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Ettore Sottsass al Mart

Mostra del designer ed architetto: vetri, gioielli, ceramiche, mobili, progetti architettonici.

La figura di Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917), designer, architetto, urbanista, pittore, fotografo (ed altro ancora) è al centro dell’importante mostra organizzata dal Mart (fino al 22 maggio) e che ben documenta i sessant’anni di carriera di questa figura centrale della cultura italiana. Entrato nelle case di molti italiani con una serie di macchine da scrivere della Olivetti, Sottsass produsse anche numerosi vetri, gioielli, ceramiche e soprattutto mobili, oltre che importanti architetture delle quali in mostra sono esposti i progetti.

Ettore Sottsass, Clesitera e Maia (1986).

La sezione dedicata al design non industriale ospita mobili, ceramiche, vetri, e gioielli. La produzione di questi ultimi, eleganti quanto formalmente asciutti, venne avviata negli anni ‘60 con le creazioni realizzate da Walter De Mario, ora conservate al Pompidou. Più recenti, ma non meno preziosi, i gioielli realizzati con Cleto Munari che formano la serie La seduzione, e che a materiali classici come l’oro e i lapislazzuli associano quel tocco di esoticità data dall’ebano, dall’avorio e dal corallo.

Non meno interessante, e decisamente più piacevole, è la copiosa serie di vasi in vetro. Cromaticamente vivaci, a tratti perfino pop, i vetri esposti coprono un trentennio a partire dal 1974, quando Sottsass disegnò una serie di vasi portafrutta, poi realizzati dalle vetrerie muranesi Vistosi. Decisamente più insoliti, per forme e colori, i vetri realizzati negli anni ‘80 con il gruppo Memphis, mentre un ulteriore ardimento formale avverrà con gli stravaganti assemblaggi di parti vitree eseguite con colla o ad incastro per importanti vetrerie come Venini e Barovier. Audaci anche le ultime produzioni, realizzate da Baccarat e da CIRVA, nelle quali è costante il dialogo tra gusto estetico e funzionalità.

Altro capitolo legato alle arti decorative di Sottsass è quello relativo alla produzione in ceramica, anch’essa ben documentata fin dalle prime produzioni, come le Ceramiche di Lava (1957), contraddistinte da un’accentuata porosità e dall’aspetto atavico, primitivo. A differenza dei vetri, giocosi e a tratti perfino glamour, le ceramiche, forse per via d’un contatto più sentito con la materia, diventano elemento d’interiorizzazione, di rimando simbolico ad una soggettività spesso accentuata. Le Ceramiche delle Tenebre (1963) ne sono un calzante esempio, ideate nella solitudine insonne del decorso ospedaliero di una grave malattia, "dedicate a Fernanda [Pivano] e a tutti quelli che hanno orrore delle tenebre, che hanno orrore della politica, della violenza, dell’ipocrisia, della mediocrità, i voltafaccia, gli arrampicatori, i fessi, i merdosi, i miserabili, i servi, i professori, la morte" (da uno scritto del 1963, pubblicato in Ettore Sottsass, Scritti, Neri Pozza, 2002).

Offerta a Shiva (1964) è invece un tocco d’oriente su tradizionali piatti toscani, mentre un esotismo più sentito e spirituale domina la successiva produzione: Ceramiche Tantriche (1969), Mehnir, Ziggurat, Stupas, Hydrants & Gas Pumps (1965-6), Ceramiche Yantra (1969)… I lavori ceramici più recenti smorzano la vorticosità del colore con il monocromo della serie Rovine (1992), senza comunque mai peccare in raffinatezza, come testimoniano i vasi del 1994 realizzati per la Manifattura Nazionale di Sèvres.

I primi mobili Sottsass li realizza negli anni Sessanta per Poltronova. Con un sentire comune anche ad altre arti, egli avvia in questo campo la sperimentazione dei nuovi prodotti della tecnica, dal fiberglass al laminato plastico decorato, sui quali agisce con cromie vivaci, vicine alla pop art. Nel decennio successivo, lavorando per l’atelier Alchimia, dà prova della sua radicalità antirazionalista, interessandosi più all’aspetto emotivo del design che alla sua fredda funzionalità. Questi principi saranno solidi anche con la fondazione, nel 1980, del gruppo Memphis, col quale elaborerà inusitate quanto ironiche sperimentazioni d’arredamento, che, oltre alle case, coinvolgerà musei e gallerie.

Buona parte della mostra è infine dedicata alla progettazione architettonica: fotografie, disegni, progetti, ma anche plastici che - visto l’artista - non hanno nulla di quel grigiore che accompagna certe mostre d’architettura. Il percorso della sezione ripercorre l’intera attività, dagli esordi a fianco del padre fino all’attualità dello "Studio Sottsass Associati". Architetture con i piedi per terra, come le Case popolari INA, ma anche che saltellano tra le nuvole, come i progetti certo memori del clima mistico-utopico degli anni di Pianeta Fresco (rivista beat curata da Sottsass e dalla Pivano nel 1967-8). E’ questo il caso dei progetti Distributore di incenso, LSD, marijuana, oppio e gas esilarante, Zattere per ascoltare musica da camera o Tempio per danze erotiche, da eseguire o da osservare, tutti del 1972. Progetti, come abbiamo detto, godibili anche da chi non mastica l’architettura, e non sorprende quindi che alcuni di essi siano stati disegnati da artisti figurativi, come il Progetto per il ristorante Snaparezz (1984-5), realizzato con inconfondibile stile fumettistico da Massimo Giacon (vedi QT n. 16 del 27.9.2003).

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