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Luigi Bonazza a Rovereto

Mostra di disegni, bozzetti e studi preparatori dell'artista trentino della Secessione.

Dopo l’importante esposizione da poco conclusasi ad Arco dedicata a Luigi Bonazza (1877- 1965) in concomitanza con il quarantennale della morte dell’artista, una nuova mostra, di più modeste dimensioni, viene dedicata alla figura di questo maestro trentino della Secessione. "Omaggio a Luigi Bonazza", organizzata dalla Galleria Dusatti di Rovereto (fino al 26 febbraio 2005) propone una copiosa serie di disegni dell’artista, oltre a qualche tempera ed opera ad olio. Opere per lo più inedite, bozzetti preparatori come studi di particolari - mani, volti, posture -, niente affatto scontati nella loro veste forse meno elegante delle composizioni finite ad olio, ma comunque capaci di evocare, per rapidi tratti, l’inconfondibile stile dell’ennesimo figlio della Scuola Reale Elisabettiana di Rovereto. Un importante nucleo - 375 le opere pubblicate sei anni fa da Scudiero nella presentazione del corpus - provenienti dalla casa dell’artista, frammenti del suo lavoro quotidiano, idee che sono diventati segni, oggetti di studio e di ricerca per lavori in importanti formati.

Bonazza, nato nel 1877 ad Arco, si trasferisce ventenne a Vienna, ove frequenta i corsi di pittura di Felician von Myrbach e Franz von Matsch, quest’ultimo molto vicino a Klimt. Nel fervore della Secessione viennese (quella di Klimt, Moser e Schiele) e a contatto con la più morbida Secessione monacense e berlinese, Bonazza matura il suo personalissimo stile, ricco d’imaginerie simbolico-erotico-mitologica. Nei primi anni del Novecento, nella rinnovata "età aurea" dell’arte tedesca, all’avanguardia anche grazie all’acceso dibattito promosso da riviste come "Pan", "Jugend", "Ver Sacrum", apre un proprio studio, sempre mantenendo legami artistici con il Trentino, come testimonia la vittoria, avvenuta nel 1904, nel concorso per un manifesto della SAT.

Accanto alla produzione pittorica, a seguito di un’assidua frequentazione dell’Albertina di Vienna, Bonazza s’avvicina con passione alla tecnica incisoria, abbandonando momentaneamente la pittura; in tal senso non si può non ricordare la serie di acqueforti "Jovis Amores", stilisticamente vicina a Franz von Stuck e presentate successivamente, nel 1912, alla X Biennale di Venezia. Del 1905 è uno dei suoi più noti capolavori, "La leggenda di Orfeo", presentato tra l’altro alla Secessione di Vienna, a Berlino, Praga e Mosca.

Tornato a Trento nel 1912, fonda, assieme ad altri artisti (tra i quali Tommasi, Ratini, Zuech, Pizzini e Wenter Marini), il Circolo Artistico Trentino. Nel 1914 inizia la decorazione della propria casa, terminata solo negli anni Quaranta: un’opera d’arte ricca di numerosi affreschi ed elementi decorativi. In questo progetto ritorna l’idea dell’opera d’arte totale, cara alle Wiener Werkstätte di primo Novecento, sorta di laboratori artigianali che realizzavano oggetti d’arredamento su disegno dei più affermati artisti del tempo . Dopo un soggiorno milanese dovuto al timore di un indesiderato arruolamento, torna nel 1918 a Trento, e negli anni Venti rinnova l’amore per la pittura, eseguendo soprattutto paesaggi neodivisionisti; vedute imbevute di luce, composte per larghe pennellate, a placche, senza chiaroscuri, che abbracciano tranquilli paesaggi montani come ambientazioni lacustri. Il ritratto, attività nella quale già si cimentò negli anni viennesi, trovò anch’esso in questi anni nuovo vigore, protraendosi poi fino a tutti gli anni Cinquanta.

La figura umana è ben documentata dalla mostra roveretana, sia con eleganti raffigurazioni intere, sia con studi di particolari corporei. La ricerca di perfezione epidermica è poi testimoniata - una delle tante curiosità della mostra - dalla serie di studi anatomici eseguiti ai tempi dell’apprendistato viennese. Di Bonazza vanno infine ricordate le numerose commissioni pubbliche; su tutte, quella forse ai più nota, ovvero la decorazione alle Poste di Trento, del 1932-3.

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