Wolfgang Schüssel.

Così, anziché iniziare un ampio dibattito sulla futura Costituzione europea, il nostro ha deciso che abbiamo bisogno di una nuova Costituzione austriaca. Il che, ahimé, è vero, anzi verissimo, sebbene, a mio avviso, forse non era il caso di concentrare la - sempre assai ridotta - attenzione dell’opinione pubblica e della stampa sul cosiddettoComitato austriaco.

Per dirla brevemente, ci sono tre grandi nodi nel discorso sulla riforma costituzionale in Austria. In primis, la Costituzione della Repubblica, scritta dal grande giurista Kelsen, è una costituzione compilata secondo la dottrina del positivismo giuridico, cioè non contiene alcun accenno alle "finalità". Il che, in sé, non è un male.

La Costituzione fissa le regole del gioco democratico, definisce chi può decidere e fare cosa, tenendo conto di appositi regolamenti, e basta. Per cambiare la Costituzione, ci vuole una maggioranza dei due terzi, mentre per fare delle leggi, ci vuole la maggioranza semplice. Certe cose sono di competenza dei Länder, altre della Repubblica Federale, altre ancora dei Comuni. Non esistono, all’interno della nostra Costituzione, nemmeno i diritti fondamentali; o per meglio dire, questi fanno parte del diritto costituzionale, ma non della Costituzione in quanto tale (c’è lo Staatsgrundgesetz, la Norma Fondamentale, del 1867, cioè del primo compromesso costituzionale della monarchia allora assoluta, e c’è la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ratificata dall’Austria).

Ora, un catalogo dei diritti fondamentali andava scritto per poi inserirlo nella Costituzione, ma si dibatteva se certi diritti (ad esempio, ad avere un ambiente sano) avrebbero dovuto avere la forma di un diritto individuale, soggettivo, in base al quale uno può anche fare causa a chi questo diritto lo viola, oppure comparire come una finalità dello Stato, del tipo "la Repubblica si impegna a garantire che…", sennò, niente conseguenze giuridiche, e tanti saluti.

In secondo luogo, c’è il problema delle norme cosiddette "costituzionali", una vera specialità austriaca. Il Parlamento, con una maggioranza dei due terzi, potrebbe ad esempio dichiarare che il paragrafo 47, terzo comma, della legge sulla – diciamo - concessione del telefono, è una norma costituzionale. Cioè il compromesso fra i grandi partiti è sacrosanto, e la Corte Costituzionale vada a farsi benedire, perché può sentenziare sull’incostituzionalità di una semplice legge, ma nemmeno per sogno su queste norme. Così, abbiamo centinaia di pagine di Gazzetta ufficiale con norme costituzionali, e nessuno si ricorda più della Costituzione.

Vienna, la sede del Parlamento.

Infine, c’è il problema, grande come un macigno, del federalismo. La regionalizzazione delle responsabilità è un bene, certo, ma in Austria, abbiamo uno Stato fiscale super-centralizzato, dove quasi tutte le entrate vanno al ministro delle Finanze il quale poi, in base alle norme di ripartizione vigenti (Finanzausgleich), i soldi li distribuisce fra Länder e Comuni, i quali sono autonomi nella spesa pubblica. In fondo, è un sistema di irresponsabilità organizzata. Chi decide sulla spesa non ha bisogno di confrontarsi con il contribuente, che deve finanziare tutte queste belle decisioni.

Questo tipo di federalismo, naturalmente, come sanno tutti gli studenti di economia nel primo semestre, crea disfunzioni e sperpero delle risorse.

Tutti questi nodi essenziali, dopo 18 mesi di lavori, sono ancora lontani dall’essere sciolti. Ora, quando il presidente delComitato (che apparentemente soffre di megalomania e si crede Giscard d’Estaing) presenta il "suo" progetto di un nuovo testo (che non ha la minima somiglianza con i pochi risultati dei vari gruppi di lavoro del Comitato), puntualmente è spuntato fuori un nuovo problema. Quello – finalmente – del Sudtirolo.

Gli Schützen sudtirolesi, infatti, hanno gridato allo scandalo. Il progetto di Costituzione si era dimenticato del Sudtirolo. E perché no? Sul piano del diritto internazionale, il caso davanti all’ONU è chiuso da qualche decennio. Il "Pacchetto" dell’Autonomia è in vigore da tempo. Il trattato di Helsinki (sulla sicurezza e la cooperazione europea fa parte della storia. Sia l’Italia che l’Austria fanno parte dell’Unione, la quale garantisce sia l’inviolabilità delle frontiere nazionali che i diritti delle minoranze.

Niente da fare: il ruolo di garante per i diritti dei cittadini italiani di lingua tedesca, va assolutamente inserito nella Costituzione. Perché lo chiedono gli Schützen. Ovviamente, lo chiedono anche i Freiheitlichen, sempre pronti a difendere i sacri diritti "nazionali" - purché si tratti di cittadini di lingua tedesca. A questo punto, non può essere da meno il Capitano di tutti i Tirolesi; e anche il Presidente del Parlamento, Andreas Khol (dei popolari) salta sul carro: la Repubblica si impegni a garantire ai sudtirolesi non si sa bene cosa, ma intanto si impegni, altrimenti, niente Costituzione nuova.

I socialdemocratici ed i verdi, che nella Presidenza delComitato, di queste garanzie non vogliono sentir parlare, vanno quindi trattati da traditori della Patria.

Così, nell’Anno del Signore 2005, non si discute né di problemi costituzionali che esistono davvero, né della Costituzione dell’Unione Europea. Tu, felix Austria…