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Addio, “vecchia signora”…

L'amaro lavoro di Dürrenmatt reso al meglio all'Auditorium di Trento da Armando Pugliese e la Compagnia degli Ipocriti.

Con "La visita della vecchia signora" si conclude la Stagione di Prosa di Trento; tragedia
e commedia, unite, tirano le fila del lungo percorso iniziato ad ottobre. Si ride, infatti, nonostante la continua attesa della morte, che avvolge senza opprimere. L’umorismo ha molte sfumature, dall’ironia al sarcasmo, e si può uccidere col sorriso sulle labbra. Perciò Claire sfoggia un séguito grottesco, uomini improbabili quanto i soprannomi da lei affibbiati (Moby, Zoby, Koby, Loby…). In pochi giorni, la stampa la rincorre in due divorzi, ottavo e nono matrimonio; "i mariti sono articoli da esposizione, non oggetti da sfruttare", e tutti interpretati da Parisi, quasi a dire che uno vale l’altro.

Le scene mobili, curate da Buonincontri, mostrano che la vita, come la morte, è spettacolo. A ogni metamorfosi nulla è ciò che sembra: una tavolata pieghevole, scale e sedie componibili che, assemblate, divengono balconi, panchine… la realtà si ribalta a piacere, sull’onda dell’opportunismo truccato da morale. L’apparenza non è smascherata, persino la mozione dell’assemblea mantiene un senso ambiguo, che solo gli abitanti di Güllen sanno decifrare: "and you know sometimes words have two meanings" cantavano i Led Zeppelin. Col denaro si compra tutto, anche la giustizia. Nessuno, all’inizio, vuole davvero uccidere Ill; tutti sperano che qualcuno si sporchi permettendo alla città d’incassare l’assegno: dal macellaio al medico, dal parroco alla moglie di Ill, s’indebitano paurosamente con beni di lusso, finché l’assassinio diviene l’unico modo per saldare i conti. La vita va avanti, tra bande e sorrisi, corrotta dal denaro.

Il cast, su cui spiccano Foschi e la Danieli, rende al meglio la complessità dei personaggi, tranne la Da Brescia, apparsa talvolta senza nerbo nei panni della signora Ill. Güllen è adagiata in un tempo sospeso, involuto; pare quasi non procedere, ma alla fine chiude il cerchio (vizioso) come Ouroboros, il serpente che si morde la coda. Anche i vestiti della "vecchia signora", nero e rosso, simboleggiano i due volti ad incastro della morte: tenebra e passione. Claire s’identifica con una parca (Cloto) che porta le sue iniziali: tesse le vite altrui, le contamina col proprio inferno per poi abbandonarle. "Il tuo amore è morto molti anni fa - dice ad Alfredo - Il mio amore non ha potuto morire. Ma neanche vivere. E’ diventato qualcosa di malvagio come me stessa, come i pallidi funghi e i ciechi volti delle radici di questo bosco, soffocato dai miei miliardi d’oro. Che ti hanno afferrato coi loro tentacoli, per prendere la tua vita. Perché essa appartiene a me. In eterno. E ormai sei preso, sei perduto. Presto non rimarrà di te altro che, nel mio ricordo, un essere amato e morto, un mite fantasma in una forma spezzata".

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